lunedì 24 luglio 2017

1 LA MIGLIORE SPERANZA GIOVANNI CRISOSTOMO AD OLIMPIA LETTERA 7 paragrafo 3



http://biscobreak.altervista.org/wp-content/uploads/2013/09/S.-GIOVANNI-CRISOSTOMO2.jpg


il Testo integrale della Lettera  con un servizio puntuale ed analitico di introduzione ed esegesi 
sta in   http://www.esegesidellescritture.it/images/pdf/la%20migliore%20speranza.%20giovanni%20crisostomo%20ad%20olimpia.%20lettera.pdf


colloco  qui il paragrafo 3 della Lettera 

"Ti prego, dunque, non scoraggiarti! 
 C’è una sola cosa da temere, Olimpia, il peccato; e
 non ho mai smesso di cantarti questo ritornello 
Tutto il resto è favola, anche se parli di insidie,
ostilità, inganni, calunnie, ingiurie, accuse, 
confische,esili,spade affilate,alto mare,avversione
del mondo intero

Di qualunque natura siano queste cose, sono 
momentanee, caduche, e accadono in un corpo
mortale e non danneggiano in alcun modo l'anima
vigilante 

Per questo il beato Paolo, desiderando mostrare
l’inconsistenza dei beni e dei mali della vita presente,
espresse in una parola il tutto dicendo: “Le cose
visibili sono temporanee”
Perché allora hai paura delle cose temporanee che
scorrono come correnti di fiume? Tali sono le realtà
presenti, buone o dolorose che siano.
Un altro profeta ha paragonato tutta la felicità
umana non all’erba, ma a un altro materiale più
fragile, dicendo che essa nel suo insieme è come
fiore d’erba. Non si è riferito, infatti, a una parte di essa, ad esempio solo alla ricchezza, o al piacere,
o al potere, o agli onori, ma includendo in un unico termine – quello di gloria -tutto ciò che per gli
uomini sembra risplendere, introduce l’immagine
dell’erba dicendo: “Tutta la gloria dell’uomo è come
fiore d’erba”

 https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/50/Olimpiada_diakonissa.jpg/225px-Olimpiada_diakonissa.jpg



domenica 23 luglio 2017

Non c'è nulla che irriti tanto Dio...quanto il fatto di parlar male del prossimo, di giudicarlo o disprezzarlo. Dagli Insegnamenti di Doroteo di Gaza. Instructions, VI, 69-70. 71. 72. 74. 75-76. SC 92,271-277.281.


Dorotheus of Gaza.jpg


Dagli Insegnamenti di Doroteo di Gaza. Instructions, VI, 69-70. 71. 72. 74. 75-76. SC 92,271-277.281.
 


Per il fatto che non ci si preoccupa dei mali propri e non si piange, come dicevano i Padri, il proprio morto, non si riesce assolutamente a correggere se stessi, ma sempre ci si da da fare intorno al prossimo

Non c'è nulla che irriti tanto Dio, non c'è nulla che riduca tanto
l'uomo a uno stato di spoliazione e di abbandono da parte di Dio quanto il
fatto di parlar male del prossimo, di giudicarlo o disprezzarlo.


Altra cosa è infatti parlar male, altra cosa giudicare e altra cosa
disprezzare. Parlar male è dire di uno: "Il tale ha mentito", oppure: "Si è
adirato", oppure: "Ha fornicato", e così via. Si è già parlato male di lui,
cioè si sono dette parole cattive sul suo conto, si parlato del suo
peccato, spinti dalla passione.


Giudicare invece è dire: "Quel tale è un bugiardo, è sempre in
collera, è un fornicatore". Ecco, si è giudicata la disposizione stessa del
suo cuore, ci si pronuncia sull'intera sua vita, si esprime un giudizio su
di lui e lo si giudica in base a questo giudizio. E ciò è grave.

Altra cosa è dire: "Si è adirato", altra cosa è dire: "È un uomo
iroso" ed esprimere così un giudizio su tutta la sua vita.

Giudicare è un  peccato gravissimo, più grave di ogni altro, al punto che Cristo stesso ha
detto: Ipocrita, togli prima la trave al tuo occhio e allora potrai vederci
bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello. Il Signore ha
paragonato il peccato del prossimo a una pagliuzza, il giudicare invece a
una trave, tanto grave è giudicare il prossimo, forse il peccato più
grande.



Non c'è peccato più grave e terribile, come dico spesso, del giudicare
il prossimo. Perché piuttosto non giudichiamo noi stessi e i nostri mali
che conosciamo così bene e di cui dovremo rendere conto a Dio? Perché
vogliamo metterci al posto di Dio ed essere noi a giudicare? Che
pretendiamo dalle creature, cosa esigiamo dal prossimo? Perché vogliamo
portare un peso che non ci spetta? Abbiamo di che preoccuparci, fratelli!

Ciascuno badi a se stesso e ai propri mali. Solo a Dio spetta
giustificare e condannare, a lui che conosce la situazione di ciascuno, le
sue forze, il suo modo di comportarsi, i suoi doni, il suo temperamento, le
sue possibilità e giudica ognuno secondo tutto ciò che lui solo conosce.
Dio giudica in modo diverso un vescovo o un principe, il capo e il
discepolo, l'Anziano e il giovane, il malato e il sano. E chi può conoscere
questi giudizi se non colui che tutto ha creato, tutto ha plasmato e tutto
conosce?



L'uomo non può saper nulla dei giudizi di Dio, ma Dio solo capisce
tutto e può giudicare ciascuno, come lui solo sa. In verità può succedere
che un fratello nella sua semplicità faccia qualcosa o quell'unica cosa è
gradita a Dio più che la tua vita intera, e tu ti fai giudice e lo
condanni?

E se pure gli capita di peccare, come puoi sapere quante lotte ha
sostenuto, quante volte ha versato il sangue prima di fare il male? Forse
il suo peccato è computato a giustizia agli occhi di Dio, perché Dio
vedendo la sua pena, il tormento che ha patito prima di fare il male, ne ha
misericordia e lo perdona. E se Dio lo perdona, tu oseresti condannarlo
perdendo la tu anima? Che ne sai tu di quante lacrime ha versato davanti a
Dio per questo suo peccato? Tu hai visto la mancanza, ma non sai nulla del
suo pentimento.




Noi facciamo le opere del diavolo s non ce ne importa nulla. Che altro
fa un demonio se non turbare e far del male? E noi aiutiamo il demonio a
operare la rovina nostra e del prossimo. Chi fa del male a un'anima infatti
aiuta il demonio nella sua opera; chi invece le fa del bene opera con i
santi angeli.

Ma da dove ci vengono tutti questi mali se non dal fatto che non
abbiamo in noi l'amore? Se avessimo in noi l'amore unito alla compassione ,
non ci cureremmo dei peccati del prossimo, come dice la Scrittura: L'amore
non tiene conto del male, tutto copre e L'amore copre una moltitudine di
peccati. Se avessimo l'amore, l'amore stesso coprirebbe ogni peccato; e noi
saremmo come i santi quando vedono i difetti degli uomini. Non sono certo
ciechi i santi, così da non vedere i peccati. E chi odia il peccato tanto
quanto i santi? Eppure non odiano chi ha commesso il peccato, non lo
giudicano, non fuggono lontano da lui, ma ne hanno compassione, lo
consigliano, lo consolano, hanno cura di lui come di un membro malato,
fanno di tutto per salvarlo.

giovedì 6 luglio 2017

Dal nostro padre tra i Santi Giovanni di Dalyatha (VII-VIII sec.) monaco Esistono monaci cristiani perchè tutti i cristiani sono monaci


 


Non ho un cuore che soffra per cercarti, non ho il pentimento, non ho la compunzione che riportano i figli alla loro eredità. Non ho, Signore, lacrime di consolazione. La mia mente è stata oscurata dalle cose della vita e non ha la forza di volgersi nel dolore verso di te. Il mio cuore è stato raffreddato dal gran numero di tentazioni e non può essere riscaldato dalle lacrime dell’amore per te. Ma tu  Cristo Gesù, Cristo Dio, tesoro di beni, donami il pentimento perfetto perché vada con tutta la anima mia alla tua ricerca… ti ho abbandonato, non abbandonarmi. Parti da dove sei e va alla mia ricerca



Rendimi sapiente, Signore, perché io conosca l’intera tua volontà e rendimi forte, perché io la compia; rendimi sapiente perché conosca gli artifici dei demoni e tutto ciò che è avverso e rendimi forte perché io possa vincere tutto.
 
