giovedì 8 febbraio 2018

Preghiera per il popolo (Serapione, Eucologio, 5



Noi confessiamo te, o Dio che ami gli uomini,
e ti presentiamo la nostra debolezza,
pregandoti di esser tu la nostra forza.

Perdonando i peccati passati, rimettici le colpe di un tempo,
fa’ di noi degli uomini nuovi.

Rendici tuoi servi, puri e senza macchia.
Ci consacriamo a te: ricevici, o Dio di verità,
ricevi il tuo popolo e cancella ogni sua colpa;
fallo vivere nella rettitudine e nell’innocenza.

Tutti siano in grado di essere annoverati tra gli angeli,
e tutti siano eletti e santi.

Ti preghiamo per quelli che hanno la fede
e hanno riconosciuto il Signore Gesù Cristo;
che essi siano confermati nella fede,
nella conoscenza e nella dottrina.

Ti preghiamo per questo popolo; verso tutti sii clemente,
manifestati e mostra la tua luce;
tutti riconoscano te, Padre increato,
e il tuo Figlio unico, Gesù Cristo.

Ti preghiamo per tutte le autorità; il loro governo sia pacifico
per la tranquillità della Chiesa cattolica.
Ti preghiamo, Dio delle misericordie,
per i liberi e per gli schiavi,per gli uomini e per le donne,
i vecchi ed i fanciulli, i poveri ed i ricchi;
mostra a tutti la tua benevolenza, su tutti stendi la tua bontà;
di tutti abbi pietà e dirigi la loro strada verso di te.

Ti preghiamo per quelli che soffrono,
per i prigionieri e i bisognosi; fortificali tutti;
liberali dalle catene, dalla miseria; confortali tutti,
tu che sei il sollievo e la consolazione.

Ti preghiamo per gli ammalati; concedi loro la salute,
la guarigione dai loro mali; concedi
loro una salute perfetta del corpo e dell’anima.
Tu sei il Salvatore ed il Benefattore;
tu sei il Signore e il Re di tutti.

Ti abbiamo rivolto la nostra preghiera per tutti,
per mezzo del tuo Unico, Gesù Cristo;
per lui ti siano rese gloria e potenza nello Spirito Santo,
ora ed in tutti i secoli dei secoli.
Amen.
 São Serapião.jpg



Serapióne di Thmuis, santo. - Vescovo di Thmuis nel Basso Egitto (sec. 4º). Antiariano e amico di s. Antonio abate e di Atanasio (che gli indirizzò cinque lettere) si ritirò nel deserto e divenne abate di una comunità di monaci. Restano di lui lettere, un trattato contro i manichei e un eucologio, importante per la storia della liturgia. Festa, nel Martirologio geronimiano, il 21 marzo.
e nel sinassario costantinopolitano al 7 Marzo


Vescovo, santo (sec. IV). Nonostante che sia sempre stato molto celebrato nella storia della Chiesa come uomo di grande cultura e di profonda spiritualità, le notizie che possediamo di S. sono scarne e frammentarie, in quanto provengono indirettamente da altre fonti. Di lui non conosciamo i riferimenti cronologici e quelli relativi all'origine, come anche il luogo di morte. Sappiamo che visse ritirato nel deserto per alcuni anni, conducendo vita eremitica e divenendo uno dei più illustri discepoli di Antonio il Grande, prima di essere eletto vescovo di Thmuis (presumibilmente tra il 34056). Fu zelante difensore della fede di Nicea, accanto ad Atanasio, con il quale intrattenne una lunga relazione epistolare, che costituisce l'unica fonte documentale certa per risalire alla sua attività. Da ultimo sappiamo che dall'imperatore Costanzo II fu mandato in esilio. Degli scritti a lui attribuiti è stata ritrovata tardivamente un'opera polemica contro i manichei e un Eucologio, una raccolta che fornisce in forma di preghiera indicazioni sui particolari della vita liturgica nell'Egitto del secolo IV. Oltre che nei sinassari bizantini, seppure con alcune varianti, è commemorato in diversi martirologi occidentali, che ne tessono ampiamente gli elogi.

lunedì 5 febbraio 2018

PASSIONE DELLA BEATISSIMA VERGINE E MARTIRE AGATA







PASSIONE DELLA BEATISSIMA VERGINE E MARTIRE AGATA

sta in

 http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=4422:05-02-passione-della-beatissima-vergine-e-martire-agata&catid=196:febbraio&lang=it

ed anche in
http://www.oodegr.com/tradizione/tradizione_index/vitesanti/martireagata.htm

