mercoledì 14 maggio 2014

sempre Dall’ ”Omelia per la Pasqua” di Esichio di Gerusalemme, presbitero di Gerusalemme, in «Cristo è risorto», trad. it. a cura di Maria Benedetta Artioli, Edizioni Qiqajon, Magnano (BI) 2008, p. 111 (Collana Padri Orientali)





…La tomba custodita (cfr. Mt 27, 62 sgg.) lo dichiara morto
e la terra che si scuote lo proclama Dio (cfr. Mt 27, 51; 28 ,2).



Il corpo, infatti, lo dichiara morto, ma il prodigio lo dichiara Dio: 



morto, la tomba, Dio, la resurrezione. 



Morto lo dicono anche le lacrime delle donne (cfr. Gv 20, 11 sgg.), 


e Dio, le parole degli angeli (cfr. Mt 28, 5 sgg.). 
Giuseppe, come a un morto, gli ha prestato le ultime cure (cfr. Mt 27, 57),

 ma colui che come uomo era stato così composto, come Dio, ha spogliato la morte.


E ancora, come morto lo hanno custodito i soldati, e “i custodi dell’inferno , vedendolo come Dio, sono rimasti atterriti” (Gb 38, 17).



E di lui dirai che è il medesimo, questo e quello (non due); non è uno e un altro, non altro in altro, né altro attraverso altro, poiché uno è il Verbo incarnato e, con ineffabile disposizione, ha riunito in unità, come ha voluto, tutti quegli elementi. Ha consegnato la carne perché servisse alle passioni, e si è servito della divinità per i segni e i prodigi.

Ma poiché non è lecito separare il Verbo dalla carne, così è necessario che i patimenti siano congiunti ai prodigi. 

Infatti, colui che come morto è disceso nell'inferno (cfr. !Pt 3, 19), come Dio ha risuscitato i morti…
Dall’ ”Omelia per la Pasqua” di Esichio di Gerusalemme, presbitero di Gerusalemme, in «Cristo è risorto», trad. it. a cura di Maria Benedetta Artioli, Edizioni Qiqajon, Magnano (BI) 2008, p. 111 (Collana Padri Orientali)

martedì 13 maggio 2014

Il mercoledì di Mezza Pentecoste








Tu che hai la coppa dei beni inesauribili, dammi di attingere l’acqua in remissione dei peccati, poiché sono tormentato dalla sete, o Misericordioso ed unico Generoso.
Stichirà conclusivo del Mattutino
Fratelli, essendo stati illuminati dalla Resurrezione di Cristo Salvatore, ed avendo raggiunto la metà della festa del Signore, osserviamo con sincerità totale i divini comandamenti per essere giudicati degni di festeggiare l’Ascensione ed ottenere la venuta del Santo Spirito.



Il tropario della festa 


Tropario, tono 8
A metà della festa pasquale, disseta, o Salvatore, l’anima mia assetata con l’acqua della pietà, poiché Tu stesso hai detto a tutti: Chi ha sete venga a me, e beva. Tu sei la fonte della vita, o Cristo Dio, sia gloria a Te.
 
Kontakion, tono 4
O creatore e signore di tutte le cose, o Cristo Dio, a metà della festività legale, dicevi a quelli che ti stavano attorno: Venite a me ed attingete le acque dell’immortalità. Per cui noi ci prostriamo davanti a Te e con fede gridiamo: Donaci la misericordia, Tu infatti sei la sorgente della nostra vita.
Apostolo: Atti degli apostoli 14, 6-18.