 
 Beato chi dimentica le compagnie del mondo, e si intrattiene con te, perchè  da te sono colmate tutte le sue esigenze. Tu sei il suo cibo e la sua bevanda, Tu la sua gioia e la sua allegrezza, Tu la sua veste, dalla tua gloria la sua nudità  è  rivestita. Tu sei la sua dimora e il luogo ove egli trova requie, in Te egli entra in ogni tempo per trovar riposo. Tu il suo sole e il suo giorno, ed è  alla tua luce che egli vede le realtà  nascoste. Tu sei il Padre che l' ha generato, e come un bimbo ti chiama: Padre!E Tu gli hai donato lo Spirito del tuo Figlio nel suo cuore, e Lui gli ha dato la libertà  confidente di domandarti tutto, come un figlio a suo padre  

Giovanni di Dalyatha,
 Lettera
 51, ¤ 3-4
 

  http://www.academia.edu/20407401/Giovanni_di_Dalyatha_e_Gregorio_di_Nissa


Colui che vi accede [al paese dello Spirito], non può continuare a guardare con concupiscenza le cose di quaggiù… Colui che è penetrato fin nelle ossa dall’amore di Cristo non può sopportare la torpitudine delle basse passioni. Colui che è diventato l’amico degli angeli e che si rallegra di condividere i loro segreti non può sopportare la compagnia del mondo e i suoi tranelli. Colui che ha legato il proprio intelletto alla bellezza del Signore non può essere vincolato da nessuna cosa di questo mondo, né da una delle sue passioni.
Giovanni di Dalyatha
Omelia sulla grandezza degli esseri spirituali
Colui che vi accede [al paese dello Spirito], non può continuare a guardare con concupiscenza le cose di quaggiù… Colui che è penetrato fin nelle ossa dall’amore di Cristo non può sopportare la torpitudine delle basse passioni. Colui che è diventato l’amico degli angeli e che si rallegra di condividere i loro segreti non può sopportare la compagnia del mondo e i suoi tranelli. Colui che ha legato il proprio intelletto alla bellezza del Signore non può essere vincolato da nessuna cosa di questo mondo, né da una delle sue passioni.
Giovanni di Dalyatha Omelia sulla grandezza degli esseri spirituali
Colui che vi accede [al paese dello Spirito], non può continuare a guardare con concupiscenza le cose di quaggiù… Colui che è penetrato fin nelle ossa dall’amore di Cristo non può sopportare la torpitudine delle basse passioni. Colui che è diventato l’amico degli angeli e che si rallegra di condividere i loro segreti non può sopportare la compagnia del mondo e i suoi tranelli. Colui che ha legato il proprio intelletto alla bellezza del Signore non può essere vincolato da nessuna cosa di questo mondo, né da una delle sue passioni. Giovanni di Dalyatha Omelia sulla grandezza degli esseri spirituali
Colui che vi accede [al paese dello Spirito], non può continuare a guardare con concupiscenza le cose di quaggiù… Colui che è penetrato fin nelle ossa dall’amore di Cristo non può sopportare la torpitudine delle basse passioni. Colui che è diventato l’amico degli angeli e che si rallegra di condividere i loro segreti non può sopportare la compagnia del mondo e i suoi tranelli. Colui che ha legato il proprio intelletto alla bellezza del Signore non può essere vincolato da nessuna cosa di questo mondo, né da una delle sue passioni.
Giovanni di Dalyatha Omelia sulla grandezza degli esseri spirituali
Colui che vi accede [al paese dello Spirito], non può continuare a guardare con concupiscenza le cose di quaggiù… Colui che è penetrato fin nelle ossa dall’amore di Cristo non può sopportare la torpitudine delle basse passioni. Colui che è diventato l’amico degli angeli e che si rallegra di condividere i loro segreti non può sopportare la compagnia del mondo e i suoi tranelli. Colui che ha legato il proprio intelletto alla bellezza del Signore non può essere vincolato da nessuna cosa di questo mondo, né da una delle sue passioni. Giovanni di Dalyatha Omelia sulla grandezza degli esseri spirituali

http://www.natidallospirito.com/2008/09/12/liberi-dalle-passioni/


I miei occhi sono stati bruciati dalla tua bellezza
ed è stata divelta davanti a me la terra sulla quale avanzavo;
la mia intelligenza è stupita per la meraviglia che è in te
e io, ormai, mi riconosco come uno che non è.
Una fiamma si è accesa nelle mie ossa
e ruscelli sono sgorgati per bagnare l'intera mia carne,
perché non si consumi.
O fornace purificatrice,
nella quale l'Artefice ha mondato la sua creatura!
O abito di luce, che ci hai spogliati della nostra volontà
perché ce ne rivestissimo, ora, nel fuoco!
Signore, lasciami dare ai tuoi figli ciò che è santo,
non è ai cani che lo do.
Gloria a te! Come sono mirabili i tuoi pensieri!
Beati coloro che ti amano,
perché risplendono per la tua bellezza
e tu dai loro in dono te stesso.
Questa è la resurrezione anticipata
di coloro che sono morti in Cristo.
(Giovanni di Dalyatha, Lettere)

http://www.monasterodibose.it/preghiera/martirologio/947-marzo/1942-26-marzo

Giovanni, chiamato anche Saba o il «Vegliardo», nacque nella seconda metà del VII secolo nel villaggio di Ardamust, a nord-ovest di Mossul. Egli fu iniziato allo studio delle Scritture nella scuola del suo villaggio, quindi frequentò il monastero di Apnimaran e, intorno all'anno 700, divenne monaco nel monastero di Mar Yozadaq. Dopo sette anni, si ritirò in solitudine sulla montagna di Dalyatha, forse nei pressi dell'Ararat, e da essa prese il nome.
Negli anni di solitudine, Giovanni approfondì la propria vita spirituale e si esercitò nell'arte della contemplazione, imparando a discernere l'intimo legame tra la creazione e il Creatore, e alimentando il proprio spirito grazie all'incontro quotidiano con la natura e i suoi simboli. Malgrado la lontananza dai suoi simili, egli non perse mai quei tratti di profonda umanità che caratterizzeranno tutti i suoi insegnamenti.
Raggiunto da alcuni discepoli, Giovanni mise per iscritto i frutti della sua profonda esperienza interiore. Influenzato dalle opere di Evagrio, di Macario, di Dionigi Areopagita e di Gregorio di Nissa, egli sottolineò tuttavia in modo ancor più radicale rispetto ai suoi maestri come il grado più elevato della vita cristiana sia quello della carità e dell'amore.
Giovanni morì in una data imprecisata, in quella solitudine in cui più che a fuggire il mondo aveva imparato ad amare ogni creatura.

La quarta domenica di quaresima la Chiesa assira ne  fa memoria con l'avvertenza che Giovanni condannato come eretico dalla sua stessa chiesa nel 790 d.C., per essere riabilitato solo nell'823 d.C.

GIOVANNI DI DALYATHA E GREGORIO DI NISSA
Influssi dall' altopiano anatolico alle montagne di Dalyatha
sta in
  http://www.academia.edu/20407401/Giovanni_di_Dalyatha_e_Gregorio_di_Nissa

IL MONACHESIMO SIRIACO
Di VITTORIO BERTI

Estratto dal libro: “Monachesimo orientale - Un’introduzione” a cura di Giovanni Filoramo
MORCELLIANA 2010
e disponibile anche sul sito www.academia.edu

http://ora-et-labora.net/monachesimosiriaco.html

DISPENSA  DELLA  PATROLOGIA SIRIACA
 
sta in
 https://www.scribd.com/doc/228421786/%C5%BDeljko-Pa%C5%A1a-Patrologia-Siriaca
 
 

Ciascuno ti custodisca nell'interiorità di se stesso, felice di contemplare il tuo splendore, stupito, pensando che tu sei in lui solo, ... mentre tu sei interamente in ciascuno ... Ognuno ti vede nel proprio intelletto totalmente presente, mentre tu sei in tutti, totalmente.

Omelia sulle manifestazioni di Cristo 


sabato 1 luglio 2017

ACATHISTE - Au bien-aimé de Dieu thaumaturge et saint de notre temps, le bienheureux et toujours présent archevêque Jean de Shangaï, de Bruxelles et de San Francisco. Canonisé en 1994 à San Francisco par l'Église Russe hors frontières, et fêté le 19 juin / 2 juillet

Risultati immagini per icone di Maximovitch

KONTAKION I

Thaumaturge élu et serviteur exemplaire du Christ, qui en ces derniers temps répands sur nous des flots d'inspiration inépuisables et une multitude de miracles, nous te louons avec amour et vers toi nous nous écrions : Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.

IKOS I

Tu apparus en ces derniers temps comme un ange dans la chair, par la Grâce du Dieu ami des Hommes. Voyant la beauté de tes vertus, nous tes enfants nous nous écrions vers toi :

Réjouis-toi, toi qui vécus dans la vertu depuis ta plus tendre enfance.
Réjouis-toi, toi qui a persévéré jusqu'à la fin pour atteindre le Salut.
Réjouis-toi, toi qui as manifesté par des vertus sans nombre la grâce de Dieu.
Réjouis-toi, toi qui entendais mystiquement la prière lointaine de ceux qui étaient en détresse.
Réjouis-toi, toi qui fus rempli d'amour pour ton prochain et qui fis tout pour son salut.
Réjouis-toi, toi qui donnes la joie véritable à tous ceux qui s'adressent à toi dans la prière avec foi et amour.
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.