Si trascrive l'incipit

 

1. Narriamo la storia della passione della beatissima vergine e martire Agata, che soffrì nella provincia di Sicilia, nella città di Catania, il giorno delle none di Febbraio, al tempo di Decio imperatore, quando egli fu Console per la terza volta

Si trascrive la conclusione

".....
affinché il Signore Nostro Gesù Cristo comprovasse che dal pericolo della morte e dal fuoco li aveva liberati per i meriti e le preghiere di S. Agata: a Lui perciò onore e gloria e potestà nei secoli dei secoli. Amen.

 

domenica 4 febbraio 2018

Donata a noi da Dio, sorgente stessa della bontà Dal «Discorso su sant’Agata» di san Metodio Siculo di Siracusa , vescovo e patriarca di Costantinopoli (Anal. Boll. 68, 76-78)

 
 
La commemorazione annuale di sant’Agata ci ha qui radunati perché rendessimo onore a una martire, che è sì antica, ma anche di oggi. Sembra infatti che anche oggi vinca il suo combattimento perché tutti i giorni viene come coronata e decorata di manifestazioni della grazia divina.

Sant’Agata è nata dal Verbo del Dio immortale e dall’unico suo Figlio, morto come uomo per noi. Dice infatti san Giovanni: «A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 12).

Agata, la nostra santa, che ci ha invitati al religioso banchetto, è la sposa di Cristo. È la vergine che ha imporporato le sue labbra del sangue dell’Agnello e ha nutrito il suo spirito con la meditazione sulla morte del suo amante divino.

La stola della santa porta i colori del sangue di Cristo, ma anche quelli della verginità. Quella di sant’Agata, così, diviene una testimonianza di una eloquenza inesauribile per tutte le generazioni seguenti.

Sant’Agata è veramente buona, perché essendo di Dio, si trova dalla parte del suo Sposo per renderci partecipi di quel bene, di cui il suo nome porta il valore e il significato: Agata (cioè buona) a noi data in dono dalla stessa sorgente della bontà, Dio.

Infatti cos’è più benefico del sommo bene?
E chi potrebbe trovare qualcosa degno di esser maggiormente celebrato con lodi del bene?
Ora Agata significa «Buona».
La sua bontà corrisponde così bene al nome e alla realtà.
Agata, che per le sue magnifiche gesta porta un glorioso nome e nello stesso nome ci fa vedere le gloriose gesta da lei compiute.
Agata, ci attrae persino con il proprio nome, perché tutti volentieri le vadano incontro ed è di insegnamento con il suo esempio, perché tutti, senza sosta, gareggino fra di loro per conseguire il vero bene, che è Dio solo.

mercoledì 31 gennaio 2018

la piccola regola di San Romualdo da Camaldoli



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Siedi nella tua cella come in paradiso; scaccia dalla memoria il mondo intero e gettalo dietro le spalle, vigila sui tuoi pensieri come il buon pescatore vigila sui pesci. Unica via, il salterio: non distaccartene mai. Se non puoi giungere a tutto, dato che sei qui pieno di fervore novizio, cerca di penetrarne il senso spirituale almeno in alcuni punti, e quando leggendo comincerai a distrarti non smettere, ma correggiti subito cercando il senso di quel che hai davanti.
Poniti anzitutto alla presenza di Dio con timore e tremore; annullati totalmente e siedi come un pulcino contento solo della grazia di Dio e incapace, se non è la madre stessa a donargli il nutrimento, di sentire il sapore del cibo nonché di procurarsene.


(parole di Romualdo in Bruno di Querfurt, Vita dei cinque fratelli 32)

 

 

