martedì 18 aprile 2017

San Paolino di Nola -Lettera ad Alipio Vescovo di Tagaste- E proprio per questo abbiamo bisogno delle tue preghiere.

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Lett. 3 ad Alipio, 1. 5. 6, in CSEL 29, 13-14. 17-18

Per mezzo dello Spirito Santo Dio infonde il suo amore in tutti i suoi servi.
Questa é la vera carità, questo é l'amore perfetto che tu, signor mio, veramente buono, gentile e carissimo, hai dimostrato di avere verso la nostra pochezza. Per mezzo del nostro Giuliano, che tornava da Cartagine, abbiamo ricevuto la tua lettera. Essa ci porta tanta luce della tua santità, da poter dire che noi, più che conoscere, riconosciamo la tua carità. Senza dubbio tale carità deriva da colui che dall'origine del mondo ci ha predestinati a sé. In lui eravamo ancor prima di nascere; perché é lui che ci ha creati e non noi da noi stessi (cfr. Sal 99, 3). E' lui che ha fatto anche quelle cose che devono ancora compiersi nel futuro.
Dalla sua prescienza e dalla sua opera siamo stati formati ad avere una sola volontà e identica fede, o meglio ad avere fede nell'Unità. Siamo stati cementati dalla carità, perché, mediante la rivelazione dello Spirito, ci conoscessimo a vicenda ancor prima di vederci. Rallegriamoci quindi e consoliamoci nel Signore che, pur restando sempre uguale a se stesso, diffonde in ogni luogo il suo amore nei suoi fedeli, per opera dello Spirito Santo. Egli lo ha riservato abbondantemente su tutte le creature, allietando così con il suo impulso vivificante la città di Dio. Tra i cittadini di questa città egli ha voluto ben a ragione collocare te tanto in alto da farti sedere «tra i principi del suo popolo» (Sal 112, 8) sulla cattedra degli apostoli. Così nella tua stessa sorte ha voluto aggregare anche noi, sollevandoci da terra e rialzandoci dalla nostra povertà.
Ma più ancora ci rallegriamo perché il Signore ci ha fatti entrare così intimamente nel tuo cuore, dà farci godere di un tuo singolarissimo affetto. Ciò non può rimanere senza contraccambio adeguato e perciò ti assicuriamo di amarti sinceramente. Ed ora permettetici che ti presentiamo un nostro desiderio. Sappi dunque che questo peccatore non é uscito fuori dalle tenebre e dall'ombra di morte, non ha respinto l'aura vitale e non ha posto mano all'aratro e preso sulle sue spalle la croce di Cristo se non per condurre a termine la sua missione. E proprio per questo abbiamo bisogno delle tue preghiere. Ai tuoi meriti aggiungi anche questo, di alleggerire, con le tue preghiere, i nostri pesi. Il santo che aiuta chi é nella fatica, non oso dire il fratello, sarà esaltato come una grande città.
Abbiamo mandato alla tua santità un pane come simbolo della nostra unità, ma anche dell'unica totale Trinità. Dègnati di mangiarlo in modo che questo pane diventi un'eulogia, cioé un pane benedetto.


Vita di San Paolino di Nola

sta in
 http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Santo_del_mese/06-Giugno/San_Paolino_da_Nola.html

martedì 11 aprile 2017

L'unzione di Betania San Cromazio di Aquileia. « Tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento



 



Questa icona di San Cromazio d'Aquileia è il dono del Patriarca Bartolomeo per la Basilica di Aquileia, in ricordo dell'aiuto dato da Cromazio al predecessore del Patriarca sulla sede di Costantinopoli, San Giovanni Crisostomo
 
 

San Cromazio di Aquileia. 


« Tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento »


Dopo aver unto i piedi del Signore, la donna non li ha asciugati con un panno, ma con i suoi capelli, per onorare meglio il Signore... Come uno, assetato, beve l’acqua di un fonte zampillante, questa santa donna ha bevuto alla fonte della santità una grazia deliziosa, per placare la sete della sua fede.