 KONTAKION II

Voyant l'abondance et la variété de tes vertus, ô Saint Hiérarque, nous voyons en toi la source vivante des miracles de Dieu pour notre temps . Tu consoles de ton amour et de tes miracles tous ceux qui crient vers Dieu : Alléluia


IKOS II

Père saint, étant rempli d'amour, tu le fus aussi de théologie. En toi, la connaissance de Dieu surgit à nouveau, débordante d'amour pour l'humanité souffrante. Apprends-nous aussi à connaître par l'amour le Dieu véritable tandis que nous nous écrions avec admiration :

Réjouis-toi, précieux vaisseau des dons du Saint Esprit.
Réjouis-toi, citadelle inébranlable de la vérité orthodoxe.
Réjouis-toi, juste accusateur de l'impiété et de la fausse doctrine.
Réjouis-toi, ardent observateur des commandements de Dieu.
Réjouis-toi, ascète rigoureux qui ne s'accorda nul répit.
Réjouis-toi, pasteur aimant du troupeau du Christ.
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


KONTAKION III

Par la grâce de Dieu, tu fus un père pour les orphelins et un instructeur pour les jeunes gens, les élevant dans la crainte de Dieu et les préparant pour son service. Ainsi tous tes enfants te considèrent avec amour et s'écrient vers Dieu avec gratitude : Alléluia

IKOS III

Les hôtes célestes plutôt que nous sur terre devraient t'honorer, car nos paroles sont faibles comparées à tes oeuvres. Pourtant offrant à Dieu ce que nous avons, nous nous écrions ainsi :

Réjouis-toi, toi qui as protégé tes enfants par ta prière constante.
Réjouis-toi, toi qui as toujours préservé ton troupeau par le Signe de la Croix.
Réjouis-toi, toi dont l'amour ignorait les frontières des pays ou des races.
Réjouis-toi, étincelant luminaire aimé de tous.
Réjouis-toi, modèle d'humilité spirituelle.
Réjouis-toi, toi qui apportas la consolation spirituelle à ceux qui étaient dans la détresse.
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


KONTAKION IV

Déconcertés par tes actes de piété et d'amour, nous ne savons comment te louer dignement, ô Hiérarque Jean. Tu as voyagé jusqu'aux confins de la terre pour ton peuple et prêché l'Évangile à ceux qui étaient dans les ténèbres. Remerciant Dieu pour ton labeur apostolique nous nous écrions vers Lui : Alléluia

IKOS IV

Les gens de nombreux pays ont contemplé ta vie et se sont émerveillés de la miséricorde de Dieu, même en ces derniers temps. Et nous aussi, émerveillés nous écrions avec crainte et respect:

Réjouis-toi, toi qui as suivi ton peuple à l'Orient et à l'Occident.
Réjouis-toi, fontaine de miracles répandus par Dieu.
Réjouis-toi, qui corrigeait avec amour ceux qui s'égaraient.
Réjouis-toi, prompte consolation de ceux qui se repentent de leurs péchés.
Réjouis-toi, appui de ceux qui sont sur le droit chemin.
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


 KONTAKION V

Tu fus manifesté comme un canal du pouvoir de Dieu pour arrêter les forces destructrices de la nature déchue. O saint archevêque, sur une île tu préservas ton peuple de la mortelle tempête par ta prière et par le Signe de la Croix. Préserve-nous aussi, nous qui nous écrions émerveillés vers Dieu : Alléluia
IKOS V

Tous ceux qui se sont fiés à ton intercession dans le malheur et l'adversité ont été délivrés, ô hardi intercesseur devant le Trône de Dieu. C'est pourquoi nous plaçons nous aussi notre espoir en toi afin que par tes prières à Dieu, tu nous protèges du danger, tandis que nous nous écrions vers toi:

Réjouis-toi, toi qui empêchas les forces de la nature de nuire à ton troupeau.
Réjouis-toi, qui par ta prière réponds à ceux qui sont dans le besoin.
Réjouis-toi, pain inépuisable des affamés.
Réjouis-toi, abondante richesse de ceux qui vivent dans la pauvreté.
Réjouis-toi, consolation des affligés.
Réjouis-toi, secours prompt de ceux qui sont tombés.
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


KONTAKION VI

Tu te révélas comme un nouveau Moïse, conduisant ton peuple hors de l'esclavage, ô archevêque Jean. Délivre-nous aussi de l'esclavage du péché et de l'ennemi de Dieu tandis que nous nous écrions vers Lui : Alléluia!

IKOS VI

Tu fis l'impossible pour persuader les autorités de ce monde d'avoir pitié de ton troupeau, ô bon pasteur. Prie pour nous maintenant pour que nous vivions dans la paix et la quiétude, que nous sauvions nos âmes, tandis que nous nous écrions vers toi avec gratitude :

Réjouis-toi, aide de tous ceux qui font appel à toi avec foi.
Réjouis-toi, toi qui peux délivrer de la mort et du désastre.
Réjouis-toi, toi qui préserves des mensonges et de la calomnie.
Réjouis-toi, toi qui protèges les innocents des envoûtements.
Réjouis-toi, toi qui déjoues les attaques des iniques.
Réjouis-toi, destructeur du mensonge et héraut de la vérité.
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


KONTAKION VII

O admirateur des Saints orientaux et occidentaux, tu réintroduisis dans l'Église Orthodoxe les saints de l'Occident originaires de contrées qui avaient apostasié la vérité. Maintenant avec eux, tu pries Dieu pour nous, tandis que sur terre nous nous écrions vers Lui : Alléluia


IKOS VII

O fervent vénérateur des saints Apôtres des Gaules, tu te révélas en ces derniers temps comme l'un d'entre eux, exhortant ton troupeau à conserver la même Foi orthodoxe qu'ils confessaient et étonnant les peuples de l'Occident par ta sainte vie. Préserve-nous maintenant dans la même foi tandis que nous nous écrions vers Toi :

Réjouis-toi, nouveau Martin par tes miracles et tes exploits ascétiques.
Réjouis-toi, nouveau Germain par ta confession de la foi orthodoxe.
Réjouis-toi, nouvel Hilaire par ta divine théologie.
Réjouis-toi, nouveau Grégoire par ton amour pour les Saints de Dieu.
Réjouis-toi, nouveau Feuillen pour ton noble amour et ta ferveur monastique.
Réjouis-toi, nouveau Lambert par ta conduite ferme mais pleine d'amour de l'Église de Dieu.
Réjouis-toi, nouveau Materne par tes labeurs incessants d'évangélisation.
Réjouis-toi, nouvel Etienne par ton amour pour les saintes Liturgies orthodoxes d'Occident.
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


KONTAKION VIII

A la fin de ta vie, ô saint archevêque, tu fus appelé au Nouveau Monde, pour y témoigner du Christianisme des origines et souffrir la persécution pour ta droiture, préparant ainsi ton âme pour le Ciel. Emerveillés maintenant par ta patience et ta longanimité, nous nous écrions vers Dieu : Alléluia

IKOS VIII

Ouvrier de la vigne du Christ qui ne connus nul repos même à la fin de ta vie de labeur, aide-nous dans nos épreuves tandis que nous nous efforçons d'être fidèles au Christ, nous écriant vers toi pour te louer :

Réjouis-toi, toi qui as persévéré jusqu'à la fin pour atteindre le salut.
Réjouis-toi, toi qui fus reconnu digne de mourir devant l'icône de la Mère de Dieu.
Réjouis-toi, toi qui as gardé ta foi et ton courage au sein d'injustes persécutions.
Réjouis-toi, toi qui as oeuvré jusqu'à la fin pour ton troupeau et qui as attendu la mort assis comme un hiérarque.
Réjouis-toi, toi qui est revenu par la voie des airs pour être enterré parmi ton troupeau.
Réjouis-toi, toi qui accomplis des merveilles pour ceux qui viennent à ton sépulcre avec foi et amour.
Réjouis-toi, ô saint Hiérarque Jean thaumaturge de ces derniers temps.


KONTAKION IX

Tous les choeurs angéliques se réjouirent lors de la montée de ton âme vers leur demeure céleste, s'émerveillant des miracles que tu accomplis sur terre par l'action du Saint-Esprit, à Qui nous chantons : Alléluia


IKOS IX

Les hagiographes trouvent impossible de décrire ta vie de sainteté par des mots nombreux et éloquents, ô juste Jean, car tu es devenu le vivant séjour du pouvoir du Dieu ineffable. Aussi, incapables de faire silence devant le prodige manifesté à notre âge de faible foi, nous te glorifions :

Réjouis-toi, divin palais d'où part le conseil du Bon Roi,
Réjouis-toi, petit et humble logis contenant la beauté spacieuse des demeures angéliques,
Réjouis-toi, toi qui as acquis une maison non faite de main d'homme, éternelle dans les cieux,
Réjouis-toi, havre où toutes sortes de maladies sont divinement guéries,
Réjouis-toi, lieu de prédilection du mystérieux labeur de la prière,
Réjouis-toi, temple béni du Saint-Esprit,
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.