In quei giorni gli apostoli si rifugiarono nelle città della Licaònia, a Listra e Dervi e nei dintorni, e là evangelizzavano. C’era a Listra un uomo incapace di stare in piedi, zoppo sin dal ventre di sua madre, che non aveva mai camminato. Egli udì Paolo parlare e questi, guardandolo fisso e vedendo che aveva fede di esser salvato, disse a gran voce: “Alzati diritto in piedi!” Egli saltò e camminava. La folla allora, al vedere ciò che Paolo aveva fatto, si mise a gridare in dialetto licaonio e disse: “Gli dei, fatti simili agli uomini, sono scesi da noi!”. E Barnaba lo chiamavano Zeus e Paolo Ermes, perché era lui a portare la parola. Intanto il sacerdote di Zeuss che è all’ingresso della città, recando alle porte tori e ghirlande, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla. Sentendo ciò, gli apostoli Barnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono tra la folla, gridando: “Uomini, perché fate questo? Anche noi siamo esseri umani, deboli come voi, e vi evangelizziamo di tornare da queste cose inutili al Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano. Egli, nelle generazioni passate, ha permesso a ogni popolo di seguire il proprio cammino; ma non ha cessato di dar testimonianza di sé beneficando, dandovi dal cielo piogge e stagioni fruttifere, riempiendo di cibo e di letizia i vostri cuori”. E così dicendo, riuscirono a fatica a far desistere la folla dall’offrire loro un sacrificio.
  

Evangelo: secondo Giovanni 7, 14-30.


A metà della festa Gesù salì al tempio e insegnava. I Giudei ne erano stupiti e dicevano: “Come mai costui conosce le lettere, senza essere stato a scuola?”. Gesù rispose e disse loro: “La mia dottrina non è mia, ma di chi mi ha inviato. Chi vuol fare la sua volontà, conoscerà di questa dottrina se viene da Dio, o se io parlo da me stesso. Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di chi lo ha inviato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge. Perché cercate di uccidermi?”. Rispose la folla: “Tu hai un demonio! Chi cerca di ucciderti?”. Rispose Gesù e disse loro: “Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete stupiti. Mosè vi ha dato la circoncisione - non che venga da Mosè, ma dai padri - e voi circoncidete un uomo anche di sabato. Ora se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la Legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché ho guarito tutto intero un uomo di sabato? Non giudicate secondo apparenza, ma giudicate con giusto giudizio!”. Intanto alcuni di Gerusalemme dicevano: “Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i capi abbiano riconosciuto che egli è il vero Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove è”. Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, disse gridando: “Anche me conoscete e sapete di dove sono! Io non sono venuto da me e chi mi ha inviato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché da lui Io Sono ed egli mi ha inviato”. Allora cercavano di prenderlo, ma nessuno gli mise mano addosso, perché non era ancora giunta la sua ora.


 









lunedì 12 maggio 2014

dal web tramite Alessandra Simonetti meditazione dI San Giovanni Climaco


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Per parte nostra, paventiamo della nostra debolezza e quindi esitiamo ad affrontare il tema dell'esichia come del porto dell'anima, ben sapendo che c'è un cane appostato a questa tavola del santo convito, che ha deciso di rapinare l'anima sottraendo il pane dalla tavola e, portatoselo alla bocca, di correre lontano per mangiarselo in tutta tranquillità. Per togliere spazio a questo cane, non intendiamo fare la filosofia dell'esichia o una dotta esposizione dei principi di ricerca, pensando non sia giusto parlare qui di pace a gente che sta in guerra, e combatte coraggiosamente sotto le insegne del nostro Re, diremo soltanto che le corone della pace e della quiete sono riservate a coloro che hanno valorosamente lottato... 
 http://digilander.libero.it/esicasmo/ESICASM/cordadipreghiera.gif

L'esichia fisica consiste nel saper sistemare i comportamenti e i relativi nostri sentimenti. Quella spirituale è disciplina sistematrice dei pensieri e custodia inviolata della mente. Ama l'esichia il pensiero vigoroso e conciso, sempre vigile alla porta del cuore... L'esichia iniziale tiene lontani i rumori perché sconvolgerebbero il suo profondo; quella perfetta consiste nel non temere il tumulto cui è ormai insensibile.

 Chi progredisce nell'esichia non soltanto a parole dà spazio abitabile con la sua amabilità ad ogni espressione di carità: difficilmente si muove a loquacità, non si muove affatto a sdegno... la mente dell'esicasta sorveglia il suo pensiero come la cacciatrice del topo questo roditore...

