mercoledì 8 giugno 2016

Ascensione...San Simeone il Nuovo Teologo



           

Correre nella via della Salvezza
San Simeone il Nuovo Teologo – Catechesi XXVIII

 http://oodegr.co/italiano/tradizione_index/insegnamenti/correresalvezzasimeone.htm
            Fratelli e padri, fate attenzione come ascoltate. Il Cristo Dio dice infatti: “Scrutate le Scritture” (Giovanni 5, 39). E perché dice questo? Per prima cosa perché noi siamo istruiti sulla via che conduce alla salvezza; poi, perché camminando senza distrarci, con la pratica dei comandamenti, arriviamo fino alla salvezza delle nostre anime. E che cos’è dunque la nostra salvezza? Gesù, il Cristo, come l’Angelo, drizzandosi davanti ai pastori, disse loro: “Ecco che vi annuncio una Buona Notizia, una grande gioia: vi è nato oggi un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di David” (Luca 2, 10-11). Affrettiamoci, dunque, tutti e ciascuno, miei cari, corriamo con forza, senza caricarci di nulla di pesante, di mondano, di ingombrante, che rischierebbe di farci rallentare il passo e di impedirci di arrivare e di entrare nella città di David. Vi prego, per la grazia che opera in voi, non trascurate la vostra salvezza, ma presto! Ponendo fine a questa specie di sonno della cattiva presunzione e della negligenza, non arrestiamoci, non sediamoci: fino a che, usciti dal mondo, troviamo e vediamo là in alto il nostro Salvatore e Dio, per prostrarci e cadere ai suoi piedi. Ed allora, non fermiamoci fino a quando anche lui ci dica: “Voi, voi non siete del mondo, ma sono io che vi ho scelto dal mondo” (Giovanni 15, 19).

            Come dunque si arriva a non essere del mondo? Crocifiggendoti per il mondo, ed il mondo per te, come ha già detto Paolo: “Per me il mondo è stato crocifisso ed io per il mondo” (Galati 6, 14). “E qual è il rapporto, tu chiedi, di queste parole con le precedenti?”. Risposta: “Altre sono le parole, ma unico e identico è il senso delle une e delle altre”. Come infatti colui che è al di fuori della casa non vede quelli che sono chiusi all’interno, così chi è crocifisso per il mondo e mortificato non ha davanti alle cose del mondo alcuna sensazione. Ed ancora come il corpo morto né davanti ai corpi viventi né davanti ai corpi che giacciono con lui, non prova la minima sensazione, così chi nello Spirito divino è uscito dal mondo, essendo in compagnia di Dio, non può provare alcuna sensazione davanti al mondo ed alle cose del mondo.

            È così, di conseguenza, fratelli, che si produce, prima della morte e prima della resurrezione dei corpi, la resurrezione delle anime, in opera, in potenza, in esperienza ed in verità. Infatti, essendo eliminati i sentimenti mortali dall’intelligenza immortale e la mortalità cacciata dalla vita, l’anima allora, come resuscitata dai morti, vede se stessa, senza dubbio possibile, come si vedono quelli che si svegliano dal sonno, e riconosce colui che l’ha resuscitata, Dio, e, comprendendo e rendendogli grazie, adora e glorifica la sua infinita bontà. Il corpo, al contrario, in rapporto ai suoi propri desideri, non ha il minimo soffio, movimento o ricordo, ma si trova in simile caso del tutto morto ed inanimato. Capiterà frequentemente in queste condizioni che l’uomo dimentichi per così dire persino le sue facoltà naturali, poiché la sua anima ha un’esistenza tutta intellettuale è al di sopra della natura. Ed è normale: “Camminate con lo Spirito, dice infatti la Scrittura, e non realizzate il desiderio della carne” (Galati 5, 16). Infatti morta, come ho detto, per la venuta dello Spirito, la carne ci lascerà ormai senza noie e vivrete senza inciampi, poiché “la legge non è fatta per il giusto” (1 Timoteo 1, 9), secondo il divino apostolo, cioè per colui che ha una condotta al di sopra della legge. “Là infatti – dice – dove è lo Spirito del Signore, là anche è la libertà” (2 Corinti 3, 17), libertà sicuramente dalla schiavitù della legge. Giacché la legge è una guida, un pedagogo, un conduttore ed un maestro di giustizia, poiché dice: “Tu farai questo e quello” ed al contrario: “Questo e quello tu non lo farai”. Ma per la grazia e per la verità, non è così. Ma come, allora? “Farai e dirai tutto secondo la grazia che ti è stata donata e che parla in te, come è scritto: ‘E saranno tutti istruiti da Dio’, poiché non apprenderanno il bene dalle lettere e dai caratteri, ma si istruiranno nel Santo Spirito, e non nella parola solamente, ma nella luce della parola e nella parola della luce, misticamente iniziati alle cose divine. Ed allora infatti che per voi stessi come per il prossimo, è detto, voi sarete maestri”, e più ancora: la luce del mondo, il sale della terra (Matteo 5, 14; 13)