KONTAKION X

Souhaitant sauver le monde, le Sauveur de tous a envoyé un nouveau saint parmi nous et par lui nous a arrachés aux sombres replis du péché. Entendant cet appel à la pénitence, les indignes que nous sommes se tournent vers Dieu en Lui criant : Alléluia

IKOS X

Tu es un mur nous mettant à l'abri de l'adversité, ô archevêque Jean, car par tes intercessions célestes nous sommes délivrés des attaques des passions démoniaques et des afflictions terrestres. Devant la ferme assise de ta prière, nous crions avec foi :

Réjouis-toi, qui rend la vue aux aveugles,
Réjouis-toi, qui redonne force et vie aux agonisants,
Réjouis-toi, secours divin des victimes du doute et du trouble,
Réjouis-toi, rosée pour ceux que consume l'affliction,
Réjouis-toi, père bienveillant pour les isolés et les délaissés,
Réjouis-toi, saint maître de ceux qui cherchent la Vérité,
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


 KONDAKION XI

Ta vie fut un hymne à la Très Sainte Trinité, elle surpasse nos vies en pensées, paroles et actes, o bienheureux Jean. Car avec beaucoup de sagesse tu as expliqué les préceptes de la vraie Foi, nous apprenant à chanter avec foi, espérance et amour, au Dieu Un dans la Trinité: Alléluia


IKOS XI

Tu es pour nous le flambeau rayonnant de l'Orthodoxie au sein des ténèbres de l'ignorance, ô pasteur élu du troupeau du Christ, notre père Jean, car même après ton trépas, tu proclames la vérité aux ignorants et instruis ceux qui cherchent à être guidés et tous ceux qui s'écrient vers toi :

Réjouis-toi, éclat de la Sagesse divine pour ceux qui sont dans l'ignorance.
Réjouis-toi, arc-en-ciel de joie paisible pour les doux.
Réjouis-toi, foudre qui tombe sur les pécheurs invétérés.
Réjouis-toi, éclair du zèle divin.
Réjouis-toi, torrent d'explication des dogmes de Dieu.
Réjouis-toi, inspirateur de pensées théologiques.
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


KONTAKION XII
La grâce a été épanchée dans les derniers jours sur nous tous. A la vue de celle qui provient d'un saint archevêque qui marcha jadis parmi nous, recevons-la avec vénération et action de grâces, criant à Dieu : Alléluia

IKOS XII

Dans ses hymnes à Dieu, le choeur céleste des saints se réjouit qu'il n'ait pas oublié le monde déchu et sans foi, mais ait manifesté Son pouvoir tout-puissant en toi, son doux et humble serviteur. O bienheureux Jean, avec tous les saints nous te rendons grâces et t'honorons :

Réjouis-toi, nouvel astre de justice brillant au firmament,
Réjouis-toi, nouveau prophète envoyé avant l'assaut final du démon,
Réjouis-toi, nouveau Jonas prévenant tous les hommes des salaires du péché.
Réjouis-toi, nouveau Baptiste appelant tous les pécheurs à une vie de prière et de pénitence,
Réjouis-toi, nouveau Paul souffrant pour prêcher l'Évangile en esprit de vérité,
Réjouis-toi, nouvel apôtre dont les miracles instillent en nous foi et crainte,
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


KONTAKION XIII
O notre très saint et très merveilleux hiérarque Jean, consolation de tous les affligés, accepte maintenant notre offrande pieuse, pour que par tes prières à notre Seigneur, nous soient épargnés les tourments éternels et que par ton intercession agréable à Dieu, nous puissions te crier éternellement : Alléluia


 IKOS I
Tu apparus en ces derniers temps comme un ange dans la chair, par la grâce du Dieu ami de l'hommes. Voyant la beauté de tes vertus, nous tes enfants nous nous écrions vers toi :

Réjouis-toi, toi qui vécus dans la rectitude depuis ta plus tendre enfance.
Réjouis-toi, toi qui a persévéré jusqu'à la fin pour atteindre le Salut.
Réjouis-toi, toi qui as manifesté par des vertus sans nombre la grâce de Dieu.
Réjouis-toi, qui entendais mystiquement la prière lointaine de ceux qui étaient en détresse.
Réjouis-toi qui fus rempli d'amour pour ton prochain et qui fis tout pour son salut.
Réjouis-toi, toi qui donnes la joie véritable à tous ceux qui s'adressent à toi dans la prière avec foi et amour.
Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps

KONTAKION I

Thaumaturge élu et serviteur exemplaire du Christ, qui en ces derniers temps répands sur nous des flots d'inspiration inépuisables et une multitude de miracles nous te louons avec amour et vers toi nous nous écrions: Réjouis-toi, saint archevêque Jean, thaumaturge de ces derniers temps.


PRIÈRE A NOTRE SAINT PÈRE THÉOPHORE ET THAUMATURGE JEAN DE SHANGHAI, DE BRUXELLES ET DE SAN FRANCISCO

O bien-aimé hiérarque Jean, tandis que tu vivais parmi nous, tu vis en vérité le futur comme s'il s'agissait du présent, les choses éloignées étaient proches pour toi et les coeurs et les esprits étaient comme les tiens propres. Nous savons qu'en cela tu étais illuminé par Dieu avec Qui tu fus toujours en communion mystique de prière et en Qui tu demeures éternellement à présent. Comme tu pouvais entendre les suppliques mentales de ton troupeau dispersé au loin avant même qu'il ne puisse te parler, ainsi, écoute maintenant nos prières, et portes-les auprès du Seigneur. Tu as été transféré à la vie sans fin, dans l'autre monde et pourtant tu n'es pas loin de nous en vérité, car le ciel nous est plus proche que nos propres âmes. Montre envers nous qui sommes effrayés et seuls, la même compassion que tu montras un jour aux orphelins tremblants. Donne-nous à nous qui sommes tombés dans le péché, la confusion et le désespoir, le même enseignement strict mais affectueux que tu donnas jadis à ton troupeau élu. En toi nous voyons la ressemblance vivante de notre Créateur, l'esprit vivant de l'Evangile et le fondement de notre foi. Dans la vie pure que tu menas à notre époque pécheresse, nous voyons un modèle de vertu, une source d'enseignement et d'inspiration. Considérant la grâce qui te fus
accordée, nous savons que Dieu n'a pas abandonné Son peuple. C'est plutôt nous qui nous sommes séparés de Lui et nous devons retrouver la ressemblance de la Divinité comme tu le fis toi-même. Par ton intercession, ô bienheureux, accorde-nous d'accroître notre effort pour cheminer vers la céleste patrie, établissant nos penchants vers les choses d'En-Haut, oeuvrant dans la prière et la rectitude, combattant enfin les attaques de notre nature déchue. Invoque pour nous la miséricorde de Dieu, afin que nous nous joignions à toi un jour dans Son royaume. Car notre plus profond désir est de vivre à jamais avec Lui, avec le Père et le Fils et le Saint Esprit, maintenant et toujours et dans les siècles des siècles. Amen


d'après l'Hymne Acathiste composée par le bienheureux hiéromoine Séraphin Rose (+ 1982)


 TROPAIRE DE SAINT JEAN MAXIMOVITCH DE SHANGAI, BRUXELLES ET SAN FRANCISCO, Ton 5
Comme un soleil spirituel dans le ciel du firmament, tu as éclairé le monde entier et tu as illuminé les âmes des hommes. C'est pourquoi ton nom est glorifié à l'Orient et à l'Occident, car tu brilles de la grâce du Soleil de Justice, ô Jean notre pasteur bien-aimé. Aussi ne cesse pas de supplier le Christ afin qu'il ait pitié de nos âmes.