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/46/Lestvichnik.jpg/225px-Lestvichnik.jpg

 Rinnegherebbe l'esichia e mentirebbe un tiepido che accondiscendesse agli umani cavilli... Lasciando la cella darà la colpa ai demoni, dimenticando che è lui il demonio tentatore di se stesso... Tu non temere gli scherzi di quelli che ti frastornano, poiché la compunzione non conosce viltà né costernazione... non di rado i demoni mandano degli stolti girovaghi a visitare i veri esicasti per impedire loro quel po' di lavoro che fanno... Tienili d'occhio, caro... però non contristare, per raggiungere il tuo scopo santo, un'anima assetata della tua parola che venga alla tua fonte; in ogni caso ci vuole il lume del discernimento... Piuttosto che sui libri, cerca di aver lumi a contatto con la dura esperienza circa quello che concerne la tua salute... Custodisci la lingua se pur devi usarla, perché essa è capace di dissipare ad un tratto il frutto di tante fatiche... A chi ti viene a trovare offri il puro necessario sia materialmente che spiritualmente. Se si tratta di persone più istruite, dimostriamoci anche noi filosofi tacendo, ma se si tratta di fratelli di simili condizioni apriamo pure la porta della lingua con tutta moderazione... ll santo Apostolo dice: «Chi conosce il pensiero del Signo­re?»; ed io aggiungo: «Chi conosce il pensiero d'un uomo che vive nell'esichia esteriore e interiore?...»... Prega con tutta semplicità, con una sola espressione, come fecero il pubblicano e il prodigo... Non molte parole devi cercare, perché tale affannarsi causa la dissipazione della mente... Anche se fossi giunto in cima alla scala delle virtù, continua a pregare perché ti siano rimessi i tuoi peccati, come fece Paolo che paragonandosi ai peccatori esclamava: «Io sono il primo di essi»... Non dire di non avere ottenuto quello che hai chiesto pregando a lungo, perché hai profittato spiritualmente... Se poi preghi per un altro e sei esaudito, non montare in superbia, perché è la sua grande fede che ha ottenuto il risultato... dovrai pregare con tanto maggior impegno con quanta maggiore ostilità si accaniranno contro di te i demoni per impedirtelo... Certuni hanno l'idea che la preghiera sia più potente del ricordo della morte; quanto a me, esalto l'utilità di quella unità, quasi di due nature della medesima ipostasi. Un buon cavallo più corre e più si riscalda, più si riscalda e più corre... alcuni quando escono dal luogo dove pregavano appaiono in quel momento come persone che vengono fuori da una fornace ardente... altri come persone rischiarate da una luce che le riveste del duplice abito dell'umiltà e della gioia. Quelli infatti che escono dalla preghiera senza questa duplice forza dimostrano di aver pregato solo materialmente e per dir così alla maniera giudaica.



San Giovanni Climaco

domenica 11 maggio 2014

Dall’ ”Omelia per la Pasqua” di Esichio di Gerusalemme, presbitero di Gerusalemme, in «Cristo è risorto», trad. it. a cura di Maria Benedetta Artioli, Edizioni Qiqajon, Magnano (BI) 2008, pp. 107-110 (Collana Padri Orientali)




Avendo Dio vinto l’invisibile nemico, senza dubbio anche noi riporteremo vittoria contro i demoni. Restiamo dunque accanto alla croce salvifica per ottenere le primissime primizie dei doni di Gesù.


… Il Signore nostro Gesù Cristo … tramite la croce è sorto e ha salvato i credenti.
Nessuno manchi dunque dal prestar fede ai simboli della croce, ma anche nei simboli adori il legno beato, tre volte beato, di quella croce che ci ha aperto le porte del cielo.


… Il Verbo stava sotto la Legge ed era nascosto agli increduli come da un moggio. Ma quando giunse alla croce e fu posto sul candelabro, allora egli illuminò l’orbe terrestre.


