martedì 14 gennaio 2014

Prepararsi alla visita pastorale del Metropolita Gennadios-In ascolto degli apostoli del collegio dei dodici e dei discepoli del collegio dei settanta



Prepararsi alla visita pastorale del Metropolita Gennadios-In ascolto degli apostoli del collegio  dei  dodici e dei discepoli del collegio dei settanta

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Dalla Prima lettera di Pietro al capitolo 5 versetti  da 1 a 4

1Ora mi rivolgo a quelli che in mezzo a voi sono i responsabili della comunità. Anch'io sono uno di loro, sono testimone della sofferenza di Cristo e partecipo alla gloria che Dio mostrerà presto a tutti gli uomini.
2Voi, come pastori, abbiate cura del gregge che Dio vi ha affidato; sorvegliatelo non solo per mestiere, ma volentieri, come Dio vuole. Non agite per il desiderio di guadagno, ma con entusiasmo. 3Non comportatevi come se foste i padroni delle persone a voi affidate, ma siate un esempio per tutti. 4E quando verrà Cristo, il capo di tutti i pastori, voi riceverete una corona di gloria che dura per sempre.


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 1 lettera di Pietro  capitolo 2 dal versetto 21 ak versetto 25


Dio vi ha scelti perché vi comportiate come Cristo quando morì per voi. Egli vi ha lasciato un esempio da seguire.
22Egli non ha mai fatto un peccato,
con le sue parole non ha mai
imbrogliato nessuno.
23Quando lo offendevano, non restituiva le offese;
quando lo facevano soffrire,
non parlava di vendetta,
ma aveva fiducia in Dio
che giudica con giustizia.
24Egli ha preso su di sé i nostri peccati,
e li ha portati con sé sulla croce,
perché finiamo di vivere per il peccato
e viviamo invece per il bene una vita giusta.
Le sue ferite sono state la vostra guarigione.
25Eravate come pecore disperse,
ma ora siete tornati al vostro pastore,
al guardiano delle vostre anime.



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Vangelo di Luca capitolo 1 versetti da 67 a 79  Il Benedictus

Allora Zaccaria, suo padre, fu riempito di Spirito Santo e si mise a profetare:
68'Benedetto il Signore, il Dio d'Israele:
è venuto incontro al suo popolo,
lo ha liberato.
69Per noi ha fatto sorgere un Salvatore potente
tra i discendenti di Davide, suo servo.
70Da molto tempo lo aveva promesso
per bocca dei suoi santi profeti.
71Ci ha liberato dai nostri nemici
e dalle mani di tutti quelli che ci odiano.
72Ha avuto misericordia dei nostri padri,
è rimasto fedele alla sua alleanza.
73Ha giurato ad Abramo, nostro padre,
74di strapparci dalle mani dei nemici.
Ora possiamo servirlo senza timore,
75santi e fedeli a lui per tutta la vita.
76E tu, figlio mio,
diventerai profeta del Dio Altissimo:
andrai dinanzi al Signore
a preparargli la via.
77E dirai al suo popolo
che Dio lo salva e perdona i suoi peccati.
78Il nostro Dio è bontà e misericordia:
ci verrà incontro dall'alto,
come luce che sorge.
79Splenderà nelle tenebre
per chi vive all'ombra della morte
e guiderà i nostri passi sulla via della pace'.

domenica 12 gennaio 2014

In attesa della Visita Pastorale del Nostro Metropolita Gennadios-Ascoltiamo i Padri


In attesa della Visita Pastorale del Nostro Metropolita Gennadios-Ascoltiamo i Padri