KONDAKION, ton 8
A toi, le pasteur et le protecteur d'une immense multitude d'orphelins sans abri, de veuves, de pauvres et d'affligés, nous offrons des hymnes iour et de reconnaissance. Mais comme un hiérarque empli de la grâce et du zèle de la piété, tu nous sauves des ennemis de la Vérité Apostolique, car nous nous écrions vers toi :
Réjouis-toi, ô Jean grand thaumaturge
.


 http://stranitchka.pagesperso-orange.fr/VO20/office_St_Jean_Chg.html

 
PRIÈRE
"O Seigneur Jésus-Christ, Qui a appelé le simple et l'humble à porter la lumière de l'Évangile au monde; et dans ces jours qui sont les derniers, a suscité Ton saint serviteur saint Jean (Maximovitch) pour encourager et bénir la mission et le ministère de l'Orthodoxie en Occident, répand Ta sagesse et Ta grâce sur ceux qui cherchent à répandre la Parole de Ta Vérité en apportant une vision plus large de la Foi et de la mission Orthodoxe; que l'Occident puisse se relever de son apostasie et de ses profondes divisions, et que ses anciens rites soient restaurés dans leur plénitude pour Ta sainte Église Orthodoxe. Ouvre les esprits et les coeurs de tous les peuples et hiérarques Orthodoxes, afin que les efforts de saint Jean puissent porter du fruit et que Ton Église puisse être une. Voici la demande que nous T'adressons, Seigneur Jésus-Christ, Qui vit et règne avec le Père et le Saint-Esprit, Dieu Un, pour les siècles des siècles. Amen."


 http://stmaterne.blogspot.it/search?q=Saint+JEAN+%28Maximovitch%29

 http://www.saintjohnwonderworker.org/akathist

mercoledì 28 giugno 2017

San GIOVANNI CRISOSTOMO, Commento al vangelo di Matteo, omelia 63




GIOVANNI CRISOSTOMO, Commento al vangelo di Matteo, omelia 63

1. Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse...(Mt 19,16). Alcuni accusano questo giovane di inganno e di malvagità, come se si avvicinasse a Gesú per tentarlo. Io invece non esiterei a definirlo avaro e amante del denaro, dal momento che lo stesso Cristo lo dimostra tale, negherei assolutamente che sia un simulatore, poiché non ci possiamo permettere di esprimere un giudizio temerario su ciò che non conosciamo, soprattutto quando si tratta di accusare; anche perché Marco annulla questo sospetto quando dice: Gli corse incontro e inginocchiatosi lo pregava e: Gesú, fissatolo, lo amò (Mc 10,17-21).
Grande è però la tirannia delle ricchezze, che qui viene chiaramente mostrata: anche se pratichiamo altre virtù, questa passione corrompe tutto quanto. Giustamente perciò Paolo la indica come radice di tutti i mali, quando dice: Radice di tutti i mali è la cupidigia (1Tim 6,10). Ma per quale motivo poi Gesú replica a questo giovane dicendo: Nessuno è buono? Giacché quegli considerava Gesú puramente come uomo, uno come gli altri, un maestro giudeo, Gesú gli parla come se fosse un uomo. In molte occasioni, infatti, Gesú risponde uniformandosi alla mentalità di chi lo interroga, come quando dice: Noi adoriamo ciò che conosciamo (Gv 4,22); e Se io rendessi testimonianza a me stesso la mia testimonianza non sarebbe vera (Gv 5,31). Cosí anche ora, dicendo: Nessuno è buono, non lo dice come se volesse negare di essere buono: pensiero assurdo! Infatti non chiede: «Perché mi chiami buono?», che significherebbe: «Io non sono buono», ma: Nessuno è buono: nessuno degli uomini. Dicendo questo non esclude minimamente ogni forma di bontà fra gli uomini, ma lo dice in rapporto alla bontà di Dio. Per questo aggiunge: se non Dio. E non dice: «se non il Padre mio», perché chiaramente non vuole rivelarsi a questo giovane [ ... ].
Potreste chiedermi: perché lo incalza a questo modo e quale vantaggio prevede da una simile risposta? Perché vuole elevarlo gradualmente, e insegnargli a liberarsi da ogni forma di adulazione, distogliendolo dai pensieri terreni e avvicinandolo a Dio; vuole indurlo a ricercare i beni futuri, a riconoscere colui che per sua natura è buono, radice e sorgente di ogni cosa, e a lui render gloria. [ ... ] Se questo giovane si fosse avvicinato per tentarlo, non se ne andrebbe via triste per quanto ha sentito. Nessuno tra i farisei ha questa reazione, quando è confutato, anzi si indigna maggiormente. Costui invece non si comporta così, ma si allontana deluso: questo non è un piccolo segno per indicare che non si era avvicinato con intenzione cattiva, ma fragile, e che desiderava sí la vita eterna, ma era trattenuto da un altro desiderio, difficilissimo da vincersi. Quando Gesú dunque gli dice: Se vuoi entrare nella vita osserva i comandamenti, egli dice: Quali?, non per tentarlo, minimamente; ma pensando che ci fossero altri comandamenti, oltre quelli della legge, che gli potessero procurare la vita: [ ... ] non è di poco conto che pensasse che gli mancava qualcosa e che non era sufficiente aver seguito i comandamenti per ottenere ciò che desiderava. Che cosa dice dunque Cristo? Poiché sta per dargli un comando molto grande, prima gli presenta la ricompensa, dicendo: Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri: e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi (Mt 19,21).

2. Vedi quanti premi e quante corone pone il Signore per quest'alta prova? Se quello avesse voluto tentarlo non gli avrebbe detto queste cose. Invece gli parla così, e per attirarlo gli mostra la grande ricompensa e lascia tutto alla sua scelta, mettendo in secondo piano ciò che nella sua esortazione poteva sembrare difficile. Per questo, prima di parlare della prova e dell'impegno mostra i premi, dicendo: Se vuoi essere perfetto, e dopo: Và, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri, e subito di nuovo i premi: E avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi. Infatti il seguire lui è una grande ricompensa.
Avrai un tesoro in cielo, dice. Poiché il discorso era sulle ricchezze e lo aveva esortato a spogliarsi di tutti i suoi beni, gli mostra che non si sarebbe privato delle sue ricchezze, ma che si sarebbe arricchito, gli dà anche di piú di quanto gli aveva ordinato di dare; e non solo di piú, ma ricchezze tanto maggiori di quanto il cielo è piú grande della terra, anzi, anche di piú. Usa anche la parola «tesoro», per indicare l'abbondanza, la stabilità, la sicurezza di questo scambio di beni; in quanto voleva parlare in termini umani a chi stava ad ascoltare.
Non è dunque sufficiente disprezzare le ricchezze, ma bisogna anche aiutare i poveri: e innanzi tutto seguire Cristo, cioè compiere tutti i suoi comandi, essere ogni giorno preparato a immolarsi e a morire. Dice infatti: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Lc 9,23): certamente è molto piú grande il comando di versare il proprio sangue che disprezzare le ricchezze; tuttavia rinunciare ai beni terreni è un passo non piccolo per arrivare a questo.
Avendo sentito ciò, il giovane se ne andò triste: l'Evangelista aggiunge, volendo far vedere che ciò non era avvenuto per caso: Aveva infatti molte ricchezze (Mt 19,22). Non allo stesso modo, certo, sono trattenuti quelli che dispongono di poco e quelli che sono immersi in abbondanti ricchezze: l'amore per il denaro diventa in questo caso molto piú tirannico. Per questo non smetterò mai di dire che l'accumularsi delle ricchezze fa divampare una maggiore cupidigia, che chi possiede diventa piú povero perché è dominato dal desiderio di avere di piú e perché sente sempre di piú bisogno di possedere. Considera dunque in questa situazione quanto grande sia il potere di tale passione. Guardate: lui che si era avvicinato con gioiosa speranza, quando Cristo gli ordina di gettare le ricchezze, tanto si incupisce e si rattrista, che senza dare alcuna risposta si allontana in silenzio vergognoso e afflitto. Che cosa dice Cristo? Come è difficile che i ricchi entrino nel regno dei cieli!, condannando non le ricchezze, ma quelli che si lasciano dominare da esse. Se è difficile per i ricchi, molto piú difficile sarà per gli sfruttatori. Se chi non distribuisce i propri beni difficilmente raggiunge il regno, pensa quanto fuoco eterno accumula chi rapina i beni altrui.
Inoltre, perché mai dice agli apostoli che è difficile che un ricco entri nel regno dei cieli, a loro che erano poveri, ché non possedevano nulla? Perché insegna loro a non vergognarsi della povertà e spiega perché non aveva loro permesso di possedere alcunché. Infatti, dopo aver affermato che era difficile, prosegue mostrando che è impossibile, anzi non dice soltanto che è impossibile ma, usando il paragone del cammello e dell'ago, vuole affermare qualcosa di piú ancora: infatti dice: E' piú facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli (Mt 19,23-24). Questo mostra che per i ricchi capaci di condurre una vita cristiana è prevista una ricompensa non piccola. Afferma però che ciò è opera di Dio per insegnare che chi vorrà intraprendere tale via avrà bisogno di una grandissima grazia.
I discepoli furono turbati, ed egli aggiunse: Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile. Ma perché i discepoli si preoccuparono, dal momento che erano poveri, anzi, poverissimi? Perché? Essi erano afflitti pensando alla perdizione di tanti uomini, poiché ardevano di carità verso tutti, e già avevano la vocazione di pastori di anime. Quindi si rammaricavano e temevano per gli uomini, colpiti da una simile affermazione: avevano bisogno di essere rassicurati. Per questa ragione Cristo, dopo averli fissati, disse: Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio (Mt 19,26; Lc 18,27). Avendoli prima incoraggiati con il suo sguardo sereno e buono a non lasciarsi prendere dallo sconforto e liberati dall'angoscia questo significano le parole dell'Evangelista: Fissando su di loro lo sguardo, li rincuora con le sue parole conducendoli a considerare la potenza di Dio e infondendo loro nuova fiducia. Se vuoi sapere come e per qual ragione ciò che è impossibile diventa possibile, ascolta: Cristo non disse: Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio perché ci scoraggiamo né perché ci asteniamo dall'impegnarci nelle cose che sembrano impossibili, ma perché, comprendendo la difficoltà dell'impresa, ci rafforziamo nella lotta e preghiamo Dio di assisterci in queste gloriose battaglie e otteniamo la vita eterna.