Nel senso allegorico o mistico però, questa donna prefigurava la Chiesa, che ha offerto a Cristo la devozione piena e totale della sua fede... Una libbra contiene dodici once. È questa dunque la misura dell’unguento posseduto dalla Chiesa, che ha ricevuto, come un unguento prezioso, l’insegnamento dei dodici apostoli. Cos’è più prezioso infatti dell’insegnamento degli apostoli che contiene la fede in Cristo e la gloria del Regno dei cieli? Per di più, viene detto che tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento, perché il mondo intero è stato riempito dell’insegnamento degli apostoli: “Per tutta la terra”, come sta scritto, “si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro voce” (Sal 18,8).

Leggiamo nel Cantico dei Cantici questa parola che Salomone fa dire alla Chiesa: “Profumo olezzante è il tuo amore” (1,3). Non senza ragione il nome del Signore è chiamato “profumo olezzante”. Un unguento, lo sapete, finché è conservato in un vaso, custodisce in sé la fortezza del suo profumo; ma appena viene versato o vuotato, allora diffonde il suo profumo odoroso. Allo stesso modo, il nostro Signore e Salvatore mentre regnava in cielo con il Padre, era ignoto al mondo, sconosciuto quaggiù. Ma quando, per la nostra salvezza, si è degnato di abbassarsi, scendendo dal cielo per assumere un corpo umano, allora ha sparso nel mondo la dolcezza e il profumo del suo nome.
 
 Discorsi 11 ; SC 154, 215

 
 
 



sabato 8 aprile 2017

Domenica delle Palme-Benedizione dei Rami e delle Palme




Alla Celebrazione del Mattutino

Lettura del Vangelo del Mattutino

Matteo 21:1-11

Ingresso di Gesù in Gerusalemme
=(Mr 11:1-11; Lu 19:28-44; Gv 12:12-19) Is 12:6; cfr. Za 9:9
1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un'asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà».
4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta:
5 «Dite alla figlia di Sion:
"Ecco il tuo re viene a te,
mansueto e montato sopra un'asina,
e un asinello, puledro d'asina
"».
6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 7 condussero l'asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere. 8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!»
10 Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» 11 E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea».

Matteo 21:14-17

14 Allora vennero a lui, nel tempio, dei ciechi e degli zoppi, ed egli li guarì.
15 Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedute le meraviglie che aveva fatte e i bambini che gridavano nel tempio: «Osanna al Figlio di Davide!», ne furono indignati 16 e gli dissero: «Odi tu quello che dicono costoro?» Gesù disse loro: «Sì. Non avete mai letto: "Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode"?»
17 E, lasciatili, se ne andò fuori della città, a Betania, dove passò la notte.
Salmo 50.   

Abbi misericordia di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia e secondo la moltitudine delle tue indulgenze cancella il mio delitto.
Lavami del tutto dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato. Perché io conosco la mia iniquità e il mio peccato davanti a me è sempre. Contro te solo ho peccato e il male davanti a te ho fatto, così che tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e vinca quando sei giudicato. Ecco che nelle iniquità sono stato concepito e nei peccati mi ha concepito mia madre. Ecco, la verità hai amato, le cose occulte e i segreti della tua sapienza mi hai manifestato. Mi aspergerai con issopo e sarò purificato, mi laverai e sarò fatto più bianco della neve. Mi farai udire esultanza e gioia, esulteranno le ossa umiliate. Distogli il tuo volto dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquità. Un cuore puro crea in me, o Dio, e uno spirito retto rinnova nelle mie viscere. Non rigettarmi dal tuo volto, e il tuo spirito santo non rimuovere da me. Rendimi l'esultanza della tua salvezza e confermami con lo spirito sovrano. Insegnerò agli iniqui le tue vie e gli empi a te ritorneranno. Liberami dal sangue versato, o Dio, Dio della mia salvezza, e la mia lingua celebrerà con esultanza la tua giustizia. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca annuncerà la tua lode. Certo, se tu avessi voluto un sacrificio lo avrei dato: di olocausti non ti compiacerai. Sacrificio a Dio è uno spirito contrito: un cuore contrito e umiliato Dio non lo disprezzerà. Benefica, Signore, nel tuo compiacimento Sion e siano riedificate le mura di Gerusalemme. Allora ti compiacerai del sacrificio di giustizia, dell'oblazione e di olocausti; allora offriranno vitelli sul tuo altare