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«Il Signore costruisce la casa, il Signore Gesù Cristo costruisce la sua casa. Molti faticano costruendo, ma se egli non edifica, “invano faticano i costruttori”. Chi sono questi costruttori che faticano? Tutti coloro che nella Chiesa predicano la parola di Dio, i ministri dei misteri di Dio. Tutti corriamo, tutti fatichiamo, tutti costruiamo; e prima di noi molti hanno corso, faticato, costruito ma “se il Signore non avrà edificato la casa, invano faticano i suoi costruttori”... Noi dunque parliamo fuori, egli costruisce all`interno. Noi notiamo che voi ascoltate; ma cosa pensiate, lo sa solo colui che vede i vostri pensieri. Egli edifica, egli ammonisce, egli scuote, egli apre l`intelletto, egli applica alla fede il vostro intimo: e tuttavia anche noi lavoriamo come operai, ma se il Signore non avrà edificato la casa, invano faticano i suoi costruttori (Sal 126,1)...
    La Chiesa ha anche custodi: come ha costruttori che faticano per edificarla, così ha anche chi la custodisce. E` un custodire infatti ciò che dice l`Apostolo: Temo che, come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così anche i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati della loro purezza nei riguardi di Cristo (2Cor 11,3). Egli dunque custodiva ed era custode; vigilava quanto poteva su coloro a cui era preposto. Anche i vescovi fanno ciò. Per questo il posto dei vescovi è collocato in alto, perché essi sovrintendano e quasi custodiscano il popolo... ed è ben grave il resoconto che si dovrà dare per questo alto posto, se noi non vi sederemo col cuore pronto a soggiacere, per umiltà ai vostri piedi, e non pregheremo per voi che chi conosce le vostre menti, egli vi custodisca. Noi infatti possiamo vedervi mentre entrate, mentre uscite, ma non possiamo certo vedere ciò che pensate nei vostri cuori, e neppure ciò che fate nelle vostre case. Come dunque custodiamo? Come uomini: quanto possiamo, quanto ci è dato. E giacché noi custodiamo come uomini e non possiamo custodire in modo perfetto, per questo resterete senza custode? Non sia mai. Dove è infatti colui di cui si dice: «Se il Signore non avrà custodito la città, invano faticò chi la custodisce»? Ci affatichiamo custodendo, ma vana è la nostra fatica se non vi custodisce colui che vede i vostri pensieri. Egli vi custodisce quando vegliate, vi custodisce quando dormite... Vi custodiamo dunque per compito del ministero sacro, ma vogliamo essere custoditi con voi. Siamo come pastori per voi, ma sotto quel Pastore siamo con voi pecore. Siamo per voi da questo luogo come maestri, ma sotto quell`unico Maestro in questa scuola siamo con voi condiscepoli (Agostino, Esposizioni sui Salmi, 126,2-3).
 



sabato 11 gennaio 2014

Domenica dopo la Santa Teofania -Vangelo di Matteo e meditazione del nostro Padre tra i Santi Cromazio vescovo di Aquileia




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Vangelo secondo Matteo   al capitolo 4 versetti 12-17
 
Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea 13 e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14 perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:15 Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,
sulla via del mare, al di là del Giordano,
Galilea delle genti;
16 il popolo immerso nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte
una luce si è levata.
17 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino".








Dal nostro Padre tra i Santi  Cromazio vescovo di Aquileia


Il battesimo di Cristo al Giordano ci apre il cielo
(Sermone 34)
Il nostro Signore e Salvatore Gesù è stato battezzato da Giovanni nel Giordano. In quel  momento lo Spirito Santo è sceso su di lui, come una colomba, e si è udita la voce del Padre che  diceva: Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto (Mt 3,17).
Qual grande mistero in questo battesimo celeste! Dai cieli il Padre si fa udire, il Figlio
appare sulla terra, lo Spirito Santo si rivela in forma di colomba. Solo dove c`è la verità della Trinità, c`è il vero battesimo e la vera remissione dei peccati; questa infatti non può avvenire se  non si crede alla Trinità perfetta.
Il battesimo dato dalla Chiesa è l`unico e il vero, e viene dato una sola volta. Basta
immergersi una volta soltanto, per riemergere puri e rinnovati: puri, perché lavati dalla macchia  del peccato; rinnovati perché ricreati a una nuova vita dall`uomo vecchio. Il bagno del  battesimo rende l`uomo più bianco della neve, non nel corpo, ma nello splendore dello spirito e dell`anima.
Al battesimo del Signore i cieli si aprirono per rivelare che, attraverso il bagno della
nuova nascita, il regno dei cieli si apriva ai credenti. Il Signore dice infatti: Nessuno, se non nasce  dall`acqua e dallo Spirito, può entrare nel regno dei cieli (Gv 3,5). Vi entra dunque soltanto colui  che rinasce e conserva la grazia del battesimo; chi non rinasce, non vi entra. 
Nostro Signore, venuto a dare un nuovo battesimo per la salvezza del genere umano e
per la remissione dei peccati, si è degnato di riceverlo per primo; non per cancellare i suoi peccati, lui che non ne aveva commessi, ma per santificare le acque del battesimo allo scopo di cancellare i peccati di tutti i credenti attraverso la rinascita battesimale. E` stato battezzato  nell`acqua perché anche noi fossimo lavati da tutti i nostri peccati per mezzo del battesimo. E` stato immerso nell`acqua perché fossimo purificati dalle brutture delle nostre colpe. Ha ricevuto il bagno di rigenerazione perché potessimo rinascere da acqua e da Spirito... La grazia del battesimo di Gesù fu già misticamente prefigurata quando, entrando nella terra promessa, il popolo eletto passò il Giordano. Come allora una via fu aperta davanti al popolo eletto perché entrasse nella terra promessa, così ora, per le acque dello stesso fiume, si
apre la prima strada che ci conduce alla beata terra promessa: il regno celeste. Per il popolo eletto Gesù [Giosuè] fu la guida attraverso il Giordano; per noi Gesù - il Cristo Signore -, col suo battesimo, è la guida 
verso la salvezza eterna; lui, il Figlio unico di Dio, che è benedetto nei secoli dei secoli.