Romualdo (+ 1027)
monaco

La singolarissima vicenda umana e spirituale di Romualdo, animatore dell'eremitismo nell'Italia centrale e settentrionale all'alba del secondo millennio, è stata tramandata dalla Vita dei cinque fratelli del suo amico Bruno di Querfurt, ma soprattutto dalla Vita del beato Romualdo scritta pochi anni dopo la morte di Romualdo da Pier Damiani.
Romualdo nacque a Ravenna verso la metà del X secolo, da una famiglia nobile. Dopo tre anni di vita benedettina abbandonò il monastero ravennate di Sant'Apollinare in Classe con il proposito di ritrovare la solitudine e il rigore del monachesimo egiziano testimoniato dalle Vite dei padri e dalle Conferenze di Cassiano. Ispirandosi a questi testi, con alcuni compagni egli cercò di mettere in pratica i principi di un'ascesi più ordinata rispetto a quella dei solitari del suo tempo, basandola sul lavoro manuale, il totale distacco dal mondo, la stabilità nella cella, la familiarità con la Scrittura, le veglie e il digiuno.
Uomo di lacrime e di preghiera, Romualdo unì al rigore dell'insegnamento un'anima appassionata, capace di grande calore umano e di intenso affetto. Egli visse circa dieci anni nei pressi del monastero di San Michele di Cuxa, nei Pirenei, dando vita ad una colonia di eremiti. Tornato in Italia, Romualdo fu chiamato a riformare la vita monastica e a fondare numerosi eremi, incontrando incomprensioni e ostilità.
Delle sue numerose fondazioni sono sopravvissute fino a oggi con alterne vicende quelle di Camaldoli e di Fonte Avellana.
Romualdo morì nel silenzio e nella solitudine con Dio, cui aveva sempre anelato e che aveva inseguito attraverso mille peripezie, nel monastero di Val di Castro, il 19 giugno del 1027.

 

mercoledì 24 gennaio 2018

Commento al Padre Nostro dell'abate Ælfric di Eynsham


 
Noi diciamo Padre Nostro, che sei nei Cieli perché Dio si trova negli Eccelsi, ma anche ovunque, giacché Egli stesso disse: "Io riempio i Cieli e la Terra" [1]. E ancora, la Santa Scrittura dice a Suo riguardo: Il Cielo è il suo trono, e la Terra il suo sgabello". Noi preghiamo rivolti a Oriente, perché da lì nasce il Sole, e da lì pende origine il Cielo e ogni creatura si alza al venire del sole: rivolgiamo dunque le cose più alte alla fonte di tutto, a Dio, volgendoci a Oriente. Dovremmo ricordarci anche che simbolicamente il peccatore è chiamato "terra" e il giusto è chiamato "cielo", perché l'uomo retto è un tempio dello Spirito e una casa di Dio, mentre l'empio è terra dove germina il peccato e tempio del demonio. C'è così tanta differenza fra il giusto e il peccatore così come ve ne è fra cielo e terra. 
Nel Padre Nostro abbiamo sette preci. Le prime parole non sono una preghiera, ma una lode: Padre nostro, che sei nei cieli. La seconda frase, sia santificato il tuo Nome, non va intesa come se il Nome di Dio già non fosse abbastanza santo, o che non lo fosse, ma piuttosto sono da intendere in questo modo, che il Nome di Dio sia santificato in noi, che possiamo dunque benedirLo non solo con le labbra, ma col cuore, e comprendere così che non c'è niente di più santo del Suo Nome. 
La seconda preghiera è venga il tuo Regno. Da sempre il Regno di Dio è esistito, e sempre esisterà. Come va dunque capita questa frase? E' una preghiera affinché il Regno di Dio governi la nostra vita, sia parte di noi. E' una preghiera affinché diventiamo obbedienti a Dio, affinché il suo Regno si realizzi in noi e pervada tutto il nostro essere, così come ci ha promesso Cristo, dicendo: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [2] gli uomini e le donne giusti saranno alla fine dei tempi ricompensati con il Regno di Dio, nel quale regneranno nei loro corpi e nei loro spiriti, simili agli Angeli. 
La terza preghiera è sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in Terra. Così come gli Angeli ti adorano e compiono la volontà in Cielo, così rendi noi capaci di seguire i tuoi comandamenti. Questo è il senso di questa frase. Noi preghiamo che sia fatta la volontà di Dio nei nostri corpi e nel nostro spirito, così da rimanere saldi e obbedirgli, affinché egli ci protegga dalle tentazioni. 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, continuiamo noi. Questa prece ha due significati: nutrimento reale e nutrimento spirituale. Il pane spirituale è la legge di Dio, che dovremmo meditare ogni giorno, e portare a compimento con le opere; il pane reale è il cibo di ogni giorno, così da rimanere in vita, e compiere così i precetti di Dio. Ma c'è anche un terzo significato, ed è la Comunione. Attraverso la Santa Comunione, ci vengono rimessi i nostri peccati, diventiamo forti nella fede e contro le tentazioni. A causa di questo, dovremmo prendere molto spesso il Nutrimento Spirituale (la comunione, ndt). Sarebbe bene non avvicinarsi alla Comunione se prima non abbiamo confessato i nostri peccati. Come abbiamo detto dunque, il pane rappresenta tre cose: il pane del Cielo, il pane della mensa, e la Santa Eucarestia. 
La quinta preghiera è rimetti a noi i nostri debiti, così come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Noi chiediamo a Dio che rimetta i peccati, e allo stesso modo dobbiamo ricordarci d'essere indulgenti gli uni con gli altri. Se noi infatti non sopportiamo gli altri, Dio non ci perdonerà. Difatti sta scritto:  Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati [3]. Secondo i santi libri, comunque, non ci viene impedito di redarguire l'ignorante e di istruire l'errante, ma questo senza odio né rancore: dovremmo amare questi uomini come fratelli. 
La sesta prece è non ci indurre in tentazione.  Ma una cosa è la tentazione, l'altra è la prova. Dio non tenta l'uomo, ma l'uomo non può giungere a Dio senza venire prima provato. Noi non dovremmo chiedere a Dio di non provarci, ma piuttosto di renderci forti e di proteggerci nelle prove. 
La settima preghiera ma liberaci dal maligno. Noi chiediamo che Dio ci salvi dal male e da tutti i suoi servi. Dio ci ama, il demonio ci odia. Dio vuole il nostro bene, il demonio vuole schiavizzarci. Non dovremmo seguire le pratiche malvagie, se vogliamo la benedizione di Dio: seguiamo il Signore e ci condurrà alla vita senza fine. 
Come abbiamo detto, nel Padre Nostro ci sono sette preghiere. Il Cristo stesso ha istituito questa preghiera, poche parole per ogni nostro bisogno, spirituale e materiale. E non disse "Padre mio" ma "Padre Nostro", affinché ogni cristiano sulla Terra potesse sentire queste parole come sue. 
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NOTE
TRATTO DA: Aelfric's Homilies, traduzione in inglese moderno di Benjamin Thorpe, Londra, 1844. Disponibile in ebook
1) Geremia 23:24 
2) Matteo 25:34
3) Marco 11:25

