lunedì 8 novembre 2021

Mi faccio un regalo :PICCOLA REGOLA della PICCOLA FAMIGLIA DELL'ANNUNZIATA scritta da Don Giuseppe Dossetti nel 1955



https://ora-et-labora.net/regolapiccolafamiglia.html


Pubblico  i  punti 12  e 13


12. Il voto e la virtù della castità ci portano:

- a fare governare dall'obbedienza ogni nostro rapporto;

- a mantenere il cuore distaccato da ogni affetto, anche il più santo, dalla stessa comunità;

- ad accogliere con gioia e gratitudine un'obbedienza per terre lontane e genti straniere alla nostra cultura e mentalità;

- e a sperare di essere scelti per la solitudine totale dello spirito, come pegno benedetto di una fecondità sovrannaturale nei confronti di molte anime.

13. Il voto e la virtù della povertà ci impegnano:

- a non avere nessuna proprietà, e a rinunciare secondo le indicazioni dell'obbedienza a quelle che comunque sopravvenissero;

- a lavorare per vivere e a versare alla comunità ogni nostro provento, ricevendo da essa il vitto, il vestito, l'abitazione ed ogni oggetto d'uso;

- a consegnare totalmente l'impiego del tempo, che deve essere ritenuto non nostro, ma di Dio e della Chiesa;

- a desiderare ardentemente e a sperare, non solo per ognuno singolarmente, ma anche per la famiglia nel suo insieme e per sempre, il dono della povertà evangelica, che spoglia da ogni ricchezza materiale ed intellettuale, e accomuna ai minimi e ai poveri di Gesù.


Nota integrante della Regola per quel che riguarda i nostri quattro santi e il rapporto con i loro scritti. – (aggiunta del maggio 1983)




L 'Evangelo e il Corpo e il Sangue del Signore ci debbono portare a un desiderio sempre più forte ed efficace di povertà effettiva, personale e comunitaria, e di spogliazione e sottomissione a tutti per conformità d'amore al Crocifisso. Questo libererà il nostro cuore da ogni creatura, per poi tutte riceverle trasfigurate nella lode pura dell'Altissimo Signore, lode vissuta e comunicata a tutti gli uomini, a tutti i popoli, specialmente ai popoli non cristiani



Alcune informazioni sull'esperienza di questa comunità 

 Essere monaci nella Chiesa locale di Mario Torcivia


https://ora-et-labora.net/monachesimochiesalocale.html

mercoledì 3 novembre 2021

Dal Libro del Profeta Isaia. 44;9-20--Quelli che fabbricano immagini



https://www.larecherche.it/testo_poesia_settimanale.asp?Id=634&Tabella=Poesia_settimanale


Quelli che fabbricano immagini scolpite sono tutti vanità;

i loro idoli più cari non giovano a nulla;

i loro propri testimoni non vedono, non capiscono nulla,

perché essi siano coperti di vergogna.

Chi è che fabbrica un dio o fonde

un’immagine perché non gli serve a nulla?

Ecco, tutti quelli che vi lavorano saranno confusi,

e gli artefici stessi non sono che uomini!

Si radunino tutti, si presentino!…

Saranno spaventati e coperti di vergogna tutti insieme.

Il fabbro lima il ferro, lo mette nel fuoco,

forma l’idolo a colpi di martello,

e lo lavora con braccio vigoroso;

soffre perfino la fame, e la forza gli viene meno;

non beve acqua, e si stanca.

Il falegname stende la sua corda,

disegna l’idolo con la matita,

lo lavora con lo scalpello, lo misura col righello,

e ne fa una figura umana, una bella forma d’uomo,

perché abiti in una casa.

Si tagliano degli alberi di cedro,

si prendono degli elci, delle querce,

si fa la scelta fra gli alberi della foresta,

si piantano dei pini che la pioggia fa crescere.

Poi tutto questo serve all’uomo per far del fuoco,

ed ei ne prende per riscaldarsi,

ne accende anche il forno per cuocere il pane;

e ne fa pure un dio e l’adora;

ne scolpisce un’immagine dinanzi alla quale si prostra.

Ne brucia la metà nel fuoco, con l’altra metà allestisce la carne,

ne cuoce l’arrosto, e si sazia.

Ed anche si scalda e dice:

“Ah! mi riscaldo, godo di veder questa fiamma!”.

E con l’avanzo si fa un dio, il suo idolo,

gli si prostra davanti, l’adora, lo prega e gli dice:

“Salvami, poiché tu sei il mio dio!”.

Non sanno nulla, non capiscono nulla;

hanno impiastrato loro gli occhi

perché non vedano e il cuore perché non comprendano.

Nessuno rientra in se stesso

ed ha conoscimento e intelletto per dire:

“Ne ho bruciata la metà nel fuoco,

sui suoi carboni ho fatto cuocere il pane,

vi ho arrostito la carne che ho mangiata,

e farò col resto un’abominazione?

e mi prostrerò davanti ad un pezzo di legno?”.

Un tal uomo si pasce di cenere,

il suo cuore sedotto lo travia,

cosicché lui non può liberare l’anima sua e dire:

“Questo che tengo nella mia destra non è una menzogna?”.


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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)