venerdì 10 gennaio 2014

Dalla Lettera di Barnaba conclusione e subscriptio


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È bene, dunque, imparare i comandamenti del Signore, quali sono stati scritti per seguirli. Chi fa questo sarà glorificato nel regno di Dio; chi sceglie, invece, le altre cose perirà con le sue opere. Per questo c'è una risurrezione, per questo c'è un premio. Prego voi che siete superiori di accettare un consiglio dalla mia benevolenza. In mezzo a voi avete per chi operare il bene, non trascuratelo. È vicino il giorno in cui periranno tutte le cose con il maligno. “È vicino il Signore e la sua ricompensa”.
Ancora vi chiedo: siate buoni legislatori di voi stessi, rimanete vostri fedeli consiglieri, allontanate da voi ogni ipocrisia. Dio che domina tutto l'universo vi conceda sapienza, intelligenza, scienza, conoscenza dei suoi precetti, costanza. Siate discepoli di Dio cercando che cosa il Signore vuole da voi e operate per trovarvi pronti nel giorno del giudizio. Se vi ricordate del bene, ricordatevi di me quando meditate queste cose, perché il mio zelo e la mia vigilanza portino a qualche vantaggio. Ve lo chiedo come una grazia. Sino a quando il bel vaso è con voi, non trascurate nulla delle cose vostre, ma ricercatele continuamente e adempite ogni precetto. Sono cose degne. Per questo mi sono affrettato a scrivervi quello che potevo per darvi gioia.
Vi saluto, figli dell'amore e della pace. Il Signore della gloria e di ogni carità sia col vostro spirito


Lettera di Barnaba

Questo scritto che fa parte del gruppo denominato dei Padri Apostolici. L'opera godette di un'enorme diffusione e alcuni autori, come nel caso di Origene, arrivarono a considerarla canonica. Venne scritta intorno al 131 (l'opera parla della distruzione di Gerusalemme per mano di Adriano). Non conosciamo il suo autore , ma vi sono senza dubbio molti argomenti favorevoli per attribuirne la redazione ad un giudeo-cristiano, forse alessandrino; in ogni caso, l'opera presenta elementi ellenizzanti. La possibile attribuzione a un discepolo dell'apostolo Paolo spiega perché alcuni studiosi la considerino come una lettera apocrifa.
L'opera si divide in due sezioni, non ben delineate, dedicate ad aspetti teologici e pratici. Essa sostiene la credenza in una preesistenza del Cristo (forse contro le eresie giudeo-cristiane che la negavano, come nel caso degli Ebioniti) e collega l'adozione a figli di Dio con il battesimo. L'autore sottolinea che i cristiani sono tenuti ad osservare la domenica, giorno della risurrezione di Cristo, al posto del sabato (XV, 8-9), considerando la domenica il giorno della festa cristiana e non il settimo giorno. L'opera fa eco a una escatologia millenarista (XV, 1-9) e contiene uno dei primi testi cristiani esplicitamente e direttamente contrari alla pratica dell'aborto (XIX, 5).