Ælfric di Eynsham (+1010) fu un abate anglosassone a cavallo del X e XI secolo, una figura letterata prominente del periodo. In una Inghilterra ancora lontana dall'influenza cattolico-normanna, rappresenta uno degli ultimi intellettuali ortodossi dell'Occidente.http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2018/01/commento-al-padre-nostro-dellabate.html


tratto da

http://www.treccani.it/enciclopedia/aelfric_%28Enciclopedia-Italiana%29/
Nato circa il 955, iniziò i suoi studî nella scuola del monastero di Winchester, dove ebbe a maestro il dotto Æthelwold, vescovo di Worcester. Ordinato sacerdote, venne nominato maestro dei novizî nell'abbazia di Cerne (Dorsetshire), di recente fondata da Æthelmaer, figlio del pio duca Æthelweard; tenne quest'ufficio sinché fu chiamato al nuovo chiostro benedettino di Eynsham (presso Oxford), pure fondato da Æthelmaer; egli ne fu il primo abate, e vi morì circa il 1025.
Le sue Homiliae Catholicae in anglosassone furono composte fra il 989 e il 995, e sono dedicate a Sigeric, arcivescovo di Canterbury. Constano di due serie di sermoni, ciascuna di quaranta prediche; la prima - in cui egli tratta dei Vangeli dell'anno ecclesiastico dal Natale all'Avvento - è di carattere dottrinale e didattico; la seconda piuttosto storica e narrativa: con particolare riguardo nella prima serie alla storia biblica, e nella seconda serie alla storia ecclesiastica. Fonti principali furono prima di tutto le Omelie di San Gregorio e poi le opere di S. Agostino, di S. Gerolamo, di S. Beda, di Smaragdo, vescovo di Halberstädt, dell'abate benedettino lorenese Haymo, di Alcuino, di S. Gregorio di Tours, e di Amalario, vescovo di Metz. Le Passiones sanctorum furono scritte circa il 996-7, e consistono di trentatré vite di santi, sei omelie, e una narrazione della leggenda del re Abgaro, in tutto quaranta capitoli. Come le precedenti prediche, sono ordinate anch'esse secondo l'anno ecclesiastico, dal Natale alla festa di S. Tommaso (21 dicembre). Le vite più interessanti sono quelle dei santi inglesi, S. Albano, S. Æthelthryth di Ely, S. Osvaldo, S. Swithun, s. Edmondo; e fra le omelie è particolarmente notevole quella De falsis deis, diretta contro le credenze pagane degli invasori scandinavi. Fonti evidenti sono gli scritti di S. Ambrogio, S. Osvaldo, Abbo di Fleury; e Ælfric stesso addita come fonte essenziale le Vitae patrum di Ratramno. Sia nelle Homilìae catholicae, sia nelle Passiones sanctorum, Ælfric fa uso di una prosa poetica, frequentemente allitterativa, introducendo parole rare e dotte, modulando la frase in ritmi ricercati: la maggior parte del testo può essere quasi divisa in versi, tanta è la simmetria degli accenti e la frequenza delle allitterazioni; e non mancano passi pieni di patetica tenerezza, come la descrizione della strage degli innocenti o il racconto della vita solitaria di S. Cuthbert.