3. Come dunque ciò può avvenire? Se abbandoneremo le ricchezze, se ci libereremo del denaro e se ci allontaneremo dalle passioni malvagie. E perché comprendiamo che tutto ciò non dipende da Dio solo, ma che grande è l'impresa in cui dobbiamo impegnarci, ascoltiamo le parole che seguono. A Pietro che diceva: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, e gli chiedeva: Che cosa ne otterremo?, il Signore, dopo aver loro proposto la ricompensa, aggiunge: E chiunque avrà lasciato case, o campi, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna (Mt 19,27-29) . In questo modo ciò che è impossibile diventa possibile. Ma come è possibile lasciare tutto ciò?, mi chiederai. Come è possibile liberarsi da un momento all'altro della passione, quando si è immersi in un così grande desiderio di possedere? Sarà possibile se si incomincerà ad alleggerirsi delle ricchezze, a eliminare il superfluo. Cosí potremo avanzare ancora e procedere poi piú facilmente. Non cercare dunque subito la realizzazione completa di ciò, se ti sembra difficile operare subito una rinuncia completa, ma avanza gradualmente su questa via che ti conduce al cielo. Infatti, come i malati sofferenti per la febbre e per la bile che si accumula dolorosamente non soltanto non riescono a estinguere la sete se bevono e se mangiano, anzi, ardono e bruciano maggiormente, cosi gli avari, quando cercano di soddisfare con le ricchezze la loro cupidigia piú bruciante della bile, maggiormente la sentono divampare in sé. Riusciremo a spegnerla solo se allontaneremo intanto dal nostro cuore il desiderio di avere di piú, così come si spegne l'acre sete della bile mangiando poco ed eliminando ogni scoria.
[...] Così chi comincia a disprezzare il denaro placa la cupidigia, chi invece desidera avere e ammassare più ricchezze la infiamma maggiormente e mai si libera da questa passione: anche se ammucchierà soldi su soldi, ne desidererà ancora altrettanti; e quando li avrà ottenuti ne vorrà il doppio e, di piú ancora, vorrebbe che tutto gli si trasformasse in oro, i monti, la terra e il mare, non riuscendo mai a estinguere questa sua demente e terribile sete di ricchezza.
[ ... ] Fratelli, non perdiamoci in questa vanità, gettiamo lontano da noi questa continua e invincibile ricerca del denaro e applichiamoci alla ricerca di qualcosa d'altro che può renderci felici e che non ci procura nessuna difficoltà: cerchiamo di possedere i tesori del cielo. Essi non ci danno alcun affanno, anzi, il possederli è un vantaggio indicibile: chi rimane vigilante e disprezza i beni terreni non può perderli; chi invece si sottomette e si dedica alle ricchezze della terra, sicuramente dovrà perderle. [ ... ] Quando dunque vedrai qualcuno, splendido esteriormente per i suoi magnifici vestiti e accompagnato da una grande scorta di guardie, scruta la sua coscienza e la vedrai avviluppata nelle ragnatele e coperta di polvere. Ricordati di Paolo e di Pietro; pensa a Giovanni e a Elia, o, meglio, al Figlio stesso di Dio, che non aveva dove posare il capo. Sii imitatore di Cristo e dei suoi discepoli e considera quelle inestimabili ricchezze. Se, dopo averle considerate degne di ammirazione, nuovamente ti lasci ottenebrare dalle ricchezze di questa terra come travolto nel naufragio da una violenta tempesta, ascolta le parole di Cristo che ti dice che è impossibile che un ricco entri nel regno dei cieli. Considera, alla luce di queste parole, tutti i monti, la terra, il mare e immagina, se vuoi, di cambiare tutto ciò in oro; non troverai niente che valga la perdita che tutto ciò ti procura”.



martedì 6 giugno 2017

E Abbà disse.. Tempo di Pentecoste 2017


 The Real Presence of Christ


Un anziano ha detto: « Sei giunto a serbare il silenzio? Non credere, tuttavia, di aver compiuto un atto di virtù. Di' piuttosto: « Sono indegno di parlare" ».(Detti dei Padri del Deserto)


“Mio Signore e mio Dio, governa la mia vita Tu che governi con forza tutto il creato con una ineffabile parola di sapienza, porto tranquillo di coloro che sono afflitti e fammi conoscere la via nella quale camminare. Concedi uno spirito di sapienza ai miei pensieri, donando uno spirito di intelligenza alla mia stoltezza. Adombra le mie opere con uno spirito di timore per te, e rinnova nelle mie viscere uno spirito retto e con uno Spirito che guida rafforza la mia mente vacillante, affinché ogni giorno, guidato a ciò che è utile dal tuo Spirito buono, sia reso degno di compiere i Tuoi comandamenti e di ricordare sempre la Tua venuta gloriosa, e che esaminerà ciò che abbiamo fatto. Non lasciarmi sedurre dai piaceri corruttibili di questo mondo ma fortificami nel tendere al godimento dei tesori futuri… Sì, o Signore, munifico datore buono di ogni beneficio, poiché Tu sei colui che dà oltre ciò che Ti chiediamo.”
* Preghiera dall’”Ufficio della genuflessione-Vespro della Domenica di Pentecoste

 
Gli dicono: “Tu sei Agatone? Abbiamo sentito dire che sei fornicatore e superbo”. Rispose: “Sì, è vero”. “Tu sei Agatone, chiacchierone e pettegolo?”. “Lo sono”. Dicono di nuovo: “Tu sei Agatone, l’eretico?”. “Non sono eretico”, risponde. Lo pregarono: “Spiegaci perché, quando ti abbiamo accusato di cose tanto gravi, tu le hai accettate, e questa solo non l’hai sopportata”. Disse loro: “Dalle prime io stesso mi accuso, ed è utile all’anima mia, ma l’eresia è separazione da Dio e io non voglio essere separato da Dio”.
* s. Agatone (Monaco ortodosso e professore del deserto - V° sec.)

 “Se ti vien meno il coraggio, prega. Prega con timore e tremore, con ardore, sobrietà e vigilanza. Così bisogna pregare, soprattutto a motivo dei nostri nemici invisibili che sono malvagi e accurati nel male, perché principalmente su questo punto essi ci porranno ostacoli.” (p. Evragrio Pontico)

 “Non abbiate eccessiva fiducia nell’istruzione superiore che avete conseguito. La civiltà nella quale viviamo è cultura della caduta.” (s. Sofronio di Essex - 1896/1993)


“Supponiamo che per terra ci sia un cerchio, cioè una linea tonda tracciata con un compasso dal centro. Centro si chiama propriamente il punto che sta in mezzo al cerchio. Adesso state attenti a quello che vi dico. Pensate che questo cerchio sia il mondo, il centro del cerchio sia Dio, e le linee che vanno dal cerchio al centro siano le vie, ossia i modi di vivere degli uomini. In quanto dunque i santi avanzano verso l’interno, desiderano avvicinarsi a Dio e si avvicinano gli uni agli altri, e quanto più si avvicinano a Dio, tanto più si avvicinano l’un l’altro, e quanto più si avvicinano l’un l’altro, tanto più si avvicinano a Dio. Similmente immaginate anche la separazione. Quando infatti si allontanano da Dio e si rivolgono verso l’esterno, è chiaro che quanto più escono e si dilungano da Dio, tanto più si dilungano gli uni dagli altri, e tanto più si dilungano anche da Dio. Ecco, questa è la natura dell’amore. Quanto più siamo fuori e non amiamo Dio, altrettanto siamo distanti dal prossimo; se invece amiamo Dio, quanto più ci avviciniamo a Dio per mezzo dell’amore per lui, altrettanto ci uniamo all’amore del prossimo, e quanto siamo uniti al prossimo, tanto siamo uniti a Dio.”
* s. Doroteo di Gaza (monaco ortodosso-antiocheno e professore del deserto - VI° sec.)