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giovedì 9 gennaio 2014

XXI lettera di San Teofane il Recluso



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XXI lettera di San Teofane il Recluso

[Necessità della comunione con Dio per la salvezza. L’uomo da solo non ha le forze per realizzarla. Lo Spirito di Dio la compie in noi grazie alla redenzione portata dal Figlio di Dio]

Ebbene, come avete pensato di rispondere alla questione su quanto bisogna fare perché tutto in noi ritorni ad essere secondo l’ordine primitivo? Qualunque cosa abbiate pensato, io continuerò il mio discorso.
Se siamo discesi dal monte, ora bisogna tornare indietro e salirvi di nuovo. Se abbiamo contratto la malattia, operando in modo negativo, si può stroncarla. Se ci siamo allontanati da Dio, conviene di nuovo unirsi a lui. Se ci siamo allontanati mettendo in dubbio la sua parola, bisogna ritrovare piena fiducia in essa. Perdendo la fede in Dio, abbiamo preso la rovinosa decisione: «Così sono io stesso». Bisogna distruggere questo «io stesso». Quando venne fuori questo disastroso «io stesso», il nostro spirito perse l’energia a lui propria di dominare sull’anima e sul corpo, ed egli stesso cadde in schiavitù; bisogna ristabilire questo potere dello spirito. Quando questo potere è decaduto, le esigenze dell’anima e del corpo si sono disperse in diverse direzioni e si è verificata una grande confusione fra i desideri; bisogna riportare all’unità tutte queste esigenze e ristabilire tra loro l’ordine gerarchico. Insieme al disastroso «io stesso», nell’ambito della nostra vita, si è spinta la schiera delle passioni, simili a bestie feroci che ci divorano: bisogna cacciarle via.
Vedete, dunque, cosa bisogna fare. Già per la quantità e l’importanza delle cose che si dovrebbero fare, potete concludere che da soli non verremmo a capo di questa faccenda che, pure, ci compete. Non possiamo, poi, sperare di aggiustare da soli questo nostro affare principale, poiché il primo passo, senza il quale non se ne possono fare ulteriori, è proprio l’unione con Dio, che non è assolutamente in nostro potere. Possiamo desiderarla e cercarla, ma non possiamo realizzarla da soli. Chi può penetrare nell’ambito della divinità o farsi strada fino a lui? Chi è così forte da prendere a Dio ciò che desidera e, ancor più, da costringere Dio a rimanere in lui – perché anche noi eravamo in Dio, particolarmente dopo che tutto questo ci era stato dato ed era stato disprezzato, il suo volto sminuito dalla sfiducia e il suo potere calpestato dall’arbitrio –? Si dice: Mi pento e mi ripento. Ma non è affar nostro dettare le condizioni. Il pentimento può contribuire, ma quando Dio stesso lo decide e accetta di accoglierlo. Ma di per sé che cos’è? Ci si è fatti male e se ne prova dolore: e allora?
Così l’unione con Dio non è in nostro potere e le sue condizioni, il modo di realizzarla, con tutto ciò che a questo si riferisce, non è nelle nostre mani. Mentre, ecco quanto è importante: realizzando l’unione, tutto il resto procede da sé. Subito prende forza lo spirito, sottomette l’anima e il corpo, mette in ordine le esigenze e i desideri e caccia via le passioni. Come realizzare quest’unione? Vi parlo di questo per farvi capire che non vale la pena di rompersi il capo su come unirsi a Dio. Per quanto ci si pensi, non si viene a capo di nulla; piuttosto, se è piaciuto a Dio stabilire una legge e una modalità per raggiungere questa unione, bisogna affrettarsi ad accoglierla con piena fiducia. E ringraziamone Dio, che ama gli uomini! Tutto è già compiuto, stabilito e spiegato. Bisogna accettano e servirsene.
Non vi esporrò come tutto questo si sia realizzato; vi dirò soltanto le cose principali. Per ristabilire il nostro spirito e unirlo a Dio è necessario che lo Spirito divino discenda in esso e lo faccia rivivere. Per aprire il cammino alla discesa dello Spirito divino, l’Unigenito Figlio di Dio è disceso, si è incarnato, ha sofferto, è morto sulla croce, è risorto ed è asceso al cielo. Lo stesso Figlio di Dio ha posto la sua opera in questo rapporto con lo Spirito Santo quando, annunciando ai suoi discepoli il suo passaggio al Padre -suscitando in loro una profonda afflizione –, diceva, per consolarli: «Ora vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore» (Gv 16, 7). E ancor prima il santo evangelista Giovanni Teologo, spiegando le parole del Signore: «Chi crede in me... fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno», aggiunge: «Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti nel suo nome: infatti non c’era ancora lo Spirito Santo, poiché Gesù non era stato ancora glorificato» (Gv 7, 38-39). Bisognava che fosse glorificato il Figlio di Dio, che si è umiliato nell’incarnazione e nella passione, perché venisse e rimanesse in quanti credono in lui lo Spirito Santo. Egli venne e rimase, e la sua permanenza nei credenti è così inseparabile che l’altro apostolo, con stupore, domandava loro: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo di Dio alberga in voi?» (1 Cor 3, 16).
Eccovi, dunque, tutta la questione. Il Figlio di Dio si è incarnato, ha sofferto nella carne, è morto sulla croce, è risorto, è salito al cielo e ha inviato dal Padre lo Spirito Santo che, essendo ricevuto da quanti credono nel Figlio, compie in essi la preghiera del Figlio: «Poiché tu, Padre, sei in me e io in te, così siano anch’essi in noi una cosa sola» (Gv 17, 21).
Come può egli compiere tutto questo? Unendosi con lo spirito di quelli che credono nel Figlio di Dio e restituendo loro la vita, li unisce a Dio. Questo processo si chiama nuova nascita da Dio, che rende tutti i credenti figli di Dio per grazia, come dice san Giovanni Evangelista: «A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome: i quali non da sangue... ma da Dio sono nati» (Gv 1, 12-13). Ed è diventato legge della vita spirituale in Cristo Gesù: «Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio», poiché solo «quel che è nato dallo Spirito è Spirito» (Gv 3, 5-6). Non torturatevi chiedendovi perché sia necessario tutto questo per ristabilire in voi la vera vita, ma accoglietelo e conservatelo con la semplicità e la sincerità della fede dei bambini. Se cominciate a tormentarvi, intanto, verrà il nemico e, come una volta con Eva, tenterà di sedurvi; vacillerà la vostra fede e così verranno meno anche i frutti della fede. Come allora non si comprese come potessero prodursi tali conseguenze dal gustare il frutto dell’albero – esse, tuttavia, provenivano proprio da questo –, così ora non si comprende perché fosse necessario che il Figlio di Dio si incarnasse e soffrisse e, dopo, ascendendo al cielo, mandasse lo Spirito per rigenerarci. Proprio dalla fede sincera in questo progetto, perciò, dipende la nostra rigenerazione, e tutti quelli che lo hanno accolto e lo accoglieranno con fede saranno rigenerati.
Perciò non tentate i progetti divini, e io non vi dirò nulla a questo proposito, benché, di solito, se ne dia qualche spiegazione. Dirò soltanto qualche parola su quello che produce in noi lo Spirito Santo, rigenerando il nostro spirito. Pazientate, però, fino alla prossima lettera.


