giovedì 19 dicembre 2019

Dagli scritti del Nostro Padre tra i Santi Ignazio di Antiochia Vescovo e Martire

"Gesù Cristo, nostra vita inseparabile, è il pensiero del Padre, come anche i vescovi posti sino ai confini della terra sono nel pensiero di Gesù Cristo. Conviene procedere d'accordo con la mente del vescovo, come già fate. Il vostro presbiterato ben reputato degno di Dio è molto unito al vescovo come le corde alla cetra. Per questo dalla vostra unità e dal vostro amore concorde si canti a Gesù Cristo. E ciascuno diventi un coro, affinché nell'armonia del vostro accordo prendendo nell'unità il tono di Dio, cantiate ad una sola voce per Gesù Cristo al Padre, perché vi ascolti e vi riconosca, per le buone opere, che siete le membra di Gesù Cristo. È necessario per voi trovarvi nella inseparabile unità per essere sempre partecipi di Dio. Se in poco tempo ho avuto tanta familiarità con il vostro vescovo, che non è umana, ma spirituale, di più vi stimo beati essendo uniti a lui come la Chiesa lo è a Gesù Cristo e Gesù Cristo al Padre perché tutte le cose siano concordi nell'unità."
(Ignazio d’Antiochia, Lettera agli Efesini 3- 5)

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            "In realtà ho saputo che i vostri santi presbiteri non hanno abusato della giovinezza evidente di lui (il Vescovo), ma saggi in Dio sono sottomessi a lui, non a lui, ma al Padre di Gesù Cristo che è il vescovo di tutti. Per il rispetto di chi ci ha voluto bisogna obbedire senza ipocrisia alcuna, poiché non si inganna il vescovo visibile, bensì si mentisce a quello invisibile. Non si parla della carne, ma di Dio che conosce le cose invisibili."
(Ignazio d’Antiochia, Lettera ai Magnesi, III, 1 - 2)
          
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  "Vi prego di essere solleciti a compiere ogni cosa nella concordia di Dio e dei presbiteri. Con la guida del vescovo al posto di Dio, e dei presbiteri al posto del collegio apostolico e dei diaconi a me carissimi che svolgono il servizio di Gesù Cristo che prima dei secoli era presso il Padre e alla fine si è rivelato. Tutti avendo una eguale condotta rispettatevi l’un l’altro. Nessuno guardi il prossimo secondo la carne, ma in Gesù Cristo amatevi sempre a vicenda. Nulla sia tra voi che vi possa dividere, ma unitevi al vescovo e ai capi nel segno e nella dimostrazione della incorruttibilità." Come il Signore nulla fece senza il Padre col quale è uno, né da solo né con gli apostoli, così voi nulla fate senza il vescovo e i presbiteri.

(Ignazio d’Antiochia, Lettera ai Magnesi, VI, 1 - 2)

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            "Se siete sottomessi al vescovo come a Gesù Cristo dimostrate che non vivete secondo l'uomo ma secondo Gesù Cristo, morto per noi perché credendo alla sua morte sfuggiate alla morte. È necessario, come già fate, non operare nulla senza il vescovo, ma sottomettervi anche ai presbiteri come agli apostoli di Gesù Cristo speranza nostra, e in lui vivendo ci ritroveremo"

(Ignazio d’Antiochia, Lettera ai Tralliani, III, 1 - 2)


“Il mio spirito è l’umile vittima della croce, di
quella croce che è scandalo per gli increduli, ma per noi salute e vita
eterna , ed ancora: “Do gloria a Gesù Cristo Dio che tanto vi rese
sapienti; giacchè vi conobbi perfetti nella fede, immobili come inchiodati
alla croce del Signore Gesù Cristo.....
Figlio di Dio, nato veramente da una vergine, battezzato da  Giovanni affinché fosse da lui adempiuta ogni giustizia; che veramente  sotto Ponzio Pilato ed Erode tetrarca fu crocifisso per noi nella carne,per innalzare il segno nei secoli … E veramente patì, come ancheveramente risuscitò se stesso



S. Ignazio d'Antiochia ha detto:

Procurate di riunirvi più frequentemente per il rendimento di grazie e per la lode a Dio. Quando vi radunate spesso le forze di satana sono annientate ed il male da lui prodotto viene distrutto nella concordia della vostra fede. 