Durante il salmo 50, “il sacerdote prende l’incensiere e incensa in forma di croce” le palme preparate prima.  Il diacono:  “Preghiamo il Signore”.  Coro:  “Kyrie Eleison ”.  Il sacerdote legge la preghiera per la benedizione delle palme:   

“Signore Dio nostro, che siedi sui cherubini, che hai stabilito la potenza del tuo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, perché salvasse il mondo con la Croce, la sepoltura e la sua risurrezione, che ora, venuto a Gerusalemme per la sua volontaria passione, la gente che era assisa nell’oscurità e nell’ombra della morte incontrò, prendendo simboli della risurrezione, rami di alberi e palme per significare la risurrezione;  tu stesso, Sovrano, conserva anche noi che, in imitazione di costoro, in questo giorno di prefesta portiamo palme e rami di alberi nelle mani, e custodiscici, affinché, come quei popoli e fanciulli ti offrirono il canto di ‘Osanna’, anche noi parimente possiamo, in canti e inni spirituali, giungere alla risurrezione vivificante al terzo giorno , nell’istesso Cristo Gesù nostro Signore, con il quale sei benedetto, con il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.  Amin.”   

Dopo la preghiera, il sacerdote asperge le palme con l’acqua santa, pronunciando le parole:  

 “Queste palme sono benedette con l’aspersione di quest’acqua benedetta, nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito.  Amen” (tre volte).  

Poi, all’unzione del mattutino, le distribuisce al popolo. 

venerdì 7 aprile 2017

Preghiera per la vita matrimoniale



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uesta preghiera si recita in spirito di pietà per mantenere vivo e sano il matrimonio. La preghiera che segue è stata tradotta da Carte de Rugaciuni, libretto devozionale voluto dal patriarca Nicodim di Romania (+1948) e patrocinato dal Re Michele di Romania, stampato nel 1941.

http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2017/04/preghiera-per-la-vita-matrimoniale.html


Sacerdote: Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Lettore: Amen.
Gloria a te, Dio nostro, gloria a te.
Re celeste, Consolatore, / Spirito della verità, / che sei ovunque presente e tutto ricolmi, / scrigno dei beni e dispensatore di vita, / vieni, e dimora in noi, / e purificaci da ogni macchia, / e salva, o Buono, le nostre anime.
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale: abbi misericordia di noi. (3)
Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito, e ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Tuttasanta Trinità, abbi misericordia di noi; Signore, cancella i nostri peccati; Sovrano, perdona le nostre iniquità; Santo, visita e guarisci le nostre infermità a causa del tuo nome.
Kyrie elèison. (3)
Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito, e ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Padre nostro, che sei nei cieli, / sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, / sia fatta la tua volontà, come in cielo, così sulla terra; / dacci oggi il nostro pane quotidiano; / e rimetti a noi i nostri debiti / come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori; / e non indurci in tentazione, / ma liberaci dal maligno.
Sacerdote: Poiché tuo è il regno, e la potenza, e la gloria: del Padre, e del Figlio, e del santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Lettore: Amen. Kyrie elèison. (12)
Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito, e ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Venite, adoriamo il re, nostro Dio, e prosterniamoci a lui.
Venite, adoriamo Cristo, il re e nostro Dio, e prosterniamoci a lui.
Venite, adoriamo Cristo stesso, il re e nostro Dio, e prosterniamoci a lui.
Preghiera degli sposi uno per l'altra 