Ora che abbiamo imparato dalla Scrittura ciò che è il timore del Signore, e quali sono la sua bontà e il suo amore, convertiamoci a lui con tutto cuore… Osserviamo i suoi comandamenti; amiamoci gli uni gli altri di tutto cuore. Chiamiamo con il nome di fratelli anche coloro che ci odiano e ci detestano, affinché il nome del Signore sia glorificato e manifestato in tutta la sua esultanza. Noi che ci mettiamo alla prova a vicenda, perdoniamoci vicendevolmente… Non invidiamo gli altri, e se siamo esposti alla gelosia, non diventiamo spietati. Invece, mostriamoci pieni di compassione gli uni verso gli altri, e con la nostra umiltà guariamoci gli uni, gli altri. Non sparliamo, non dileggiamo, poiché siamo membra gli uni degli altri. Amiamoci gli uni gli altri, e saremo amati da Dio; siamo pazienti gli uni con gli altri, ed egli si mostrerà paziente con i nostri peccati. Non rendiamo il male per il male, e non riceveremo ciò che meritiamo per i nostri peccati. Infatti, otteniamo il perdono dei nostri peccati perdonando ai nostri fratelli, e la misericordia di Dio è nascosta nella misericordia per il prossimo.
* s. Massimo il Confessore

mercoledì 31 maggio 2017

(da alcuni testi )Del nostro Padre tra i Santi Iustin (Popovic)-


Immagine correlata

L'Uomo come immagine di Cristo

" Rivestirsi dell‟uomo nuovo, il Dio-Uomo, significa diventare vero uomo, quale è uscito dalle mani di Dio al momento della creazione e per di più dotato di tutte le energie divino-umane del Cristo, riempito di “tutta la pienezza di Dio”[5]. Per il Signore ogni uomo è un essere simile a Dio: “non c‟è né Greco né Ebreo, circonciso o meno, barbaro o Scita, schiavo o libero: ciò che importa è il Cristo e la sua presenza in tutti noi”[6]. In quanto Dio-Uomo divenuto Chiesa, il Signore abbraccia tutti i mondi divini e tutte le creature in essi, ha riempito di sé tutti e tutto e per ogni creatura è divenuto “tutto in tutto”. Nella misura in cui le creature non lo allontanano da sé con l‟amore volontario per il peccato, dacché esiste la Chiesa del Cristo nel mondo, scompare tutto ciò che divide gli uomini. E l‟uomo nuovo, l‟uomo del Cristo, guarda in un modo nuovo i suoi simili, il mondo ed ha la filosofia “secondo il Cristo”[7]. 

sta in   http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2016/01/luomo-come-immagine-di-cristo-san.html


IL CRISTO È RISORTO!

San Justin Popovic Trad. A. S. in “Messaggero Ortodosso”, Roma, aprile-maggio 1986, nn. 4-5, 1-4.

"Infatti, se egli non fosse risorto, l’Evangelo sarebbe lettera morta, una lettera sulla carta. Se egli non fosse risorto, non ci sarebbe il Cristianesimo; al posto suo ci sarebbe una dottrina filosofica, simile a quella di Socrate, Platone, Kant e Bergson. Solo Egli, eternamente vivo, poiché è il Signore Gesù Cristo risorto, dà le forze ed il Cristianesimo è vita, vita e fede, vita ed amore, vita e preghiera, vita ed immortalità, vita e vita eterna. Egli solo, eternamente vivo, ispira i martiri al martirio per lui, gli asceti all’ascesi, gli apostoli all’apostolato, i confessori alla confessione, i folli in Cristo alla loro follia, i misericordiosi alla misericordia, i digiunatori al digiuno, i continenti alla continenza, coloro che amano all’amore; tutti i Cristiani di tutti i tempi alle varie forme di ascesi, in cui consiste la vita secondo il suo Evangelo della salvezza."

sta in

http://larpadidavide.blogspot.it/2013/05/il-cristo-e-risorto.html

 

L’ultimo scritto di San Justin Popovic il Nuovo Filosofo (1894 - 1979)

Da “Messaggero Ortodosso”, Roma, agosto-settembre 1979 anno IV, n.7-8, p. 22-23. trad. A. S.
 
Esaminate e controllate: tutto ciò che c’è di buono nell’uomo trae origine da Dio stesso: tutto ciò che è grande, immortale ed ha un valore eterno. Di tutto ciò la gloria spetta a Dio; all’uomo essa spetta in quanto glorifica Dio con ciò che c’è di buono, santo, immortale, eterno. Che cosa si deve lodare e celebrare nell’uomo, che egli non abbia ricevuto da Dio? Chi è intelligente lo vede e se ne rende conto, per cui ascrive a Dio tutta la gloria e tutte le opere gloriose compiute dagli uomini.
Solo le persone di intelligenza limitata e di sentimenti superficiali, incapaci di pensieri profondi, ascrivono agli uomini la gloria delle loro opere. E questa gloria cercano testardamente. Ma tra gli uomini è glorioso, in realtà, solo ciò che è divino, immortale ed eterno.

L’uomo è glorioso solo per merito di Dio, del Dio-Uomo. Giacché lui solo gli dà l’immortalità, l’eternità, la verità, l’amore, la giustizia e la saggezza, ciò che lo rende glorioso davanti a Dio. Ed è ciò che lo rende eternamente glorioso. Perciò il Cristo, a nome proprio e dei suoi autentici seguaci, decisamente dichiara: “A me non importa affatto ricevere i complimenti dagli uomini”.
Ma se l’uomo cerca la gloria degli uomini, è un verme che cerca la tarlatura; a che cosa gli serve allora il Cristo? A che gli serve la fede nel Cristo? Egli non può neppure credere nel Signore Gesù. L’amor proprio è il principale impedimento perché si creda nel Dio-Uomo, l’amor proprio che serve a soddisfare gli uomini. Se l’uomo accontenta i suoi simili, se vive per la gloria umana, s’è reso con ciò stesso incapace della fede in Dio e di ciò che è divino: la Verità divina, la giustizia e la Vita. Perciò il Salvatore giustamente chiede: “Ma come può avere fede gente come voi? Siete pronti a ricevere l’omaggio dei vostri simili, ma non vi preoccupate di ricevere la lode di Dio”.

Mosè che vide Dio, vide tutta la sua gloria, quella del suo popolo e di tutti gli uomini in Dio e nel suo Messia. Ogni sua parola è una fiamma di ardore per Dio e per ciò che è divino. Se indagate sulla verità delle sue parole, in che cosa essa consiste se non in Dio e nel suo Messia? Mosè non fece altro che “scrivere di me”, cioè del Cristo, Dio-Uomo.
 
 http://larpadidavide.blogspot.it/2011/12/lultimo-scritto-di-san-justin-popovic.html
 