Quelli dunque che vivevano prima della grazia, poiché erano sotto la legge, si trovano ugualmente sotto la sua ombra; ma quelli che sono arrivati dopo la grazia e la luce, sono stati liberati dall’ombra o schiavitù della legge, cioè sono innalzati al di sopra di essa, come per una scala – la vita evangelica – trasportati nelle altezze e partecipando alla vita del legislatore, sono legislatori essi stessi piuttosto che osservanti della legge.

 

sabato 4 giugno 2016

Domenica del cieco nato...Dalle Lettere di Santo Ambrogio


Hai ascoltato, fratello, la lettura dell’evangelo in cui si narra che il Signore Gesù passando vide un cieco nato. Se il Signore vedendolo non passò oltre, neppure noi dobbiamo sfuggire uno che il Signore non volle evitare, soprattutto trattandosi di un cieco nato, particolare che non fu sottolineato a caso.
C'è infatti un offuscamento della vista, che assai spesso per la violenza della malattia ottenebra gli occhi, ma col passare del tempo si attenua;c'è una cecità che viene causata da travasi di umori e anche questa viene guarita dalla medicina. Dico ciò per farti riflettere che non è frutto di abilità, ma del potere divino che venga risanato uno cieco dalla nascita: il Signore Gesù gli ridonò la salute, senza esercitare la medicina;egli infatti risanò quelli che nessuno poteva curare. Tocca al Creatore provvedere alle deficienze della natura, poiché egli ne è l'autore. Perciò aggiunse: «Finche sono nel mondo, sono la luce del mondo» (Gv 9,5), cioè: tutti coloro che sono ciechi possono vedere, se cercano me che sono la luce. Avvicinatevi anche voi, e sarete illuminati in modo da poter vedere. A che cosa mira col miracolo del cieco nato colui che con un comando infondeva la vita, con un ordine ridava la salute, dicendo a un morto «Vieni fuori!» (Gv 11,43) Lazzaro uscì dal sepolcro; al paralitico: «Alzati, prendi il tuo tettuccio» (Gv 5,8) e il paralitico si alzò e cominciò a portare da sé il letto ove di solito veniva trasportato con le membra irrigidite? Che cosa vuol significare ripeto, quando sputa e fa del fango con cui unge gli occhi del cieco e gli dice; «Va' a lavarti nella piscina di Siloe (che significa: Inviato); quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva » (Gv 9,7)? Qual è il motivo di tutto ciò? Grande, se non erro, perché chi è toccato da Gesù, vede di più. Riconosci la sua divinità e la sua santità. Come luce egli toccò, e la infuse; come sacerdote, prefigurando il battesimo, realizzò il mistero della grazia spirituale. Sputò perché ti accorgessi che tutto nel Cristo è luce, e che vede realmente chi è purificato da quanto proviene da Cristo; la sua parola ci monda, come egli disse: «Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato» (Gv 15,3). Ilfatto poi che egli fece del fango e lo spalmò sugli occhi \ del cieco significa che colui che aveva plasmato l'uomo col .fango, gli rese la salute con lo stesso fango. E cioè che il fango della nostra carne riceve la luce della vita eterna mediante il sacramento del battesimo.
Avvicinati anche tu a Siloe, cioè a colui che è stato mandato dal Padre, come disse: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato» (Gv 7, 1 8). Ti lavi Cristo, perché tu possa vedere. E giunto il tempo: vieni al battesimo; vieni in fretta, per poter dire come quel cieco, dopo aver I riacquistata la vista: Prima ero cieco e ora ho incominciato ' a vedere (cfr. Gv 9,25«La notte è avanzata, è vicino il giorno» (Rm 13, 12).