Altre opere di Ælfric sono la parafrasi anglosassone di parecchi libri dell'Antico Testamento (Pentateuco, Giosuè, Re, Giudici, Giobbe, Maccabei, Daniele (alcuni dei quali tradotti) su invito di Æthelweard e Æthelmaer) di Giuditta e di Esther, tradotti per incitare gl'Inglesi a combattere i Danesi, offrendo l'esempio della liberazione di un popolo che la divina grazia e la fiducia nell'Onnipotente fanno risorgere dalla schiavitù; una versione anglosassone, riassuntiva, del commentario sulla Genesi scritto in forma dialogica da Alcuino per il suo amico Sigewulf (Interrogationes Sigewulfi presbyteri in Genesin); un trattato sull'Antico e Nuovo Testamento, basato sul De doctrina christiana di S. Agostino, e interessante per le notizie che l'autore dà sulle sue proprie traduzioni; un trattato in anglosassone sui sette doni dello Spirito Santo; un'omelia sulla modestia; un'omelia sulla distruzione di Gerusalemme, derivata dalle parole di Caifa, nel Vangelo di S. Giovanni, XI, 49, seg., che in parecchi casi coincide con le apocrife Gesta Pilati; un'epitome del trattato di S. Beda De temporibus; una lettera pastorale scritta per Wulfsige, vescovo di Sherborne; due lettere pastorali per Wulfstan, arcivescovo di York, la prima scritta prima del 1005, apparendovi Ælfric come frater, la seconda dopo il 1005, avendovi l'autore titolo di abbas, e l'una e l'altra destinate al perfezionamento del clero. Appartengono a lui anche una Vita di S. Swithun, ed una Vita di S. Æthelwold, in latino, scritta nel 1006, mentre non si può attribuirgli con altrettanta certezza l'Istruzione ad un figlio spirituale, tradotta in anglosassone dall'opera omonima di S. Basilio.
Di speciale importanza fra le opere minori è una grammatica latina che Ælfric trasse dalle Institutiones grammaticae di Prisciano. ed a cui aggiunse un glossario latino-anglosassone, per cui egli attinse soprattutto alle Etimologie di S. Isidoro. E ispirato a intendimenti analoghi è anche il Colloquium Ælfrici, un discorso fra il maestro e il novizio, e poi fra il docente e varî personaggi tipici (contadino, pastore, cacciatore, pescatore, mercante, ecc.), che forniscono modo all'autore di introdurre nel testo una grande ricchezza di termini; il componimento, redatto in latino, risponde al proposito di agevolare ai novizî l'apprendimento di questa lingua, e venne in seguito ampliato da un suo discepolo: Ælfric Bata.
Ediz.: I manoscritti sono molto numerosi; i più importanti sono a Cambridge, al British Museum, a Oxford e a Parigi: notevole è quello della Grammatica e del Glossario, che si trova al British Museum (Coll. Tiberius, A. 3), e che contiene una versione anglosassone interlineare. Fra le ediz.: Homiliae catholicae, ed. con trad. di B. Thorpe, (Ælfric Society) 1846; Passiones sanctorum, ed. con trad. di W. Skeat, (Early English Text Society) nn. 76, 82; 94, 114.
Bibl.: C. L. White, Ælfric, in Yale Studies in English, Boston 1898; E. Dietrich, Abt Ælfrik, in Zeitschrift f. histor. Theol., 1855-56; M. Förster, Über die Quellen von Ælfric's Hom. Cath.: I. Legenden, Berlino 1892; II. Exegetische Hom., in Anglia, XVI; J. Ott, Quellen der Heiligenleben in Ælfrics Lives of the Saints, Halle 1892; A. Brandeis, Die Alliteration in Ælfrics metrischen Homilien, Vienna 1897; J. Zupitza, Ælfrics Grammatik und Glossar, Berlino 1880 (con ed. del testo); H. Brüll, Die altengl. Lateingramm. des Æl., eine sprachliche Untersuchung, Berlino 1904; Gem, An Anglo-Sasconabbot, Æ of Eynsham, Edimburgo 1912.

