lunedì 29 gennaio 2024

San Kevin a Glendalough e il merlo





Dublino,  a sud  Glendalough. In questa valle, circondata dalle splendide montagne di Wicklow, San Kevin si ritirò per vivere una vita eremitica nel VI secolo. Le sue rovine monastiche sono ancora ben conservate, con una torre rotonda, una cattedrale, la casa del prete e la chiesa di Kevin. Ci sono diversi fatti e detti  raccontati  su San Kevin che ne segnano la testimonianza.

Un giorno in ritiro nella sua capanna  allunga entrambe le braccia fuori dalle finestre su entrambi i lati per pregare. Mentre prega, un merlo gli si posa in mano e comincia a costruire il nido. Kevin rimane perfettamente immobile. Alla fine l'uccello depone le uova, queste si schiudono e prendono il volo.



domenica 21 gennaio 2024

Abba Iperechio-Abba Teodoro,


Meglio mangiare carne e bere vino piuttosto che divorare i propri fratelli con la maldicenza

Abba Iperechio


 Un giovane andò a vivere con  Abba Teodoro, per essergli utile e imparare qualcosa. Ma quello non gli diceva mai niente e non si faceva aiutare: abba Tedodoro , fai tutto tu, non mi dai niente da fare, perché? Ancora niente, sempre niente. Allora il giovane chiede agli anziani: sono andato da abba Teodoto , ma è come se non mi vedesse nemmeno… Gli anziani vanno da Teodoro a chiedere spiegazioni e lui risponde così: «Sono forse il superiore di un cenobio, da dargli ordini? Finora non gli ho detto nulla, ma, se vuole, può fare anche lui ciò che vede fare da me»


https://monachesimoduepuntozero.com/2023/06/04/tre-brevissime-lezioni-e-mezza/

venerdì 12 gennaio 2024

Padri del deserto 12 Gennaio 2024. e Cristina Campo




Fu chiesta a un anziano la via per visitare l’abate Antonio. «Nella caverna di un leone vive una volpe», egli rispose.

Detti dei Padri del deserto

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I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo – Christianoùs me éinai, i cristiani non siano –, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe.

Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelar nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». («Si diceva degli Scetioti che se taluno sorprendeva la loro pratica, vale a dire arrivava a conoscerla, essi non la tenevano più per una virtù ma per un peccato»).

I detti e i fatti dei Padri – lógoi kaì érga, verba et dicta – furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.


sta in


domenica 7 gennaio 2024

Detti dei Padri del deserto, serie alfabetica, Matoes, 13 (inizio della nuova rubrica Apoftegma)

 


Sfere, non cubi 


Un fratello chiese al padre Matoes: «Che devo fare? La mia lingua mi è causa di afflizione: quando giungo in mezzo agli altri, non riesco a trattenerla, ma in ogni loro buona azione trovo da giudicarli e accusarli. Che devo dunque fare?». L’anziano gli rispose: «Fuggi nella solitudine. È debolezza infatti. Chi vive con dei fratelli , non deve essere un cubo, ma una sfera, per poter rotolare verso tutti». E disse: «Non per virtù vivo in solitudine, ma per debolezza; sono forti infatti quelli che vivono in mezzo agli uomini».


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