 
PREGHIERA A SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
Arch. Justin Popovic
O tu più eloquente di tutti gli uomini, tu l’Orante di Dio, Santo Padre Giovanni Crisostomo, ecco che con le nostre preghiere balbettate ci avviciniamo a te. Non ci respingere, perché ecco in ognuno dei nostri balbettii c’è tutto il nostro cuore, i nostri sospiri, le nostre grida! Noi ti preghiamo, o grande Santo: scendi con la compassione dalle altezze sopracelesti fino alla nostra bassezza avvelenata e guariscici da ogni malattia dell’anima, in modo da servire, con un’anima che ha riacquistato la salute, il tuo e nostro Signore. Guariscici da tutte le malattie del corpo, se è per la nostra salvezza, in modo che possiamo dedicarci all’ascesi di un’anima sana in un corpo sano e lottare con il tuo grande aiuto per la salvezza delle nostre anime, lottare per la resurrezione della nostra coscienza dai morti, lottare per la trasfigurazione del nostro cuore amico del peccato, lottare per la divinizzazione della nostra volontà demonizzata, affinché la nostra volontà, guidata da te, non voglia e non desideri che solamente ciò che è di Cristo, ciò che è evangelico, ciò che è celeste e ciò che è eterno.
O grandemente meraviglioso Santo di Dio, le tue sante reliquie sono lontano da noi, ma per il tuo amore per Lui, sei interamente accanto al Cristo Signore e, per il tuo amore per gli uomini, sei accanto a tutti noi; anche noi ti preghiamo con tutto il nostro cuore: per il tuo amore, scendi fino a noi, e con la fiamma del tuo amore per Cristo, abbraccia le nostre anime in modo che brucino eternamente dell’amore per Cristo, in entrambi i mondi, perché brucino e mai si consumino; e dacci il tuo santo amore per gli uomini, in modo che ci amiamo gli uni gli altri e amiamo tutta la creazione, sulla terra e in cielo, soltanto con santo amore. Santo Evangelista dalla bocca d’oro, quinto Evangelista, ti preghiamo e ti supplichiamo: per il tuo santo Evangelo guidaci, dirigi le nostre anime, facci uscire sulla strada che, con l’eterna Verità, conduce alla vita eterna. Il nostro intelletto, malato e reso malato, nebbioso e ottenebrato dai pensieri impuri e cattivi, dalle passioni amiche dei peccati, guariscilo con la misericordia e trasfiguralo in mente di Cristo, come tu stesso hai già trasformato la tua mente durante la tua vita terrena, con la tua santa ascesi, nello spirito di Cristo – che è il motivo per cui ci hai spiegato i meravigliosi misteri di Cristo seminati e sparsi in tutta la creazione divina, visibile e invisibile.
O tu che hai desiderato Cristo, tu che sei potente in Cristo, o nostro padre Crisostomo, per secoli, con i tuoi santi libri e le tue sante preghiere, hai risuscitato dai morti innumerevoli anime – risuscita anche le nostre anime con i tuoi santi insegnamenti e le tue sante preghiere! Perché guidati e diretti da te, saremo in grado di vincere qualsiasi morte, che cresce dall’amore per il peccato nascosto profondamente dentro di noi o che ci attacca dal mondo esterno. Lo sappiamo, sì, lo sappiamo, o santissima Guida spirituale e celeste, sei più forte di ogni morte! Noi ti preghiamo, facci vincitori di ogni morte, avendoci fatto prima vincitori di ogni peccato e di ogni passione, poiché i peccati e le passioni sono le uniche cause, gli unici precursori, gli unici portatori, gli unici autori di tutte le morti spirituali; e per questo tu, che ci piaccia o no, sterminali in noi, e assicuraci così la vittoria su ogni morte, in modo che possiamo già in questo mondo vivere la gioia pasquale del Signore Risorto, che da te si riversa abbondantemente su tutti coloro che con tutto il loro cuore invocano il tuo aiuto.
O molto misericordioso e sempre molto vittorioso padre Crisostomo, abbi misericordia di me: scendi dal cielo nel grembo della mia anima, nelle tane delle belve nascoste nella mia anima. Perché ogni passione è una belva feroce e la mia anima è piena di belve spirituali. Per favore, scendi tra i leoni selvatici e fa’ di loro degli agnelli. Ti prego, scendi in mezzo ai lupi sanguinari, divoratori di anime e trasformali in pecore. Affrettati, vieni in mio aiuto perché le mie belve rabbiose, le passioni sempre affamate della mia anima, sono pronte a divorarmi!
O Evangelista insuperabile dalla bocca d’oro, o Crisostomo, evangelizza me, il grande peccatore: per i tuoi evangeli [portatori della luce] trisolari, scendi nei miei ghiacciai, falli sciogliere e riscaldami con calore celeste. La mia pigrizia – ecco il mio primo ghiacciaio: in esso è congelato tutto ciò che attira verso Dio, verso il cielo; ti prego, scendi in esso, riscaldami tutto intero e sollevami verso il cielo, verso il Signore! Il mio ozio – ecco mio secondo ghiacciaio, mio santissimo padre e padre spirituale sapiente in Dio; scendi in esso, perché tutti i pensieri si sono congelati, tutti i sentimenti e io, in spensieratezza e inoperosità, muoio nel ghiaccio, privato del sole.
Ti prego, con i raggi del tuo zelo, entra nel ghiacciaio della mia anima e scaldami con la fede, la preghiera, l’amore, il digiuno, lo zelo, la verità e con tutte le virtù. Entra e fa’ sciogliere i ghiacciai della mia anima con il fuoco della tua fede, del tuo amore e della tua compassione. E così, sollevami sempre più in alto verso il cielo, verso il tuo, e il mio, meraviglioso Signore! Perché anche se con i miei peccati mi sono allontanato molto dal Signore, anche se il diavolo mi trascina attraverso il deserto dei miei folli desideri, tuttavia credo che il Signore Molto Buono esaudirà le sante preghiere, per me peccatore, del Suo beneamato che gli è stato accetto, che Egli mi riporterà, con la Sua taumaturgica misericordia, al cielo, a Lui stesso, al Suo regno celeste. Anche perché se spesso sono caduto, non sono stato privato del Signore: perché mi reggo a Lui, fosse solo per un sospiro, una lacrima, un grido.

O misericordiosissimo padre Crisostomo, abbi pietà di me, il grande peccatore: ricevimi nei secoli nelle tue sante preghiere! Perdonami e aiuta me, il grande peccatore! Rialzami ché sono caduto e rovinato! Guarisci la mia anima da tutte le sue passioni! Guarisci la mia mente da tutte le malattie! Guarisci la mia volontà da tutte le debolezze! Custodiscimi con le tue preghiere come fossero un’armatura di fuoco, affinché nessuna passione mi faccia cadere nella morte spirituale! Rafforza il mio spirito nella tua memoria di Cristo! Rafforza il mio cuore nel tuo sentimento di Cristo! Rendimi impassibile, io che sono pieno di passioni, con l’aiuto delle sante virtù! Rendimi degno di sentire tramite te, di pensare attraverso te, di volere tramite te, di agire attraverso te, di credere tramite te, di amare attraverso te, di vivere tramite te, di essere immortale attraverso te! Per il tuo amore a Cristo, dammi l’amore di Cristo! Dammi l’umiltà e la pazienza! Prega per me, in me e al mio posto, trasfigurami per la salvezza, per essere cristificato, divinizzato! Cristificami, ché sono demonizzato! Rendimi misericordioso, io che sono insensibile e privo di compassione! Dammi tutte le virtù, ché sono corrotto! Governa sempre il mio cuore! Guida sempre la mia anima! Guida sempre la mia volontà! Guida sempre la mia coscienza! Conduci sempre i miei pensieri! Dirigi sempre i miei sentimenti! Conduci sempre la mia vita, sia in questo mondo che nel mondo che verrà! Affinché anche io, il grande peccatore, possa insieme a te, padre Crisostomo amare in Cristo, celebrare continuamente il nostro unico e meraviglioso Signore e Salvatore Gesù Cristo, al quale appartiene ogni gloria, onore e adorazione, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn! Amìn! Amìn!

 http://oodegr.com/tradizione/tradizione_index/testilit/crisospopovic.htm

 

La Chiesa, Pentecoste permanente

 Il “giorno dello Spirito Santo” – che inizia con l’alba della Pentecoste  – si diffonde, inarrestabile, nella Chiesa attraverso la pienezza indicibile dei doni divini e delle divine potenze vivificanti  nella Chiesa ogni cosa esiste per mezzo dello Spirito Santo, dal minimo dettaglio a ciò che è fondamentale. Quando il sacerdote benedice l’incensiere prima di accingersi ad incensare, prega il Signore Gesù di “far discendere la grazia dello Spirito Santo”, e quando si procede al rinnovamento dell’indicibile mistero divino della santa Pentecoste, durante la consacrazione di un vescovo, con il proposito di conferirgli tutta la plenitudine della grazia, appare evidente come l’intera vita si trovi posta sotto lo Spirito Santo. Indubbiamente, è in virtù dello Spirito Santo che Cristo è nella Chiesa – parimenti lo Spirito Santo dimora nell’anima  Sin dall’apparire dell’economia divino-umana della salvezza, lo Spirito Santo è stato sigillato nelle fondamenta
della Chiesa, nella fondamenta del corpo di Cristo, portando a compimento l’Incarnazione: Lo Spirito Santo che ha prodotto dalla Vergine l’Incarnazione del Verbo (toû Logou ktisan tèn sarkosin) 

http://www.orthodoxia.it/wp/2016/06/02/chiesa-pentecoste-permanente/

 

Hai accolto con gioia, al suo ritorno, quel prodigo...

 

Il figlio prodigo della parabola è l’esempio perfetto del peccatore che si converte. L’Evangelo ci mostra come l’uomo, con il suo libero volere, con la sua vita, partecipi della terra e del cielo, del diavolo e di Dio, del paradiso e dell’inferno. Il peccato spoglia gradualmente l’uomo da qualsivoglia elemento divino dentro di lui, gli paralizza ogni desiderio e anelito divino, finché lo getta, alla fine, tra le braccia tremende del diavolo. Allora l’uomo si riduce a pascolare i porci del suo signore, il diavolo. I porci sono le passioni, sempre insaziabili e voraci. In una tale vita l’uomo infelice non è che matto, demente, fuori di sé [...]. Il Signore afferma del figlio prodigo: “Rientrò in sé stesso” (Lc 15,17). In che modo rientrò in sé stesso? Con la conversione. Poiché con il peccato l’uomo diventa demente, va fuori di sé. Ogni peccato, anche il più piccolo, è sempre pazzia dell’anima, demenza dell’anima. Con la sua conversione, l’uomo rinsavisce, ridiventa sano, rientra in sé. E allora grida a Dio, corre verso di lui, innalza al cielo la sua voce: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te” (Lc 15,21). E che fa il Padre celeste? Sempre e sconfinatamente amico dell’uomo, vedendo il proprio figlio affrettarsi convertito verso di lui, si muove a compassione, corre, lo abbraccia e lo bacia. E ordina ai suoi servitori celesti, i santi angeli: “Portate qui il vestito primo, più bello, e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15,22-24). Così avviene anche per ciascuno di noi e per ogni peccatore che si converte [...].

La conversione dal peccato conduce il peccatore pentito all’abbraccio di Dio, al regno eterno dell’amore del nostro Padre celeste. Mentre il peccato che rimane senza conversione genera nell’anima la morte, per inabissare, successivamente, l’uomo nell’inferno eterno del diavolo. Signore, accordaci la conversione!


 http://bergamo-ortodossa.blogspot.it/2013/03/hai-accolto-con-gioia-al-suo-ritorno.html


Introduzione a "Le Vite dei Santi" | Vita ed opere dei Santi Padri

sta in 

http://www.calabriaortodossa.it/joomla//joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=62:introduzione-a-qle-vite-dei-santiq&catid=69:vita-ed-opere-dei-santi-padri&Itemid=15