domenica 27 ottobre 2019

Il pasto per i poveri presso la Basilica Costantiniana di S. Pietro a Roma secondo la lettera di san Paolino di Nola a san Pammachio

In questa lettera il Vescovo di Nola loda il Senatore-Monaco per la sua carità e misericordia verso i poveri e i bisognosi, per i quali organizzò un ottimo pasto nella Basilica Costantiniana di S. Pietro al Vaticano. 

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11. [...] tu radunasti nella basilica dell’Apostolo una moltitudine di poveri, i patroni delle nostre anime, che per tutta la città di Roma chiedono l’elemosina per vivere. Ed io, in verità, mi sazio a contemplare lo stupendo spettacolo offerto da questa tua  sì grande opera di carità: mi sembra infatti di vedere tutte queste devote moltitudini di gente misera, gli allievi dell’amore paterno di Dio, affluire a sciami in grandi schiere, fino in fondo all’immensa basilica del glorioso Pietro, attraverso quella veneranda porta regale, il cui frontone da lontano splende con l’azzurra facciata, sicché tutti gli spazi sono gremiti sia all’interno della basilica, sia davanti alle porte dell’atrio, sia davanti ai gradini del sagrato. Vedo i convenuti che si dispongono in ordine, distribuendosi tra le diverse mense e tutti si saziano di cibi abbondanti [...].

13. Questa gioia arrecavi allo stesso Apostolo, allorquando riempivi tutta la sua basilica di molte schiere di poveri, sia là dove la basilica sotto l’alto tetto si estende vasta lungo la volta centrale, e, risplendendo da lontano col sepolcro dell’Apostolo, abbaglia lo sguardo di coloro che entrano e ne rallegra il cuore, sia là, dove sotto il medesimo imponente tetto essa si estende lateralmente con due ordini di colonne dall’una e dall’altra parte; sia là dove l’atrio splendente si fonde con il vestibolo davanti all’ingresso, nel quale una costruzione a cupola, coperta in alto con tetto di bronzo massiccio, adorna e tiene in ombra la pila di una fontana d’acqua zampillante che serve per lavarci le mani e i volti60 con quattro colonne che circondano i getti d’acqua, non senza mistica bellezza. E s’addice invero un siffatto ornamento all’ingresso di una chiesa, di modo che il mistero di salvezza che si compie all’interno sia simboleggiato davanti all’ingresso con una struttura visibile. [...].

15. O Roma, potresti non temere le minacce scagliate contro di te nell’Apocalisse (cf. Ap 17, 1–19, 10), se i tuoi senatori offrissero sempre doni di questo genere. Avresti realmente come vera nobiltà quella che i nostri santi padri Abramo, Isacco e Giacobbe, accoglierebbero nel loro seno paterno [...].

16. Beato te, che non sei intervenuto nel consesso di uomini siffatti e ottieni la lode non sulla cattedra degli empi (cf. Sal 1, 1), bensì nella sede dell’Apostolo e nell’assemblea della Chiesa, cioè nel teatro di Cristo, dove gli spettatori delle gradinate non sono sediziosi, ma benedicenti, e dove Dio stesso è spettatore. Tu dài spettacoli per la Chiesa, non per l’arena dell’anfiteatro, aspirando alla lode eterna, non alla gloria vana. Tu non compri gladiatori né belve, ma ti procuri i mezzi con cui annientare i veri gladiatori, cioè i principi di queste tenebre e i mezzi con cui vincere le vere belve, cioè tutto il potere del diavolo , e schiacciare impunemente sotto i piedi il Leone ed il dragone (cf. Sal 91 [90], 13)



testo riscontrato anche in latino nello studio

Il pasto per i poveri presso la Basilica Costantiniana di S. Pietro a Roma secondo la lettera di san Paolino di Nola a san Pammachio

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Nel testo si riscontrano notizie concrete sulla vita e sul ministero di San Paolino e di San Pammacchio del quale si evidenzia "Pammachio fu il primo senatore Romano divenuto monaco"


Trascrivo la conclusione dell'articolo

Nell’articolo abbiamo voluto presentare un piccolo gioiello dell’epistolografia patristica: un frammento della Lettera XIII di san Paolino di Nola indirizzata a san Pammachio. Questo testo descrive il pasto che san Pammachio preparò per i poveri di Roma nel tempo in cui era senatore. La data precisa dell’episodio è a noi sconosciuta. Sappiamo soltanto che ciò avvenne nell’età piuttosto avanzata di Pammachio, quando sua moglie Terasia era ormai defunta ed egli stesso, desideroso di vivere da bravo monaco in povertà, distribuiva i suoi beni ai bisognosi. Paolino dovette essere molto impressionato dal pasto predisposto da Pammachio, dato che lo descrisse abbastanza dettagliatamente e ringraziò il Monaco-Senatore per esso. Per introdurre alla descrizione del pasto e per mostrare tutto il suo contesto, prima di analizzare il brano preso in esame, abbiamo presentato brevemente ambo i Santi: dapprima l’Autore della lettera e poi anche il suo Destinatario. Come possiamo constatare, i due Santi avevano in comune tante caratteristiche peculiari e, anche se Paolino era più giovane rispetto a Pammachio di una ventina di anni, essi nutrivano desideri simili e, come pare, mantenevano uno stretto contatto di amicizia. D’altra parte, entrambi furono uniti dalla santità che si concretizzò, nella loro vita monastica, legata al servizio per i poveri e i bisognosi che essi aiutavano con i loro beni famigliari. Il brano della lettera preso in esame permette di constatare che non si trattò qui di una semplice filantropia in senso laico della parola, ma di un’idea molto più profonda, basata sul Vangelo e sull’osservazione del crudele mondo pagano di allora atto, di regola, a soddisfare desideri egoistici ed edonistici dell’essere umano privo di altruismo e di alti ideali (anche pagani!). Proprio in tale contesto san Paolino vede il pasto preparato da Pammachio come una vera “gara per la Chiesa” e lo oppone agli spettacoli pagani. Anche la Basilica di S. Pietro, nella quale si svolse il pasto, chiama conseguentemente con l’espressione di “teatro di Cristo”, rafforzando anche di più, in tal modo, la stessa contrapposizione. 

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