Signore Gesù Cristo, Dio nostro, Tu che ci hai insegnato a pregare e portare i pesi gli uni per gli altri, così da compiere i tuoi comandamenti ed essere degni della tua misericordia. Per questo oso pregare Te, Signore, affinché allontani ogni malvagità e ogni occasione di danno, visibile e invisibile, dal mio sposo (oppure: dalla mia sposa) col quale mi hai concesso di vivere tutti i giorni della mia vita. Riempi il mio coniuge di salute, doni spirituali, sapienza, salvalo da ogni tentazione, fortificalo nella retta fede e nell'amore, così da poter vivere sempre circondati dalla tua grazia e in pace, perché tua è la potenza, il regno e la gloria, nei secoli dei secoli. Amen. 



domenica 2 aprile 2017

San Doroteo di Gaza "il rancore"


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Evagrio ha detto: "È cosa estranea ai monaci adirarsi, come pure rattristare qualcuno"; e ancora: "Se uno ha vinto l`ira, costui ha vinto i demoni; se invece è sconfitto da questa passione, del tutto estraneo alla vita monastica", con quel che segue. Che dobbiamo dunque dire di noi stessi, che non ci fermiamo neppure alla collera e all`ira, ma che talvolta ci spingiamo fino al rancore? Che altro, se non piangere questa nostra miserabile e disumana condizione? Vegliamo dunque, fratelli, e veniamo in aiuto a noi stessi, dopo Dio, per esser liberati dall`amarezza di questa rovinosa passione. Talora uno fa una "metania" al proprio fratello perché tra i due, evidentemente, c`è stato turbamento o attrito, ma anche dopo la "metania" rimane rattristato e con pensieri contro di lui. No, egli non deve considerarli di poca importanza, ma deve tagliarli via al più presto. Si tratta di rancore, e c`è bisogno di molta vigilanza, come ho detto, di penitenza, di lotta per non soffermarsi a lungo in questi pensieri e per non correre pericolo. Infatti, facendo la "metania" per adempiere al precetto, si è, sì, posto rimedio all`ira sul momento, ma non si è ancora lottato contro il rancore; e per questo si è rimasti con risentimento contro il fratello, perché altra cosa è il rancore, altra l`ira, altra la collera e altra il turbamento.
Vi dico un esempio, perché capiate meglio. Chi accende un fuoco dapprima ha solo un carboncino, che è la parola del fratello che lo ha rattristato; ecco, è appena un carboncino: che è mai la parola del tuo fratello? Se la sopporti, spegni il carbone. Se invece continui a pensare: «Perché me l`ha detto? Posso ben rispondergli! Se non avesse voluto affliggermi, non l`avrebbe detto. Vedrai! Anch`io posso affliggerlo», ecco, hai messo un po` di legnetti o simile materiale, come chi accende il fuoco, e hai fatto fumo, che è il turbamento. Il turbamento è questo sommovimento e scontro di pensieri, che risveglia e rende aggressivo il cuore. Aggressività è l`impulso a rendere il contraccambio a chi ci ha rattristato, che diventa anche audacia, come ha detto l`"abbas" Marco: "La cattiveria intrattenuta nei pensieri rende aggressivo il cuore, mentre allontanata con la preghiera e la speranza lo rende contrito". Se infatti avessi sopportato la piccola parola del tuo fratello, avresti potuto spegnere, come ho detto, anche quel piccolo carboncino, prima che nascesse il turbamento. Ma anche questo, se lo vuoi, puoi spegnerlo facilmente, appena inizia, col silenzio, con la preghiera, con una "metania" fatta di tutto cuore; se invece continui a far fumo irritando ed eccitando il tuo cuore a forza di pensare: «Perché me lo ha detto? Posso ben rispondergli!», per lo scontro stesso, diciamo così e la collisione dei pensieri il cuore si logora e si surriscalda, e allora divampa la collera. La collera è un ribollimento del sangue che si trova intorno al cuore, come dice san Basilio. Ecco, è nata la collera: è quella che chiamiamo irascibilità. Ma se lo vuoi puoi spegnere anch`essa, prima che diventi ira; ma se continui a turbare e a turbarti, ti vieni a trovare come chi ha messo legna al fuoco, e il fuoco divampa sempre più, e così poi viene la brace, che è l`ira.
Questo è quanto diceva l`"abbas" Zosima, quando gli fu chiesto che cosa vuol dire la sentenza che dice: "Dove non c`è collera, si acquieta la battaglia. All`inizio del turbamento, quando comincia, come abbiamo detto, a far fumo e a mandare qualche scintilla, se subito uno rimprovera se stesso e fa una "metania" prima che si accenda e diventi collera, se ne rimane in pace. Ma dopo che è venuta la collera, se non se ne sta tranquillo, ma continua a turbarsi e ad irritarsi, si viene a trovare, come abbiamo detto, come uno che dà legna al fuoco, e continua a bruciare finché non produce grossa brace. Come dunque i tizzoni di brace diventano carboni e si mettono via e durano per anni interi senza guastarsi e marcire, nemmeno se vi si butta sopra acqua, così anche l`ira, se dura nel tempo, diventa rancore e poi, se non si versa sangue, non si riesce ad allontanarsene. Ecco, vi ho detto la differenza, attenti bene; avete sentito che cos`è il primo turbamento, che cos`è la collera, l`ira, il rancore. Vedete come da una sola parola si arriva ad un male così grande? Se fin da principio si fosse rivolto il rimprovero su sé stessi, se non si fosse voluto giustificarsi e in cambio di una parola sola dirne due o cinque e restituire male per male, si sarebbe potuto sfuggire a tutti questi mali. Per questo vi dico sempre: quando le passioni sono giovani, tagliatele via prima che s`irrobustiscano a vostro discapito e dobbiate poi penare. Una cosa infatti è strappar via una piccola pianta e un`altra sradicare un grande albero.
            Doroteo di Gaza, Instruct. 8, 89-91