Dalle «Lettere» di sant'Ambrogio, vescovo.

 


martedì 24 maggio 2016

Dalle omelie di San Beda il Venerabile


Dalle omelie di San Beda il Venerabile

Omelia n 21  CCL 122, 149-151)

 



 Gesù lo  guardò con sentimento di pietà e lo scelse. Gesù vide un uomo, chiamato Matteo,  seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi” (Mt 9, 9).

 

Vide non tanto  con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore.  Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli  disse: “Seguimi”. Gli disse “Seguimi”, cioè imitami.
Seguimi, disse, non tanto  col movimento dei piedi quanto con la pratica della vita. Infatti “chi dice di  dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato” (1 Gv 2, 6). ”  Ed egli si alzò, prosegue, e lo seguì ” (Mt 9, 9). Non c’è da meravigliarsi che  un pubblicano alla prima parola del Signore, che lo invitava, abbia abbandonato  i guadagni della terra che gli stavano a cuore e, lasciate le ricchezze, abbia  accettato di seguire colui che vedeva non avere ricchezza alcuna. Infatti lo stesso Signore che lo chiamò esternamente con la parola, lo istruì all’interno con un’invisibile spinta a seguirlo. Infuse nella sua mente la luce della grazia spirituale con cui potesse comprendere come colui che sulla terra lo strappava alle cose temporali, era capace di dargli in cielo tesori incorruttibili.
“Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli” (Mt 9, 10). Ecco dunque che la conversione di un solo pubblicano servì di stimolo a quella di molti pubblicani e peccatori, e la remissione dei suoi peccati fu modello a quella di tutti costoro. Fu un autentico e magnifico segno premonitore di realtà future. Colui che sarebbe stato apostolo e maestro della fede, attirò a sé una folla di peccatori già fin dal primo momento della sua conversione. Egli cominciò, subito all’inizio, appena apprese le prime nozioni della fede, quella evangelizzazione che avrebbe portato avanti di pari passo col progredire della sua santità.
Se desideriamo penetrare più a fondo nel significato di ciò che è accaduto, capiremo che egli non si limitò a offrire al Signore un banchetto per il suo corpo nella propria abitazione materiale ma, con la fede e l’amore, gli preparò un convito molto più gradito nell’intimo del suo cuore. Lo afferma colui che dice: ” Ecco sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me ” (Ap 3, 20).Gli apriamo la porta per accoglierlo, quando udita la sua voce, diamo volentieri il nostro assenso ai suoi segreti o palesi inviti e ci applichiamo con impegno nel compito da lui affidatoci. Entra quindi per cenare con noi e noi con lui, perché con la grazia del suo amore viene ad abitare nei cuori degli eletti, per ristorarli con la luce della sua presenza. Essi così sono in grado di avanzare sempre più nei desideri del cielo. A sua volta, riceve anche lui ristoro mediante il loro amore per le cose celesti, come se gli offrissero vivande gustosissime.

San Beda il Venerabile

 Immagine dalle Cronache di Norimberga (1493)

mercoledì 18 maggio 2016

Abbà disse.....18 maggio 2016


http://www.collezione-online.it/libro%20detti%20e%20fatti%20padri%20deserto.jpg



TEODORO DI FERME

 http://www.padrideldeserto.net/teodoro-di-ferme-introduzione/

 Il padre Teodoro di Ferme possedeva tre bei libri; si recò dal padre Macario e gli disse: «Ho tre bei libri che mi sono molto utili. Anche i fratelli li usano e ne traggono vantaggio. Dimmi, che devo fare? Li tengo per l’utilità mia e dei fratelli, oppure li vendo e do il ricavato ai poveri?». «Buone cose ambedue – rispose l’anziano – ma la cosa migliore di tutte è il non possedere nulla». A queste parole, Teodoro se ne andò, vendette i libri e distribuì il danaro ai poveri (188a; PJ VI, 6)

