lunedì 26 ottobre 2020

La storia del monaco e dell'eremita


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Ringrazio il Padre Marco  Giorgi 


Una volta viveva da eremita nel deserto egiziano un monaco, vicino ad Alessandria. Si recava spesso in città a vendere i cestini per ricavarne del denaro che gli serviva per sopravvivere, e una volta domandò a se stesso, vedendo l'iniquità della vita: perché Dio permette il male? E sulla via del ritorno incrociò un altro monaco che si recava in città, e questi gli chiese di accompagnarlo, e così l'eremita obbedì. In breve si confidarono e il monaco disse all'eremita che avrebbe ricevuto dal Signore una risposta alla fine del viaggio, ma in cambio non avrebbe dovuto parlare in nessun modo. L'eremita promise di mantenere la promessa.

Si fece sera e i due chiesero ospitalità ad una coppia, la quale li trattò con generosità e li ospitò in casa propria. Sul tavolo vi era un meraviglioso vassoio d'argento. Il monaco, durante la notte, rubò il vassoio e l'eremita voleva rimproverarlo, ma in virtù del patto non disse nulla. Al mattino i due passarono un fiume e il monaco, dopo averci fatto un segno di croce sopra, gettò il vassoio nel fiume. 

Al momento del pranzo i due giunsero presso un secondo villaggio, e furono invitati a pranzo da una famiglia pia. Dopo il pranzo uscirono nel cortile, dove ad attenderli trovarono un cane che abbaiò loro, e il monaco l'uccise. Un bambino uscì dalla casa per vedere cosa succedeva e il monaco gli ruppe il braccio. L'eremita rimase scioccato, ma in virtù del patto non disse nulla. Poco dopo incontrarono una casa abitata da tanti bambini orfani, e il monaco diede fuoco alla dimora quando questi uscirono a giocare. 

Giunsero a metà pomeriggio ad un terzo villaggio, dove c'era una chiesa abbandonata. Il monaco, invece che pregare davanti alla porta sgangherata dell'edificio, tirò un sasso verso una delle vetrate, rompendola. Successivamente passarono dinnanzi ad una taverna e il monaco vi entrò dentro, si mise vicino ad un tavolo occupato e fece tre prostrazioni, poi uscì. L'eremita non aveva parole per descrivere il disgusto che provava verso quello strano compagno di viaggio. 

All'imbrunire arrivarono ad essere ospitati in una casa di legno da una coppia senza figli, e quando i due monaci lasciarono la casa, parimenti gli diede fuoco. L'eremita non sapeva davvero cosa fare, e si mise a pregare.

Finalmente giunsero di buon mattino ad Alessandria, e il monaco parlò all'eremita dicendo:

"Io sono un Angelo del Signore". 

Al ché l'eremita, esterrefatto, ripose: "tu puoi essere solo un demonio, visto il male che hai fatto finora. Sei un essere spregevole: un ladro, un assassino, un sacrilego! E ti vesti perfino da monaco!" 

"Ti sbagli. Io sono davvero un Angelo, messaggero del Signore che ha voluto rispondere al quesito che ti tormenta. Ascolta. Perché ho rubato il vassoio d'argento? il bisnonno di quella famiglia lo aveva rubato ad un monastero, e io gettandolo nel fiume ho fatto in modo che i monaci di quel convento lo ritrovino e lo riportino al suo posto. Riguardo al cane, si vedeva che aveva la rabbia. L'ho ucciso affinché non mordesse il bambino. Quel ragazzo sarebbe diventato un ladro, ma avendo il braccio rotto, non potrà rubare. Perché diedi fuoco all'orfanotrofio? i bambini troveranno la sotto un tesoro sepolto dai loro genitori morti, e si faranno una vita. Perché ho tirato la pietra verso la chiesa? ho visto dei demoni gioire per la chiesa distrutta, e li ho allontanati. Perché mi sono inchinato in taverna? quel mercante seduto lì ha promesso al prete del villaggio di ricostruirla e così gli ho reso onore. Infine, quella coppia non poteva avere figli a causa della loro vita profana ed empia: quella dimora era stata costruita con soldi sporchi ma, bruciando la casa, li ho allontanati dalla loro vita iniqua e spronati a cambiare. Riesci a capire? Dio, nella sua misericordia,  trasforma il male nel bene. Dio non compie il male, al massimo corregge. Non guardare solo al segnale esterno, perché la Giustizia Divina supera ogni intelletto".

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