mercoledì 18 dicembre 2019

18/12 Quaresima di Natale/periodo di Avvento. I Santi Padri e i Testimoni






“Dio cerca i cuori dell'uomo, non l'intellettualità e il rumoroso successo terreno”. (Sergej Komarov)

“Un uomo matura quando la negatività delle azioni altrui non riesce a spegnere l’amore delle persone in lui.” (Metropolita Antonio di Surozh)

I CRISTIANI DI OGGI *
"I cristiani di oggi vogliono stare con un piede in cielo, ma con un piede ben radicato in terra". (p. Iustin Pârvu – 1919/2013)



San Massimo il Confessore splendidamente ci guida sulla “via della filosofia secondo Cristo”:
Non accusare di essere ignobile ed empio colui che ieri hai lodato come buono e virtuoso, solo perché il tuo amore si è mutato in odio.
Non denunciare la mancanza del tuo fratello per giustificare l’odio malvagio che si è impadronito di te. Piuttosto, anche se sei preso dal risentimento, persisti nelle tue lodi, così ti sarà facile tornare allo stesso salutare amore.
Non adulterare, a causa del tuo risentimento nascosto, il solito elogio del tuo fratello nelle conversazioni con gli altri , mescolando di nascosto le tue parole con riferimenti alle sue mancanze e giudizi di condanna. Invece, usa parole di lode senza sotterfugi e sinceramente prega per lui, come se stessi pregando per te stesso, e così sarai presto liberato da un tale odio distruttivo.
Se il tuo fratello è di nuovo tentato dal nemico e persiste nel parlare male di te, non discostarti dal tuo amore, ma respingi il demone che ti sconvolge la mente.
E questo accadrà se parli benevolmente quando sei denigrato e mostri bontà e gentilezza quando si trama contro di te.
Questa è la via della filosofia cristiana, e nessuno potrà dimorare con Cristo senza seguirla.


Se Dio non fosse così infinitamente misericordioso, nessuno sarebbe salvato. Nessuno si salverebbe perché nessuno è o è stato sulla terra senza colpa e senza imperfezioni. Nessuno può vantarsi di aver mantenuto il suo cuore candido e puro. Anziano Efrem di Filotheu e Arizona.

Dal De paenitentia di Santo Ambrogio-provare compassione 

Che debbo fare perché tu dica di me:Sono rimessi i suoi molti peccati, perché ha molto amato?

Confesso che il mio debito è più grande e che a me è stato rimesso dipiù, perché sono stato chiamato all’episcopato dal frastuono delle liti del foro e dal temuto potere della
pubblica amministrazione... Conserva, o Signore, la tua grazia, custodisci il dono che mi hai fatto nonostante le mie resistenze... Non permettere che si perda, ora che è vescovo, colui che quando era perduto hai chiamato all’episcopato, e concedimi anzitutto di essere capace di condividere con intima partecipazione il dolore dei peccatori...ogni  volta che si tratta del peccato di uno che è caduto, concedimi di provarne compassione e di non rimproverarlo altezzosamente ,ma di gemere e piangere,così che mentre piango su un altro,io pianga me stesso