 Un fratello che viveva alle Celle era molto turbato dalla solitudine, e venne dal padre Teodoro di Ferme per dirglielo. Questi gli disse: «Va’, umilia il tuo pensiero, sottomettiti e vivi insieme con altri». Ma il fratello ritornò dall’anziano e gli disse: «Nemmeno con altri uomini trovo pace». E il vecchio gli disse: «Se non trovi pace né da solo né con altri, perché sei venuto a farti monaco? Non forse per sopportare le tribolazioni? Dimmi, da quanti anni hai indossato l’abito?». «Otto», rispose. E l’anziano gli disse: «In verità sono settant’anni che porto l’abito e nemmeno un giorno ho avuto quiete. E tu pretendi di averla dopo otto?». Ciò udendo se ne andò, reso più forte (188b; PJ VII, 5).

 il padre Teodoro si trovò un giorno con dei fratelli a Scete. Mangiando, essi prendevano educatamente i bicchieri in silenzio senza dire: «Permetti». E il padre Teodoro disse: «I monaci hanno perso le loro buone maniere, non dicono più: – Permetti» (PJ XV, 20).

 Disse anche: «Se hai amicizia con qualcuno e questi viene a cadere in tentazione di impurità, tendigli una mano se puoi e tiralo su. Ma se cade nell’eresia e non si lascia persuadere a distogliersene, tronca subito ogni rapporto con lui. Se tardi un po’, potresti essere trascinato con lui nell’abisso» (PJ X, 23).

Uno degli anziani venne a raccontare al padre Teodoro: «Ecco, il tal fratello è ritornato nel mondo». «Ti meravigli di ciò? – disse il vecchio. – Non stupirti, meravigliati piuttosto se odi che qualcuno è riuscito a sfuggire alle fauci del nemico [1]» (PJ X, 25).

 1] Cf. 2 Tm 4, 17.

 Un fratello venne dal padre Teodoro e cominciò a parlare e a trattare cose di cui non aveva ancora fatto esperienza. «Non hai ancora trovato la nave – gli dice l’anziano –, non hai ancora caricato il tuo bagaglio, e sei già arrivato in quella città prima di essere partito? Compi prima l’opera e poi giungerai a ciò di cui ora parli» (189b; PJ VIII, 8).

 
 Egli disse: «Non vi è virtù così grande come il non disprezzare».


 Un fratello interrogò il padre Teodoro dicendogli: «Voglio adempiere i comandamenti». L’anziano gli raccontò allora del padre Teona, che anche lui una volta aveva detto: «Voglio che ogni mio pensiero sia in accordo con Dio». Un giorno portò del grano al forno e ne fece dei pani. Dei poveri gli chiesero la carità ed egli li diede a loro. Poiché pure altri chiedevano, diede le ceste e il vestito che indossava. E ritornò in cella cinto del solo mantello. Ma ancora biasimava se stesso dicendo: «Non ho ancora compiuto il comando di Dio» (192ab).

giovedì 14 aprile 2016

(Erma, Pastor, Precetto IX) Pregare confidando nel Signore


PASTORE DI ERMA



Pregare confidando nel Signore

Allontana da te ogni dubbio e non esitare, neppure un istante, a chiedere qualche grazia al Signore, dicendo fra te e te: Come è possibile che io possa chiedere e ottenere dal Signore, che ho tanto peccato contro di lui? Non pensare a ciò, ma rivolgiti a lui di tutto cuore e pregalo senza titubare; sperimenterai la sua grande misericordia. Dio non è come gli uomini che serbano rancore; egli dimentica le offese e ha compassione per la sua creatura .

Tu dunque purifica prima il tuo cuore da tutte le vanità di questo mondo e da tutti i peccati che abbiamo menzionati, poi prega il Signore e tutto otterrai. Sarai esaudito in ogni tua preghiera, se chiederai senza titubare. Se invece esiterai in cuor tuo, non potrai conseguire nulla di ciò che chiedi. Chi, pregando Dio, dubita, è uno di quegli indecisi che nulla assolutamente ottengono; invece chi è perfetto nella fede, chiede tutto confidando nel Signore e tutto riceve, perché prega senza dubbio o titubanza. Ogni uomo indeciso e tiepido, se non farà penitenza, difficilmente avrà la vita.

