martedì 15 aprile 2014

Il Grande e Santo Lunedi Il Grande e Santo Martedi il Grande e Santo Mercoledi


Il Grande e Santo Lunedi  Il Grande e Santo Martedi  il Grande e Santo Mercoledi


primo Mattutino del Ninfios Grande e Santa Settimana 2014

Ecco lo Sposo viene nel mezzo della notte. Beato il servo che Egli troverà desto; indegno, invece, colui che troverà ozioso. Bada anima mia di non lasciarti prendere dal sonno, per non essere consegnata alla morte ed esclusa dal Regno. Rientra in te stessa ed esclama: Santo, Santo, Santo sei, o Dio, per l' intercessione della Madre di Dio abbi pietà di noi.


Grande e Santo Martedi
La parabola delle vergini stolte e di quelle avvedute

Troparion - Tone 8

Behold the Bridegroom comes at midnight,
And blessed is the servant whom He shall find watching,
And again unworthy is the servant whom He shall find heedless.
Beware, therefore, O my soul, do not be weighed down with sleep,
Lest you be given up to death and lest you be shut out of the Kingdom.
But rouse yourself crying: Holy, Holy, Holy, are You, O our God!
Through the Theotokos have mercy on us!

Kontakion - Tone 2

You know that this is the last hour, O wretched soul,
And fear the cutting of the fig tree.
Work diligently therefore at the talent given to you
Keep watch and pray:
Let us not remain outside the bridal chamber of Christ.

http://tradizione.oodegr.com/tradizione_index/commentilit/martediboulgakov.htm

Fratelli, amiamo lo Sposo, prepariamo le nostre lampade – che splendono con la virtù e la retta fede – per essere pronti come Vergini sagge del Signore – e per andare con Lui alle Nozze”; “Venite, fedeli, lavoriamo con tutto il nostro cuore all’opera del Maestro – Egli dà ai servi la sua ricchezza – E moltiplichi ciascuno di noi il talento della grazia – Uno porti la saggezza facendo il bene – L’altro celebri la liturgia dello splendore – Un’altro annunzi fedelmente la parola a quello che l’ignora – Un’altro distribuisca la sua ricchezza ai poveri – Moltiplicheremo così ciò che ci fu prestato – Come tesorieri fedeli della grazia, saremo degni della gioia del Maestro”.