Dall'«Omelia» di un autore del secondo secolo  (Capp. 15, 1 - 17, 2; Funk, 1, 161-167)
Convertiamoci al Signore che ci ha chiamati
La norma che vi ho dato per una vita morigerata e santa non è da poco. Anzi, è tale che se uno la mette in pratica, non avrà da pentirsi, ma salverà se stesso e anche me che l'ho ammaestrato. E' veramente guadagno non piccolo ricondurre sul cammino della salvezza un'anima che si era smarrita o perduta. E questo guadagno noi potremo presentarlo al Signore che ci ha creati, se chi parla e chi ascolta parla e ascolta con fede e carità. Restiamo saldi in ciò che crediamo, nella giustizia e nella santità, e preghiamo fiduciosamente Dio il quale ci dice: Mentre tu ancora parli, risponderò: Eccomi a te (cfr. Is 58, 9). Questa espressione include una grande promessa, poiché ci fa intendere che è più pronto il Signore a dare, che noi a chiedere. Ma poiché siamo tutti partecipi di questa grande bontà, procuriamo di non invidiarci a vicenda i beni senza numero ricevuti dal Signore.
Pensiamo quanta è la gioia che quelle parole arrecano alle anime operose. Ebbene altrettanta è l'amarezza di condanna che esse portano alle anime disobbedienti.
Fratelli, prendiamo questa bella occasione per far penitenza, e mentre ne abbiamo tempo convertiamoci a Dio che ci ha chiamati e che è pronto ad accoglierci. Se lasceremo tutte le voluttà e non permetteremo che la nostra anima rimanga preda dei cattivi desideri, saremo partecipi della misericordia di Gesù. Sappiate intanto che già «viene il giorno» del giudizio, rovente come un forno, e si dissolveranno in parte i cieli (cfr. Ml 3, 19) e tutta la terra, come piombo che si discioglie al fuoco, e allora si manifesteranno tutte le azioni degli uomini, quelle occulte e quelle già note. Pertanto buona cosa è l'elemosina come penitenza dei peccati. Il digiuno vale più della preghiera, ma l'elemosina conta più di ambedue: «La carità copre una moltitudine di peccati» (1 Pt 4, . La preghiera, fatta con animo puro, libera dalla morte, ma è beato colui che è trovato perfetto mediante l'elemosina. Questa infatti libera dal peccato. Facciamo dunque penitenza con tutto il cuore, perché nessuno di noi perisca. Se noi abbiamo l'obbligo di richiamare altri dal culto degli idoli e istruirli, quanto più dobbiamo impegnarci a salvare tutte le anime che già godono della vera conoscenza di Dio! Perciò aiutiamoci l'un altro, così da condurre al bene anche i deboli e salvarci tutti, migliorandoci per mezzo della correzione fraterna.

martedì 17 dicembre 2019

Quaresima di Natale/periodo di Avvento. I Santi Padri e i Testimoni



Tenete sempre la cintura ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quei servi che attendono il padrone, che ritorna dalle nozze, per aprirgli al momento che verrà e busserà” (Lc 12, 35-36)




“Se qualcuno si sente perfetto ciò che sente è proprio l’imperfezione. Le opere e il tempo della conversione hanno bisogno sempre di essere portate a perfezione, fino al momento della morte.” (san Isacco il Siro)



Preghiera di compunzione di San Macario il Grande:
Mio Dio, purifica me, peccatore, che non ho mai fatto il bene davanti a te; liberami dal maliglno e fa che si compia in me la tua volontà: affinché senza timore di condanna, apra le mie labbra indegne e celebri il tuo Santo Nome: del Padre, del Figlio e del santo Spirito, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amin.
Abbi misericordia di noi, Signore, abbi misericordia di noi, privi di ogni giustificazione, noi peccatori ti rivolgiamo, o Sovrano, questa supplica: abbi misericordia di no
i.
Un monaco chiese a San Gabriele (Urgebadze) cos'è il digiuno. "Lasciami spiegare", rispose l'anziano e gli raccontò di tutti i peccati commessi dal monaco.
Vergognandosi, il monaco non sapeva cosa fare. Si inginocchiò e pianse.
L'anziano sorrise e disse: "Adesso vai a pranzare."
"No, padre, grazie, non voglio" rispose il monaco.
“Questo è il digiuno. È quando ricordi i tuoi peccati, ti penti di loro e non pensi più al cibo”.


" Se non fosse stato per la Santa Vergine, tutte le persone sarebbero diventate diavoli da molto tempo.
Perché lei ha dato alla luce il Dio della salvezza."
S. Justin di Celije

La saggezza di questo mondo non può salvare il mondo. I parlamenti, i governi, le complesse organizzazioni degli stati contemporanei più avanzati, sono impotenti. L'umanità soffre senza limiti. L'unica soluzione è trovare in noi la saggezza e la determinazione a non vivere secondo le idee di questo mondo, ma a seguire Cristo. Come possiamo trovare la nostra strada? Secondo il Vangelo, Cristo è la nostra strada.
* s. Sofronio di Essex (archimandrita aghiorita – 1896/1993)

Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 33, 1. 2; PG 57, 389-390)
Se saremo agnelli vinceremo, se lupi saremo vinti
Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell'aiuto del pastore. Egli non pasce lupi, ma agnelli. Per questo se ne andrà e ti lascerà solo, perché gli impedisci di manifestare la sua potenza.
È come se Cristo avesse detto: Non turbatevi per il fatto che, mandandovi tra i lupi, io vi ordino di essere come agnelli e colombe. Avrei potuto dirvi il contrario e risparmiarvi ogni sofferenza, impedirvi di essere esposti come agnelli ai lupi e rendervi più forti dei leoni. Ma è necessario che avvenga così, poiché questo vi rende più gloriosi e manifesta la mia potenza. La stessa cosa diceva a Paolo: «Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si manifesti pienamente nella debolezza» (2 Cor 12, 9). Sono io dunque che vi ho voluto così miti.
Per questo quando dice: «Vi mando come agnelli» (Lc 10, 3), vuol far capire che non devono abbattersi, perché sa bene che con la loro mansuetudine saranno invincibili per tutti.
E volendo poi che i suoi discepoli agiscano spontaneamente, per non sembrare che tutto derivi dalla grazia e non credere di esser premiati senza alcun motivo, aggiunge: «Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe» (Mt 10, 16). Ma cosa può fare la nostra prudenza, ci potrebbero obiettare, in mezzo a tanti pericoli? Come potremo essere prudenti, quando siamo sbattuti da tante tempeste? Cosa potrà fare un agnello con la prudenza quando viene circondato da lupi feroci? Per quanto grande sia la semplicità di una colomba, a che le gioverà quando sarà aggredita dagli avvoltoi? Certo, a quegli animali non serve, ma a voi gioverà moltissimo.
E vediamo che genere di prudenza richieda: quella «del serpente». Come il serpente abbandona tutto, anche il corpo, e non si oppone pur di risparmiare il capo, così anche tu, pur di salvare la fede, abbandona tutto, i beni, il corpo e la stessa vita.
La fede è come il capo e la radice. Conservando questa, anche se perderai tutto, riconquisterai ogni cosa con maggiore abbondanza. Ecco perché non ordina di essere solamente semplici o solamente prudenti, ma unisce queste due qualità, in modo che diventino virtù. Esige la prudenza del serpente, perché tu non riceva delle ferite mortali, e la semplicità della colomba, perché non ti vendichi di chi ti ingiuria e non allontani con la vendetta coloro che ti tendono insidie. A nulla giova la prudenza senza la semplicità.
Nessuno pensi che questi comandamenti non si possano praticare. Cristo conosce meglio di ogni altro la natura delle cose. Sa bene che la violenza non si arrende alla violenza, ma alla mansuetudine.
"Ascolta, non importa quante volte prendi la comunione. La cosa più importante è come ti prepari alla comunione e come dopo custodisci e nutri il Cristo che vive in te. Se le persone diventassero santi solo sulla base della frequente comunione, allora tutti i sacerdoti che prendono la comunione una volta alla settimana o di piu’ di una volta a settimana sarebbero santi".
(dal libro "Tre guru, un giovane e il vecchio Paisios", pg.287-288)



Disse uno degli Anziani: «Prima di ogni altra cosa abbiamo bisogno dell'umiltà», dobbiamo essere pronti a chiedere « Perdonatemi » ad ogni parola che ci viene detta, perché l'umiltà annienta ogni inganno dell'Avversario».
San Doroteo di Gaza

Due angeli in viaggio si fermarono per passare la notte a casa di una famiglia benestante. La famiglia era scortese e rifiutò agli angeli di rimanere all'interno della villa. Invece, diedero agli angeli un piccolo posto in un seminterrato freddo. Mentre preparavano i letti sul duro pavimento, l'angelo più anziano vide un buco nel muro e lo riparò.
Quando l'angelo più giovane gli chiese il perché, il più anziano rispose: "Le cose non sono sempre come sembrano ...".
La notte dopo la coppia degli angeli si fermò in una casa molto povera, ma il contadino e sua moglie erano molto ospitali. Dopo aver condiviso il poco cibo che avevano, gli angeli hanno dormito nel loro letto per avere una notte riposante. Quando venne il sole il mattino seguente, gli angeli trovarono il contadino e sua moglie piangere. La loro unica mucca, il cui latte era la loro unica fonte di reddito, era morta.
L'angelo più giovane era sconvolto e ha chiesto all'anziano perché ha permesso che accadesse una cosa simile.
Disse: "la prima famiglia aveva tutto eppure tu l'hai aiutata, hai riparato il loro muro. La seconda famiglia aveva poco e tuttavia era disposta a condividere tutto e tu hai lasciato morire la mucca ..."
"Le cose non sono sempre come sembrano", replicò l'angelo più anziano.
Quando stavamo nel seminterrato della villa, notai che c'era dell'oro in quel buco sul muro. Poiché il proprietario era così avido e non era dell'umore giusto per condividere la sua fortuna, ho sigillato il muro in modo che non potesse trovare l'oro. Ieri, mentre dormivamo nel letto del contadino, l'angelo della morte è venuto per sua moglie e io ho dato la mucca. Le cose non sono sempre come sembrano.