San Gregorio di Nissa Omelia VIII sul Cantico dei Cantici


San Gregorio di Nissa


Omelia VIII sul Cantico dei Cantici

PG 44, 945-952
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La voce del Verbo è sempre una voce di potenza. Come in occasione della creazione primigenia, la Luce è scaturita contemporaneamente al suo ordine, il firmamento ha preso esistenza contemporaneamente al Suo comando e tutto il resto della Creazione è ugualmente apparso con la Sua Parola creatrice, allo stesso modo, ora, il Verbo comanda all’anima che ha progredito nella divinità di venire a Lui. Quest’anima, fortificata direttamente da questo ordine, diventa così come la voleva il suo Sposo, trasformata in un senso più divino e passata dalla gloria nella quale si trovava ad una gloria più elevata, con questo buon cambiamento. In tal modo, causa l’ammirazione del coro degli Angeli che circondano lo Sposo, e tutti gli rivolgono questa parola pia che traduce la loro ammirazione: “ci hai donato un cuore, sorella nostra, o Sposa” (Cantico di Salomone 4, 9). Il carattere dell’impassibilità splende in essa come negli Angeli e fa di essa la parente, la sorella degli esseri incorporei; ha ben compiuto l’impassibilità nella sua carne. È per questo che le dicono: “Ci hai donato un cuore, sorella nostra, o Sposa”. Ciascuno di questi due termini la celebra giustamente: sorella nostra, per l’affinità con l’impassibilità; Sposa, per l’unione con il Verbo. Pensiamo che l’espressione: “Ci hai donato un cuore” sia simile a: “Ci hai dato la vita”, come se dicessero: “Hai posto un cuore in noi”. Per maggiore chiarezza, perché il testo ci sia più ovvio, ci riferiremo al divino Apostolo per l’interpretazione di questi misteri. In un passaggio della sua Epistola agli Efesini, dice, quando ci spiega la grande economia della manifestazione di Dio nella carne, che non soltanto la natura umana ha appreso i misteri divini attraverso questa Grazia, ma ancora che i Principati e le Potenze celesti hanno conosciuto la sapienza così varia di Dio, rivelata dall’economia di Cristo fra gli uomini. Ecco il suo testo: “Affinché i principati e le potestà nei luoghi celesti conoscano oggi, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, secondo il disegno eterno che egli ha attuato mediante il nostro Signore, Cristo Gesù; nel quale abbiamo la libertà di accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui” (Efesini 3, 10-12).
In verità, è attraverso la Chiesa che è conosciuta dalle potenze site sopra il mondo la multiforme sapienza di Dio, che fece i suoi grandi miracoli con gli opposti: come si creò la vita dalla morte, la giustizia dal peccato, la benedizione dalla maledizione, la gloria dall’infamia, la forza dalla debolezza. Infatti, le forze site sopra il mondo conoscevano, nei primi tempi, la sola Sapienza semplice ed uniforme di Dio, che compiva i miracoli conformemente alla sua natura – e nessuna varietà appariva in ciò che si vedeva: la Natura divina, essendo potenza, aveva ogni potere di plasmare tutta la Creazione; portava alla vita la natura degli esseri, con il solo impulso della Sua Volontà, e faceva scaturire ogni bellezza abbondantemente dalla fonte della bellezza. Quanto a quest’aspetto multiforme della Sapienza che si stabilisce a partire da un intreccio di opposti, ciò è ora conosciuto chiaramente grazie alla Chiesa: come il Verbo Si fa carne, come la Vita si mescola con la morte, come con le sue piaghe guarisce le nostre piaghe, come con la debolezza della Croce trionfa sulla potenza dell’Avversario, come l’Invisibile Si manifesta nella