venerdì 19 gennaio 2018

Per una carezza fraterna ai cristiani e alla cristiane delle chiese in Occidente con le quali,purtroppo, non siamo in comunione




http://www.webalice.it/paolorodelli/ALBUM/Arte%20Parma/cristo.jpg 


tratto da 

Giacomo Baroffio



Corpus Italicum Precum

Materiali per una storia del sentimento religioso in Italia

 http://www.bazica.org/giacomo-baroffio-corpus-italicum-precum.html


 www.hymnos.sardegna.it/iter/3b_testi/o%202%20CIP%20A.doc



A cunctis nos quaesumus domine reatibus et periculis clementer absolve quos per lignum sanctae crucis redimere dignatus es Qui vivis [Oratio ad crucem (1): PL 101, 463C]


A domo tua quaesumus domine spiritales nequitiae repellantur et aeriarum discedat malignitas tempestatum Per [OxB249, 101r]


A domo tua quaesumus domine spirituales nequitiae ... malignitas tempestatum [Ghg176b 204 contra fulgura]


A domo tua quaesumus domine spirituales nequitiae repellantur et aerearum discedat malignitas tempestatum Per Christum [Mn23 75r contro la tempesta alia]


A facie impiorum quaeso domine sub umbra alarum tuarum nos protege ut ad laudem tui nominis surrecturi te super nos vigilante securi dormiamus Per [Alia oratio in dormitorii cellula: PL 101 490 C]


A facie impiorum quaesumus domine sub umbra alarum tuarum ... super nos vigilante securi dormiamus [Chg173b 333 ad completorium alia]


A facie impiorum quaesumus domine sub umbra alarum tuarum nos protege ... securi dormiamus. Per [Brb497 133 in dormitorio cellula alia]


A facie impiorum quaesumus domine sub umbra alarum tuarum nos protege ut ad laudem tui nominis resurrecturi te super nos vigilante saecuri dormiamus Per [GvG 1933, 37]


A signis caeli non timebo ... et fulminas o omnipotens [Oraison quant y fait tonnerre PaL1429, 120r: LHP 1, 277]



Ab ipso benedicatur cuius spiritus super eam mundi exordio ferebatur Per Christum dominum nostrum Amen [CmN7, 34v Ordo Missae Cum benedicit aquam ponendam in calice]


Ab omnium impugnantium nequitiis ecclesiam tuam domine dextera tuae potentiae defende ut inimicis retrorsum conversis sacris a te benedictionibus repleatur Per dominum [Bruno Herbipolensis ep Expositio psalmorum Oratio ex ps 128: PL 142 477 A]


Ablutor peccaminum domine quia nimium te fideliter invocantem velociter consolaris rogamus ut nos a periculis inferni erutos in regione vivorum ablata peccati morte restituas Qui vivis et regnas [Bruno Herbipolensis ep Expositio psalmorum Oratio ex ps 114: PL 142 420 C]


Abs te enim habet omnis creatura quidquid habet decoris et pretii et quid mirum si omnia solus excellis Tu inter astra solem excellenti claritate vestisti et clarior sole tu es Imo quid est sol quid est omnis creatura quid ipsa lux nisi tenebrae ad tui comparationem Ornasti caelum sideribus empyreum angelis aera volucribus piscibus aquas terram liliis  floribus et virgultis Sed non est species neque decor omnibus his in tui comparatione O fons universae pulchritudinis Iesu Melli dulcedinem suam praestitisti et dulcior melle tu es oleo suavitatem suam dedisti et tu suavior oleo es aromatibus cunctis odores suos inspirasti et est o Iesu Odor tuus super omnia aromata suavior et gratior [Eckberti abbatis Schonaugiensis Soliloquium seu Meditationes II: PL 195 107 B]