OMELIA DI SAN SERAFINO DI SAROV

Nella parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte (Mt. 25, 1-13) quando quest'ultime finiscono l'olio viene detto loro: "Andate a comperarlo al mercato". Tornando esse trovano la porta della camera nuziale chiusa e non possono entrare. Alcuni pensano che la mancanza d'olio delle vergini stolte simbolizzi l'insufficienza di azioni virtuose nel corso della loro vita. Tale interpretazione non è esatta. Quale mancanza d'azioni virtuose potevano avere, visto che vengono chiamate comunque vergini, anche se stolte? La verginità è una grande virtù, uno stato quasi angelico che può sostituire tutte le altre virtù. Io, miserabile, penso che mancasse loro proprio lo Spirito Santo di Dio. Praticando le virtù, queste vergini spiritualmente ignoranti, credevano che la vita cristiana consistesse in tali pratiche. Ci siamo comportate in maniera virtuosa, abbiamo fatto delle opere pie - pensavano loro - senza preoccuparsi se avessero ricevuto o no la Grazia dello Spirito Santo. Su questo genere di vita, basato unicamente sulla pratica delle virtù morali senza alcun esame minuzioso per sapere se esse ci rendono - e in quale quantità - la Grazia dello Spirito di Dio, è stato detto: "Alcune vie che paiono inizialmente buone conducono all'abisso infernale" (Pr 14,12)Parlando di queste vergini, nelle sue Epistole ai Monaci Antonio il Grande dice: "Parecchi tra i monaci e le vergini ignorano completamente la differenza che esiste tra le tre volontà che agiscono dentro l'uomo. La prima è la volontà di Dio, perfetta e salvatrice; la seconda è la nostra volontà umana, che per se stessa non e ne rovinosa né salvatrice; la terza - quella diabolica - è decisamente nefasta. È questa terza nemica volontà che obbliga l'uomo a non praticare assolutamente la virtù o a praticarla per vanità o unicamente per il "bene" e non per Cristo. La nostra seconda volontà ci incita a soddisfare i nostri istinti malvagi o, come quella del nemico, c'insegna a fare il "bene" in nome del bene, senza preoccuparsi della grazia che possiamo acquisire. Quanto alla terza volontà, quella salvatrice di Dio, essa ci insegna a fare il bene unicamente per il fine di acquisire lo Spirito Santo, tesoro eterno ed inestimabile, che non può essere uguagliato con nulla al mondo".È proprio la Grazia dello Spirito Santo simbolizzata dall'olio che mancava alle vergini stolte. Esse sono chiamate "stolte" perché non si preoccupano del frutto indispensabile della virtù cioè la Grazia dello Spirito Santo senza la quale nessuno può essere salvato perché "ogni anima è vivificata dallo Spirito Santo per essere illuminata dal sacro mistero dell'Unità Trinitaria" (Prima Antifona al Vangelo del Mattutino). Lo stesso Spirito Santo viene ad abitare nelle nostre anime e questa presenza dell'Onnipotente in noi, questa coesistenza della sua Unità Trinitaria con il nostro spirito non ci è donata che a condizione di lavorare con tutti i mezzi a nostra disposizione per ottenere lo Spirito Santo il quale prepara in noi un luogo degno per quest'incontro, secondo l'immutabile parola di Dio: "Io verrò e abiterò in essi. Sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo" (Ap 3, 20; Gv 14, 23). È questo l'olio che le vergini sagge avevano nelle loro lampade, olio in grado di bruciare per molto tempo diffondendo una luce forte e chiara per poter permettere l'attesa dello Sposo a mezzanotte ed entrare con lui nella camera nuziale dell'eterna gioia.Quanto alle vergini stolte, vedendo che le loro lampade rischiavano di spegnersi, esse si recarono al mercato ma non poterono tornare prima della chiusura della porta. Il mercato è la nostra vita. La porta della camera nuziale, chiusa per impedire di raggiungere lo Sposo, è la nostra morte umana; le vergini, sia quelle sagge che quelle stolte, sono le anime dei cristiani. L'olio non simbolizza le nostre azioni, ma la Grazia attraverso la quale lo Spirito Santo riempie il nostro essere trasformandoci da corrotti ad incorrotti. Così la Grazia trasforma la morte fisica in vita spirituale, le tenebre in luce, la schiavitù verso le passioni alle quali è incatenato il nostro corpo in tempio di Dio, cioè in camera nuziale dove incontriamo Nostro Signore, Creatore e Salvatore, Sposo delle nostre anime. Grande è la compassione che Dio ha verso la nostra disgrazia. E la nostra disgrazia non è altro che la nostra negligenza verso la sua sollecitudine. Egli dice: "Io sono alla porta e busso..." (Ap 3, 20), intendendo per "porta" la nostra vita presente non ancora conclusa con la morte.


 


Poema della monaca Cassiana
(IX sec.)

Cantato alla fine dell’Orthros (Mattutino) nel Mercoledì
della Grande e Santa Settimana

La donna caduta in molti peccati,
sente la tua divinità, o Signore,
e, assumendo l’ufficio di mirófora[2],
ti offre il myron con le lacrime
prima della tua sepoltura.

Ahimé, dice, per me è notte senza luce di luna,
furore tenebroso d’incontinenza,
amore di peccato!

Accetta i torrenti delle mie lacrime,
tu che attiri nelle nubi l’acqua del mare.
Piegati ai gemiti del mio cuore,
tu che hai piegato i cieli nel tuo ineffabile annientamento.

Bacerò i tuoi piedi immacolati,
li asciugherò con i riccioli del mio capo,
quei piedi, di cui Eva a sera percepì il suono
dei passi nel Paradiso
e per timore si nascose.

Chi investigherà la moltitudine dei miei peccati
E l’abisso dei tuoi giudizi,
o mio Salvatore, che salvi le anime?
Non disprezzare la tua serva,
tu che possiedi incommensurabile la misericordia!
 
 
Iconografia
di santa Maria Maddalena.
In mano reca un orceolo
con il Myron.

 
—  http://www.forojuanpabloii.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2795:la-domenica-delle-palme-e-il-tropario-dellinnografa-cassiani-&catid=61:general&Itemid=104

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