Sua carne, come riscatta i prigionieri essendo Lui stesso l’acquirente ed il prezzo – Si è, infatti, offerto in riscatto alla morte per salvarci –, come è morto senza tuttavia cessare di vivere, come ha subito la schiavitù pur restando Re. Tutti questi prodigi, come tutti i miracoli, che sono multiformi e non semplici, prodotti dalla Sapienza, è grazie alla Chiesa che gli amici dello Sposo li hanno conosciuti. Hanno così ricevuto un cuore, comprendendo in questo mistero un altro carattere della sapienza divina. E, se non è affatto troppo audace dirlo, forse hanno visto, anche loro, attraverso la Sposa, la bellezza dello Sposo ed hanno ammirato ciò che è invisibile ed incomprensibile a tutti gli esseri. Infatti, Colui che “nessuno ha mai visto”, come dice Giovanni (Giovanni 1, 18), “né può vedere”, secondo la testimonianza di Paolo (I Timoteo 6, 16), Questi ha fatto della Chiesa il Suo Corpo e la edifica aumentando il numero dei salvati nell’amore “finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo” (Efesini 4, 13). Se dunque la Chiesa è il Corpo di Cristo e Cristo il Capo di questo corpo (Efesini 1, 18-19), formando il Volto della Chiesa secondo la Sua figura, forse è per questa ragione che gli amici dello Sposo, guardandola, hanno avuto un cuore, perché possano discernere più chiaramente l’invisibile in essa. Coloro che non possono vedere il disco stesso del sole osservano il suo riflesso nell’acqua. Nello stesso modo, anche loro osservano nella Chiesa e in uno specchio senza macchia il Sole di giustizia che riconoscono attraverso il Suo riflesso.
È per questo che gli amici non dicono soltanto una volta alla Sposa: “Tu ci hai dato il cuore” (Cantico di Salomone 4, 9) – che significa: “Hai creato in noi un’anima ed un’intelligenza propria della conoscenza della luce grazie a te” –, ma riprendono la stessa espressione per dare maggiore sincerità alle loro proposizioni ripetendole così: “Ci hai dato un cuore con un solo sguardo dei Tuoi occhi” (Cantico di Salomone 4, 9).
Ecco, soprattutto nella Sposa, cosa ha stupito gli amici. Come, infatti, l’anima può vedere in due modi, uno osservando la verità, l’altro errando fra le vanità, e come l’occhio puro della Sposa si apre sulla sola natura del bene mentre l’altro resta chiuso, gli amici rivolgono il loro elogio ad uno sguardo degli occhi. Per lui solo essa contempla l’Unico, voglio dire questo Unico che è compreso nella Sua Natura immutabile ed eterna, il vero Padre, il Figlio unigenito ed il Santo Spirito. Infatti, è realmente unico ciò che è contemplato in una sola natura, la differenza esistente tra le Ipostasi non crea alcuna separazione né divisione. Ci sono alcuni che utilizzano male l’acutezza dei loro occhi osservando ciò che non ha realtà, dividendo in più Nature l’Unico con le illusioni degli occhi perversi. Sono loro che si chiamano “osservatori di molte cose”*: per guardare molto, non vedono nulla. Tutti coloro che ora guardano verso Dio, eppure si lasciano ancora fuorviare dalle illusioni materiali, sono indegni dell’elogio degli Angeli, poiché si attaccano vanamente alle illusioni di ciò che non esiste in sé. Colui, al contrario, che esercita la sua vista penetrante per vedere la sola divinità è cieco per tutto il resto, ciò verso cui sono rivolti gli occhi della folla.
È così che la Sposa causa lo stupore degli amici con un solo sguardo dei suoi occhi. Dunque è cieco colui che ha molti occhi e se ne serve per guardare le vanità; invece ha uno sguardo penetrante e perspicace colui che, con il solo sguardo dell’anima, contempla il solo bene.