Purifica il tuo cuore da ogni traccia di dubbio, rivestiti di fede robusta, abbi la certezza che otterrai da Dio tutto ciò che domandi. Se poi avviene che, chiesta al Signore qualche grazia, egli tarda a esaudirti, non lasciarti prendere dallo scoraggiamento per il fatto di non aver ottenuto subito ciò che domandasti: certamente questo ritardo nell’ottenere la grazia chiesta o è una prova o è dovuto a qualche tuo fallo che ignori. Perciò non cessare di rivolgere a Dio la tua intima richiesta, e sarai esaudito, se invece ti scoraggi e cominci a diffidare, incolpa te stesso, e non colui che è disposto a concederti tutto.

Guardati dal dubbio! E’ sciocco e nocivo e sradica molti dalla fede, anche se sono assai convinti e forti. Tale dubbio è fratello del demonio e produce tanto male tra i servi di Dio. Disprezzalo dunque e dominalo in tutto il tuo agire, corazzandoti con una fede santa e robusta, perché la fede tutto promette e tutto compie; il dubbio invece, poiché diffida di sé, fallisce in tutte le opere che intraprende.

Vedi, dunque, che la fede viene dall’alto, dal Signore, e ha una grande potenza, mentre il dubbio è uno spirito terreno che viene dal diavolo, e non ha vera energia. Tu dunque servi alla fede, che ha vera efficacia, e tienti lontano dal dubbio che ne è privo. E così vivrai in Dio; e tutti coloro che ragionano così vivranno in Dio.

(Erma, Pastor, Precetto IX)


sabato 9 aprile 2016

Cipriano di Cartagine, De orat. dom. 31) La preghiera deve essere fatta con tutto il cuore

Icona rappresentante Cipriano.
La preghiera deve essere fatta con tutto il cuore

Quando dunque, fratelli carissimi, ci mettiamo a pregare, dobbiamo essere vigilanti e completamente intenti alle preghiere con tutto il cuore. Sia lontano da noi ogni pensiero carnale e mondano, affinché appunto l’anima non si concentri che sulla preghiera.

Ecco perché il vescovo, con un prefazio prima della preghiera (eucaristica), prepara lo spirito dei fedeli dicendo: "In alto i cuori", cui il popolo risponde: "Li abbiamo rivolti al Signore". Si è esortati così a non pensare ad altro che al Signore.

Si chiuda il cuore all’avversario e lo si apra solo a Dio; non si permetta affatto che il nemico penetri in noi durante il tempo della preghiera. Egli infatti usa strisciare e insinuarsi sottilmente per deviare le nostre preghiere da Dio: cosicché una cosa abbiamo nel cuore e un’altra sulle labbra; mentre si deve pregare il Signore con la sincera applicazione non del suono della voce ma dell’anima e del pensiero. Quale indolenza non è quella per cui ci si fa portar via e si diventa preda di pensieri frivoli e profani, proprio mentre tu preghi il Signore, - come se potessi avere di meglio da pensare rispetto a quello di cui parli con Dio!

Come pretendi d’essere ascoltato da Dio, quando tu non ascolti neppure te stesso? E come vuoi che il Signore si ricordi di ciò che domandi nella preghiera, se non te ne ricordi tu stesso? Questo significa non guardarsi affatto dal nemico; questo significa, dacché preghi Dio, offendere la sua maestà con la negligenza della tua preghiera questo non è altro che vegliare con gli occhi e dormire col cuore, mentre al contrario il cristiano anche quando con gli occhi dorme dovrebbe vegliare col cuore, così come, nel Cantico dei Cantici, sta scritto di colei che parla quale figura della Chiesa: "Io dormo, ma il mio cuore veglia" (Ct 5,2). E perciò l’Apostolo è sollecito e saggio ad avvertirci: "Siate assidui nella preghiera e vegliate" (Col 4,2): ci insegna così e ci mostra che possono ottenere da Dio quel che gli chiedono, solo coloro che Dio vede vigilanti nella preghiera.


(Cipriano di Cartagine, De orat. dom. 31)

venerdì 1 aprile 2016

c'è 'un tempo per tacere e un tempo per parlare' (Ecclesiaste 3:7). o del post


"Un anziano disse:" Un uomo pensa di essere silenzioso, ma il suo cuore giudica gli altri; un tale uomo parla sempre. Un altro uomo parla dalla mattina alla sera e tuttavia mantiene il silenzio; cioè, non dice nulla di non vantaggioso".