mercoledì 11 dicembre 2019

La Vigna di Nabot -Antico Testamento - ed un estratto della meditazione di Sant'Ambrogio

1Re 21

1 In seguito avvenne il seguente episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria. 2 Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia casa, ne farei un orto. In cambio ti darò una vigna migliore oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». 3 Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l'eredità dei miei padri».
4 Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l'eredità dei miei padri». Si coricò sul letto, si girò verso la parete e non volle mangiare. 5 Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: «Perché mai il tuo spirito è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». 6 Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: Cedimi la tua vigna per denaro o, se preferisci, te la cambierò con un'altra vigna ed egli mi ha risposto: Non cederò la mia vigna!». 7 Allora sua moglie Gezabele gli disse: «Tu ora eserciti il regno su Israele? Alzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la darò io la vigna di Nabot di Izreèl!».
8 Essa scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai capi, che abitavano nella città di Nabot. 9 Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot in prima fila tra il popolo. 10 Di fronte a lui fate sedere due uomini iniqui, i quali l'accusino: Hai maledetto Dio e il re! Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia». 11 Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i capi che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedite. 12 Bandirono il digiuno e fecero sedere Nabot in prima fila tra il popolo. 13 Vennero due uomini iniqui, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo uccisero lapidandolo. 14 Quindi mandarono a dire a Gezabele: «Nabot è stato lapidato ed è morto». 15 Appena sentì che Nabot era stato lapidato e che era morto, disse ad Acab: «Su, impadronisciti della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di vendertela, perché Nabot non vive più, è morto». 16 Quando sentì che Nabot era morto, Acab si mosse per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderla in possesso.
17 Allora il Signore disse a Elia il Tisbita: 18 «Su, recati da Acab, re di Israele, che abita in Samaria; ecco è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderla in possesso. 19 Gli riferirai: Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi! Per questo dice il Signore: Nel punto ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue». 20 Acab disse a Elia: «Mi hai dunque colto in fallo, o mio nemico!». Quegli soggiunse: «Sì, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. 21 Ecco ti farò piombare addosso una sciagura; ti spazzerò via. Sterminerò, nella casa di Acab, ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 22 Renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebàt, e come la casa di Baasa, figlio di Achia, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. 23 Riguardo poi a Gezabele il Signore dice: I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl. 24 Quanti della famiglia di Acab moriranno in città li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna li divoreranno gli uccelli dell'aria».
25 In realtà nessuno si è mai venduto a fare il male agli occhi del Signore come Acab, istigato dalla propria moglie Gezabele. 26 Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva distrutto davanti ai figli d'Israele.
27 Quando sentì tali parole, Acab si strappò le vesti, indossò un sacco sulla carne e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. 28 Il Signore disse a Elia, il Tisbita: 29 «Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò piombare la sciagura durante la sua vita, ma la farò scendere sulla sua casa durante la vita del figlio».


E non si può poi prescindere dalla meditazione e riflessione di Sant'Ambrogio




ecco un estratto 

“Fino a dove, o ricchi, estendete le vostre bestiali cupidigie? Vorrete forse finire ad abitare soltanto voi la terra, rivendicandone solo voi il possesso? La terra fu data in possesso a tutti, ricchi e poveri: perché, allora, vi arrogate il diritto di proprietà esclusiva del suolo?

Il mondo fu creato per tutti e, invece, voi pochi ricchi cercate di appropriarvene. Anzi, volete non solo la proprietà terriera per l’uso di voi soli pochi, ma volete anche il cielo, l’aria, il mare.