Traduzione a cura di © Tradizione Cristiana

mercoledì 8 gennaio 2014

Il Teantropo -meditazione dai Padri


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I vantaggi della pazienza di Cipriano di Cartagine
(n. 200-210, + 258) (9: CCL 3A, 123)

Carissimi fratelli, se anche noi siamo in Cristo, se ci rivestiamo di lui
(cfr Rm 13, 12-14), se è lui la via della nostra salvezza, noi che lo seguiamo
sulla strada della redenzione, avanziamo sul suo esempio.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/24550


http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/63/12th-century_painters_-_The_Tree_of_Jesse_-_WGA15728.jpg/220px-12th-century_painters_-_The_Tree_of_Jesse_-_WGA15728.jpg 

Dal trattato Esposizioni dei sacramenti mistici o questioni
sull’Antico Testamento - Sui Numeri
di Isidoro di Siviglia (+ 636) (Cap. 15, 18: PL 83, 348)
In questa verga di Aronne, che produsse il fiore senza umore, alcuni
vedono la vergine Maria, che senza unione diede alla luce il Verbo di Dio
e sulla quale sta scritto: Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse e un
fiore salirà dalla sua radice (Is 11, 1), cioè Cristo, che, recando la figura
della futura passione, con la candida luce della fede e con il sangue della
passione rosseggiava quale fiore dei vergini, corona dei martiri e grazia
dei continenti.


http://www.santiebeati.it/dettaglio/26600



http://tradizione.oodegr.com/tradizione_index/problematiche/pentecoste.jpg

Dal trattato Esposizione sui Salmi di Cirillo di Alessandria
(n. 370-380, + 444) (Sal 50: PG 69, 1096)

Il salmista paragona l’azione dello Spirito Santo all’issopo (cfr Sal 50, 9),
che è un’erba calorifica e asterge in noi ogni macchia. Pertanto la purificazione
avviene mediante l’issopo, oppure mediante lo Spirito Santo.
Infatti gli uomini ispirati dicono che noi veniamo battezzati da Cristo in
Spirito Santo e fuoco (cfr Mt 3, 11). Ora il sangue prezioso di Cristo non
solo ci libera dalla corruzione, ma in realtà anche da ogni impurità nascosta
nell’intimo, e non permette di raffreddarsi con la pigrizia.