martedì 5 luglio 2022

Mons. Christian Carlassare, ordinato Vescovo della diocesi di Rumbek, Sud Sudan, il 25/3/2022. *




«L’attentato dell’anno scorso mi ha fatto riflettere

sulla fragilità della mia vita stessa, come anche di ogni 

strategia e programma; e su quanto invece sia 

importante che io viva il quotidiano con coraggio e generosità.

Un quotidiano che deve essere rivolto  alle persone 

nell’ascolto e attenzione della dignità di ciascuno e nel 

desiderio di liberazione da quanto ancora oggi 

purtroppo schiavizza.

Opera che non sempre raccoglie il plauso o la 

cooperazione anche di chi dovrebbe lavorare in più 

stretto contatto.

Quanto è successo a me servirà per purificare e far spazio all’opera di Dio.

San Daniele Comboni usava dire che le opere di Dio, 

differenza di quelle umane, nascono e crescono ai piedi della croce.

E quindi mi sembra di poter intravedere la cura e la 

presenza di Dio in quanto è successo, per un maggior 

bene della missione e della Chiesa di Rumbek


*La cerimonia di ordinazione, che sarebbe dovuta avvenire lo scorso anno, è stata posticipata a causa della lunga riabilitazione dopo l’aggressione subita dal missionario comboniano, nella sua residenza, nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2021. Le prime parole di Carlassare dopo l’attentato nel 2021 sono state: "Perdono chi mi ha sparato". In quell’occasione il missionario italiano ha anche esortato alla preghiera non per lui, ma per la gente di Rumbek: “un popolo - ha detto - che soffre più di me". Padre Christian è il vescovo italiano più giovane al mondo, posto alla guida di una diocesi che fu quella anche di un altro missionario comboniano, padre Cesare Mazzolari, morto nel 2011 pochi giorni prima della dichiarazione di indipendenza del Sud Sudan. Da quel momento, la diocesi di Rumbek era rimasta sede vacante


https://www.facebook.com/photo/?fbid=412132887388954&set=basw.Abo2PYlGBBnyy9QLYYYKQeF1wE3KOenYgnXmIbQi2xDlkjrqSuIYY7muNRTkYRHtG-aFxJ_-bw0CLjBcAthk-UUhLCvH6Tv5X3-Ga8Gy09P1hg6kzdwgdBlEahhVJbbm5zXYCxARaCQ1BHzBz-oVBUJF&opaqueCursor=Abp3CwpNHJyyaa-IQ_C7ozO3q-cTHylNgd6sMV3VyTUcF04QxOEBAs0rNnEYrXf_t1nx9RHDeja0A4lQFS3YR6TlygZjjr-fNSuaWgxvs-4sETGuOq76-cuBye4Rcz_BiNnKm5nyA1hlQ42uHZ5JyS-nz_udTREcG6ZikzxFmzrN2NC0NP4RKSMXLrp0KuvlsvKVcxZvlLwC2Zfb4txCOknnXLxR2-lWM2Llaj25fRYSXRt_qOkkVPvA60g_fwmWUvu8eZfAbzcIQIAAPUg1TMIWErlbGU5vQ8QYudyaOXGz--yty_IDgJMb4dpUPwM79ZhfZEK9ybVTkRtR-rLjD5tHMDhUspGtHGvI6clIyvVtz3BPR9RHzcWz8dJpSQlUNQKidme6ciWenhCUvSbwkvNMm3ObOzDzctxQ8pBW2ycrVVNus6xp-tFWZcue2xE48S2hE_k5_Or1aoj4UCp54qUvvY0UOxFMCJ6RBCd0euthhI-bD1yqTkK8jE8d-pPAq3Rrt0kLdfEfFPpfCfNWroLsyJn8ZAbnpgCYZH0GOwA_YeOKqrWbG8sfmLDj5bgwFkuwPFc6QU0ZDfNIPJHYlMFKKXNEnYTNE0v3_apSGBKlaMcKJWCzdBP10qgK4_5xTwRQ_a3Hl-BeRqomk-VQCF8swtANV-WJ5wGP-ZkfKkGxT8Om-c5jJYAYipgB1n3E301Qb1jRYYIfbhV8m1Ay-K5qN9OkodzuscCbgeFtuFm7G0Laz2VQhp-JpzLkC52PQ1c



https://www.difesapopolo.it/Diocesi/Padre-Christian-torna-finalmente-a-Rumbek.-Il-25-marzo-sara-consacrato-vescovo


L’Africa e l’unità dello stemma e nel motto scelti


Lo stemma episcopale scelto da padre Carlassare ha la forma dello scudo africano, ma al posto delle tradizionali lance ci sono un pastorale e un bastone del pellegrino. L’acqua del battesimo e il pane eucaristico, oltre alla vita della Chiesa simboleggiano la missione che inizia ai piedi della croce. Il motto deriva da Galati 3,28: «Tutti voi siete uno in Cristo Gesù».

Il processo
Mentre si diffonde la notizia dell’ingresso di padre Carlassare a Rumbek, il processo partito in seguito all’attentato dello scorso aprile sta arrivando alla conclusione anche grazie alla presa di posizione del Governo sudsudanese contro l’atto di violenza efferata. Delle sei persone detenute, due sono state rilasciate all’inizio del mese per mancanza di prove, dei quattro che ora attendono la sentenza due hanno confessato la loro colpevolezza e hanno indicato in un presbitero della Diocesi di Rumbek – che si professa innocente dal carcere – il mandante dell’attentato.

Padre Ezechiele Ramin, missionario comboniano, ucciso dai latifondisti, nell'Amazzonia brasiliana, il 24 luglio 1985, per il suo impegno a difesa degli Indios Suruì e dei contadini dello Stato di Rondonia (Brasile))



Padre Ezechiele Ramin, missionario comboniano, ucciso dai latifondisti, nell'Amazzonia brasiliana, il 24 luglio 1985, per il suo impegno a difesa degli Indios Suruì e dei contadini dello Stato di Rondonia (Brasile))

«Attorno a me la gente muore,
i latifondisti aumentano,
i poveri sono umiliati,
la polizia uccide i contadini,
tutte le riserve degli Indios sono invase.

Con l'inverno vado creando primavera.
I miei occhi con fatica
leggono la storia di Dio quaggiù.
La croce è la solidarietà di Dio
che assume il cammino e il dolore umano,
non per renderlo eterno,
ma per sopprimerlo.
La maniera con cui vuole sopprimerlo
non è attraverso la forza né col dominio,
ma per la via dell'amore.
Cristo predicò e visse questa nuova dimensione.
La paura della morte non lo fece desistere dal suo progetto di amore.
L'amore è più forte della morte»