mercoledì 29 marzo 2017

Se dopo il battesimo il tentatore, persecutore della luce, ti avrà assalito, e certo ti assalirà ...tu sai come vincerlo: non temere la lotta..


https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/53/Sv_Gr_Bogoslov_Simonopetra_kr18v.jpg/225px-Sv_Gr_Bogoslov_Simonopetra_kr18v.jpg
Gregorio Nazianzeno
Discorsi 40,10
Se dopo il battesimo il tentatore, persecutore della luce, ti avrà assalito, e certo ti assalirà – infatti tentò anche il Verbo mio Dio nascosto nella carne, ossia la stessa luce velata dall’umanità – tu sai come vincerlo: non temere la lotta. Opponigli l’acqua, opponigli lo Spirito nel quale saranno distrutti tutti i dardi infuocati di quel maligno.
Se ti farà presente la tua povertà – non dubitò infatti di farlo anche con Cristo, facendogli notare la sua fame perché trasformasse in pane le pietre – ricorda le sue risposte (cfr. Mt 4,4). Insegnagli quel che non sa; opponigli quella parola di vita che è pane disceso dal cielo e dà la vita al mondo. Se t’insidia con la vanagloria – come fece con lui quando lo portò sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Gettati giù» per mostrare la tua divinità (Mt 4,6) – non lasciarti trasportare dalla superbia. Se ti vincerà in questo, non si fermerà qui. È insaziabile, tutto brama; adesca anche con l’aspetto della bontà e travolge il bene in male: questo è il suo modo di combattere.
Quel ladro è un esperto conoscitore anche della Scrittura. Qui quel «sta scritto» riguarda il pane; là riguarda gli angeli. Infatti sta scritto: «Ai suoi angeli darà ordine per te, essi ti sosterranno con le mani» (Lc 4,10.11). O sofista del vizio! Perché passi sotto silenzio quel che segue? Lo comprendo esattamente, anche se tu l’hai taciuto, perché diceva: camminerò su di te, aspide e basilisco, calpesterò serpenti e scorpioni; protetto e fortificato, ben inteso, dalla Trinità.
Se ti assalirà con l’avarizia, facendo balenare in un attimo ai tuoi occhi tutti i regni come se gli appartenessero ed esigendo la tua adorazione, disprezzalo come un miserabile. Difeso dal segno della croce, digli: Anch’io sono immagine di Dio; non sono stato ancora scacciato come te, per la superbia, dalla gloria celeste; sono rivestito di Cristo; col battesimo Cristo è diventato mia eredità: sei tu che mi devi adorare.
Credimi, vinto e svergognato da queste parole, si ritirerà da tutti quelli che sono illuminati, come si è allontanato dal Cristo, principio della luce.
Il battesimo conferisce questi benefici a chi ne riconosce la forza. Offre tali sontuosi banchetti a coloro che soffrono una fame degna di lode.