Le vostre mense si alimentano col sangue dei poveri, i vostri bicchieri grondano del sangue di molti che avete strangolato col cappio

Le vostre donne sono travolte da una smania sfrenata di indossare smeraldi, giacinti, berillio, agata, topazio, ametista, diaspro, sardonice, e pur di soddisfare i loro capricci, spendono metà del loro patrimonio

Ma perché vi attraggono tanto le ricchezze della natura? Il mondo è stato creato per tutti, e voi, taluni pochi ricchi, vi sforzate di riservarvelo per voi soli. E non è questione solo della proprietà della terra: fino allo stesso cielo, l’aria e il mare, tutto reclamano per il proprio uso tal uni pochi ricchi

Voi, ricchi, tutto strappate ai poveri, e non lasciate loro nulla; e ciò nondimeno, la vostra pena è maggiore della loro

Siete voi in persona, per la vostra passione, a patire tribolazioni pari a quelle della stessa povertà. I poveri, per davvero, non hanno di che vivere. E voi non usate le vostre ricchezze, né le lasciate usare agli altri. Tirate l’oro fuori delle vene dei metalli, ma poi lo nascondete nuovamente. E quante vite rinchiudete insieme con quell’oro!”.



un buon commento
“LA DENUNCIA PROFETICA DELL’USO DISTORTO DELLA POLITICA” Lectio di 1 Re 21, 1-29: la storia di Nabot   di Fratel Luca - Il relatore è monaco benedettino della comunità monastica della Ss. Trinità presso il monastero di San Giovanni Battista di Vertemate; la riflessione è stata proposta al Convegno diocesano delle Caritas decanali, a Triuggio, nel mese di settembre 2005. Il testo, prodotto come manoscritto per uso interno

https://www.caritasambrosiana.it/Public/userfiles/files/L30%20Fr_%20Luca%20La%20vigna%20di%20Nabot.pdf

lunedì 9 dicembre 2019

Il cantico della profetessa Anna madre del profeta Samuele nell'Antico Testamento e il Cantico del Magnificat della Madre di Dio nel Nuovo Testamento

1Samuele 2,1-10

Cantico di Anna

1 Allora Anna pregò e disse:
«Il mio cuore esulta nel SIGNORE,
il SIGNORE ha innalzato la mia potenza,
la mia bocca si apre contro i miei nemici
perché gioisco nella tua salvezza.
2 Nessuno è santo come il SIGNORE,
poiché non c'è altro Dio all'infuori di te;
e non c'è rocca pari al nostro Dio.
3 Non parlate più con tanto orgoglio;
non esca più l'arroganza dalla vostra bocca;
poiché il SIGNORE è un Dio che sa tutto
e da lui sono pesate le azioni dell'uomo.
4 L'arco dei potenti è spezzato,
ma quelli che vacillano sono rivestiti di forza.
5 Quelli che una volta erano sazi si offrono a giornata per il pane,
e quanti erano affamati ora hanno riposo.
La sterile partorisce sette volte,
ma la donna che aveva molti figli diventa fiacca.
6 Il SIGNORE fa morire e fa vivere;
fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.
7 Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire,
egli abbassa e innalza.
8 Alza il misero dalla polvere
e innalza il povero dal letame,
per farli sedere con i nobili,
per farli eredi di un trono di gloria;
poiché le colonne della terra sono del SIGNORE
e su queste ha poggiato il mondo.
9 Egli veglierà sui passi dei suoi fedeli,
ma gli empi periranno nelle tenebre;
infatti l'uomo non trionferà per la sua forza.
10 Gli avversari del SIGNORE saranno frantumati;
egli tuonerà contro di essi dal cielo;
il SIGNORE giudicherà l'estremità della terra
e darà forza al suo re;
innalzerà la potenza del suo unto».

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Luca 1:46-55

Cantico di Maria

46 E Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore,
47 e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore,
48 perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva.
Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata,
49 perché grandi cose mi ha fatte il Potente.
Santo è il suo nome;
50 e la sua misericordia si estende di generazione in generazione
su quelli che lo temono.
51 Egli ha operato potentemente con il suo braccio;
ha disperso quelli che erano superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha detronizzato i potenti,
e ha innalzato gli umili;
53 ha colmato di beni gli affamati,
e ha rimandato a mani vuote i ricchi.
54 Ha soccorso Israele, suo servitore,
ricordandosi della misericordia,
55 di cui aveva parlato ai nostri padri,
verso Abraamo e verso la sua discendenza per sempre».