Absolve quaesumus domine nostrorum vincula peccatorum et virtute sanctae crucis nos ubique custodi Per [Oratio ad crucem (7): PL 101, 463D]


Accedendi cum precibus ... [ZRh145, p. 373 Pro impetranda exauditionis gratia]


Accende illumina et sanctifica me vas tuum domine [Oratio Augustini ante missam D1109, 17v]


Actiones nostras quaesumus domine aspirando ... per te caepta finiatur [Ghg176b 191]


Actiones nostras quaesumus domine aspirando praeveni et adiuvando prosequere ut cuncta nostra oratio et operatio a te semper  incipiat et per te caepta finiatur [GF 161, 166v L218:8 NGNM 22402, 79r (GrH 198 GeS 312)]


Actiones nostras quaesumus domine aspirando praeveni et adiuvando prosequere ut cuncta nostra oratio et operatio a te semper incipiat et per te caepta finiatur [SpA459, 134r (Ort 9)]


Ad fontem misericordiae deus accedo peccator ... et cautelam efficacem de futuris Amen [Fb332, 1r Prima oratio (s Thomae de Aquino) quasi resipiscentium seu incipientium: ed. Sertillanges 1920, 62-66]


Ad mensam dulcissimi convivii tui ... firmissima tuitio [Ante communionem PaL1416, 175r: LHP 1, 258; 273 II 37.39.232]


Ad mensam dulcissimi convivii tui domine rex angelorum ... [Assisi 588; Cenci 1981, 55]


Ad mensam dulcissimi convivii tui domine rex angelorum ego miser et indignus ac peccator accessurus vereor et tremisco repletus vitiis et aspersus maculis multis ... ex tua praesentia gaudeam invenisse Amen [Alia oratio ante communionem MiB41, 65va-66vb]

domenica 14 gennaio 2018

Piccolo esorcismo di Leone III papa di Roma

 
 
 
 
 
 Questa preghiera può essere recitata da tutti in occasioni di tentazione o di attacco da parte di spiriti malvagi, ed è stata composta da Leone III (+816), papa di Roma e patriarca d'Occidente.
 
sta in
 http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2017/05/piccolo-esorcismo-di-leone-iii-papa-di.html
 
 
 
La Croce di Cristo sia con me, la Croce alla quale chino il capo per sempre. La Croce di Cristo è lo strumento della Salvezza, la Croce di Cristo annienta ogni spada. La santa Croce di Cristo distrugge le catene della morte; la Croce di Cristo, invincibile dalle armi terrene; la Croce di Cristo, immobile stendardo. La Croce di Cristo sia per me via di virtù e fortezza; Per mezzo della Croce di Dio io passerò la via stretta. La Santa Croce di Cristo apre ogni via di bontà; La Croce di Cristo allontana ogni demonio; la Croce di Cristo mitiga il tremendo giudizio dei tempi ultimi; O eletta Croce di Cristo, salvami, sii tu prima di me, presso di me e dopo di me, che l'antico avversario si allontani da me quando ti veda.  Oh, altezza della Croce, che nessuna altitudine può raggiungere, oh profondità della Croce, che nessun abisso può toccare! Oh Croce di Cristo, che non abbandoni nessun cuore! Libera me, N., tuo servo, da ogni mano nemica e da ogni sottigliezza diabolica che permane presso di me; e tu, demonio, vattene da me, che io non possa mai più incontrarti. Così come ti pose fuori dal paradiso, così lo Spirito Santo + ti allontani da me. E così come a te è aliena ogni gioia, così tu sii alieno dalla mia anima. Così come tu non desideri mai Dio, così tu non vorrai mai tornare da me; Vola via lontano da me, o demonio, via da me che sono servo di Dio, per il potere + della Sua Santa Croce. Dinnanzi alla Croce del Salvatore fuggite, bande di nemici; Il Leone di Giuda, la radice di Davide, ha prevalso, Alleluia. La benedizione di Dio, il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo +,  sia su di me, e la Croce di Cristo sopra di me, e rimangano su di me per sempre. Amen. 
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Tradotto da: Orthodox Prayers of Old England, padre Aidan Keller (ROCOR), st. Hilarion press, III edition, 1999