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sabato 18 marzo 2017

Sermone 43 SULLA CROCE DEL SIGNORE San Cromazio arcivescovo di Aquileia


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Sermone 43
SULLA CROCE DEL SIGNORE

San Cromazio arcivescovo di Aquileia

 
Quando i re di questo mondo ottenevano una vittoria, dopo aver sconfitto i nemici, erigevano un trofeo simile alla croce del Signore, al quale rimanessero appese le spoglie catturate ai nemici, a memoria perenne. Anche se già allora in ogni combattimento l’immagine della croce era una dimostrazione della vittoria, tuttavia la vittoria della croce è assai diversa. Vediamo pure come nella vittoria di quei re c’era l’uccisione dei nemici, la schiavitù degli sventurati; invece in questa vittoria della croce del Signore c’è la salvezza di tutte le genti, la liberazione dei peccatori, la speranza della risurrezione, l’aiuto della vita eterna.
Che cosa è più meraviglioso: sconfiggere i popoli barbari durante una battaglia corporale, oppure abbattere le legioni degli spiriti maligni? Grande è la vittoria di questa croce del Signore; per mezzo di essa sono stati accordati al mondo tanti beni, cioè la conoscenza di Dio, la manifestazione del nome di Cristo, il culto della vera religione, la distruzione della falsa superstizione, il trionfo sul diavolo, la vittoria sul peccato, la salvezza della vita sulla condanna a morte...
Perciò non a caso la croce di Cristo è definita albero di vita, perché per mezzo della croce di Cristo viene donata la vita ai credenti. Essa è l’albero della vita del quale parla Giovanni nell’Apocalisse, a proposito della Chiesa di Cristo e del battesimo di salvezza: «Da una parte e dall’altra del fiume si trova l’albero della vita che dà dodici frutti per ogni mese, e le foglie dell’albero per la guarigione delle nazioni» (Ap 22, 2). Questo albero della vita è piantato lungo le rive del fiume, perché dove c’è la croce di Cristo c’è anche l’acqua della grazia di salvezza; lì ci sono i dodici frutti dei dodici mesi, cioè della predicazione apostolica: essi abbelliscono con una grazia particolare un anno particolare di Dio, il frutto della sua fede. Un tempo, nel paradiso, Adamo desiderò gustare di quest’albero della vita, però gli era stato proibito di toccarlo. Infatti, l’uomo divenuto peccatore non poteva toccare il frutto della vita, prima di soddisfare il reato del peccato con una pena di morte. Perciò nell’Apocalisse leggiamo che è stato scritto: «Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che è nel paradiso del mio Dio» (Ap 2, 7). Dice: «al vincitore», non al vinto; al giusto, non al peccatore, perché quel frutto è dei giusti, e viene dato come trofeo ai vincitori. Per questo motivo Cristo è vittorioso, perché anche noi potessimo essere vittoriosi... È nota quale sia questa vittoria della croce di Cristo. Dunque, in onore di questa croce del Signore celebriamo la veglia della presente notte, affinché si degni di concedere anche a noi, nella sua passione, la gloria della risurrezione e la perpetuità della vita eterna, Colui che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Traduzione tratta da: CROMAZIO DI AQUILEIA, Sermoni liturgici, Roma, 1982, 254-256.


http://www.oodegr.com/tradizione/tradizione_index/insegnamenti/crocecromazio.htm