"Un fratello visitò un certo anziano e gli disse: "Abba, dimmi una parola, in modo che io possa essere salvato". L'anziano gli rispose: "Se vai da qualcuno, non affrettarti a parlare prima di considerare quello che dirai". Pieno di compunzione a questo detto, il fratello fece una prosternazione e osservò: "In verità, ho letto molti libri, ma non ho mai incontrato tale insegnamento". Così edificato, partì".

"L'abba Isaia disse:" La saggezza non consiste nel parlare; la saggezza significa conoscere il momento in cui dovresti parlare e quando rispondere, se necessario. Fa' sembrare che non sai nulla, anche se disponi di conoscenze, in modo da evitare grandi angosce, perché chi sembra avere conoscenze pone oneri su se stesso. Non vantarti della tua conoscenza, perché nessuno sa nulla".

"Un anziano disse:" Se acquisisci il silenzio, non vantarti di aver raggiunto la virtù, ma limitati a dire: Sono indegno persino di parlare"."


Da san Diadoco: "Proprio come, quando le porte dei bagni sono lasciate continuamente aperte, il calore interno scappa rapidamente, così anche l'anima, quando vuol dire molte cose, anche se tutto ciò che si dice può essere buono, disperde la sua concentrazione attraverso la porta della voce. Quindi, l'anima, priva di adeguate idee spirituali, perde la forza di lottare contro i pensieri e balbetta con chiunque incontra. Dal momento che in questo modo (attraverso la loquacità) l'anima scaccia lo Spirito Santo, non può mantenere l'intelletto libero da fantasie nocivi; lo Spirito buono fugge sempre dalla loquacità, che è la causa di ogni sconvolgimento e fantasia. Il silenzio tempestivo è buono, dal momento che non è altro che la madre dei saggi pensieri".


"Due fratelli di Scete vollero visitare l'abba Antonio. Si imbarcarono su una barca, e con loro si imbarcò un certo anziano, che i fratelli non conoscevano, e che andava anch'egli a visitare l'abba Antonio. Mentre erano seduti sulla barca, i fratelli discussero ciò che i Padri dicono delle Scritture e parlarono anche dei loro lavori manuali. L'anziano tacque. Dopo che furono sbarcati dalla barca ee ebbero raggiunto la loro destinazione, l'abba Antonio disse ai fratelli: "Avete trovato buona compagnia in questo anziano". Poi disse all'anziano: "Hai avuto buoni fratelli che hanno viaggiato con te, abba." L'anziano rispose: "Sono buoni, ma la loro casa non ha porta; chi vuole può entrare nella stalla e slegare l'asino". Disse questo per dimostrare che avevano detto tutto ciò che era venuto loro in mente".


"Il silenzio aiuta notevolmente nella vita spirituale. È bene praticare il silenzio per circa un'ora al giorno: mettersi alla prova, riconoscere le proprie passioni e lottare per tagliale fuori e purificare il proprio cuore è molto buono se vi è nella casa una stanza tranquilla che dà la sensazione di una cella monastica. Lì, "nel segreto", è in grado di fare la sua manutenzione spirituale, di studiare e di pregare. Un po' di studio spirituale fatto prima della preghiera aiuta notevolmente. l'anima si riscalda e la mente è trasportata al regno spirituale. È per questo che, quando una persona ha molte distrazioni durante il giorno, dovrebbe rallegrarsi se ha dieci minuti di preghiera, o anche due minuti per leggere qualcosa, in modo da allontanare le distrazioni "(Estratti dalla vita familiare, da san Paissio dell'Athos)
 http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=36&id=4483
 «Un fratello venne dal padre Teodoro e cominciò a parlare e a trattare cose di cui non aveva ancora fatto esperienza. "Non hai ancora trovato la nave - gli dice l'anziano -, non hai ancora caricato il tuo bagaglio, e sei già arrivato in quella città prima di essere partito? Compi prima l'opera e poi giungerai a ciò di cui ora parli".» [Teodoro di Ferme, n. 9].