… Un solo bastone, quello di Mosè, ha respinto le sferze egizie (cfr. Es 5, 14), ma è per la sua affinità con il legno della croce che un bastone mette fine ai peccati degli uomini. Là, il faraone che inseguiva Israele viene sommerso (cfr. Es 14, 28; 15, 4), 

qui è annientato il diavolo, mentre vengono salvati quanti adorano il Salvatore. 


Là, per aver teso le mani, Adamo ha attirato a noi la morte (cfr. Gn 3, 6.19.22), qui il nostro Sovrano, stendendo le mani, ha salvato l’universo.

Ma, o legno che superi la magnificenza del cielo! Tu che oltrepassi le volte celesti, o legno tre volte beato che hai traghettato al cielo le anime nostre, o legno che hai ottenuto al mondo la salvezza e hai scacciato l’esercito del diavolo, o legno che hai lanciato al cielo un ladrone, e con Cristo lo fai danzare: “In verità, in verità ti dico: Oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 43). 

Imitiamo le buone disposizioni dell’omicida, o piuttosto, di colui che poi, grazie alla fede, divenne portatore di Spirito santo. Che dice infatti? “Ricordati di me, Signore, nel tuo regno” (Lc 23, 42). E per una sola prova di fede, abita il paradiso e si aggira nei cieli. 

“In verità, in verità ti dico: Oggi sarai con me nel paradiso”. Restiamo anche noi presso la croce del Salvatore, dicendo le stesse parole: “Ricordati di me, Signore, nel tuo regno”, affinché anche noi abbiamo parte al paradiso e possiamo godere del regno dei cieli.
La presente festa è festa di vittoria … Grazie al Crocifisso, è stato vinto il diavolo, e si rallegra la nostra stirpe, grazie al Risorto.

… Egli è stato prima nascosto in un grembo di carne, poi nel grembo della terra, là santificando con la sua generazione quanti nascono, qui vivificando con la risurrezione quanti sono morti.

… Il Signore è risorto, risuscitando con sé il gregge di Adamo: egli è infatti nato per l’uomo, e con l’uomo è risorto. Oggi, grazie al Risorto, il paradiso è stato aperto. Adamo è stato riportato alla vita, Eva è stata consolata, la chiamata è stata estesa, il Regno è stato preparato, l’uomo viene salvato e il Cristo adorato. 

Calpestata infatti la morte, fatto prigioniero il tiranno e spogliato l’inferno , egli è asceso ai cieli quale re vittorioso, quale capo glorioso, quale ineffabile auriga, e dice al Padre: “Eccomi, o Dio, io e i figli che mia hai dato …” (Is 8, 18). E dal Padre si è sentito dire: “Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi” (Sal 109, 1). A lui la gloria, ora e nei secoli dei secoli. Amen.



Dall’ ”Omelia per la Pasqua” di Esichio di Gerusalemme, presbitero di Gerusalemme, in «Cristo è risorto», trad. it. a cura di Maria Benedetta Artioli, Edizioni Qiqajon, Magnano (BI) 2008, pp. 107-110 (Collana Padri Orientali)

sabato 10 maggio 2014

Domenica del Paralitico Testo dell'Apostolos e del Vangelo

STICHIRÀ dei VESPRI, 
CANONE e STICHIRÀ delle LODI 
della Domenica del paralitico


  sta nei link interni di

http://www.ortodossia.it/w/index.php?lang=it


Ikos.

O tu che con la tua mano* tieni in pugno i confini del
la terra,* o Gesù
Dio, che sei coeterno al Padre* e che con lo Spirito
 santo tutto domini,*
sei apparso nella carne sanando le malattie;* hai
cacciato i mali,* hai
illuminato i ciechi,* e con una parola divina hai
rialzato il paralitico,*
ordinandogli contemporaneamente di camminare* e di
prendere sulle
spalle il letto che prima portava lui.* Perciò noi tutti, insieme con lui,*
inneggiamo e acclamiamo:* O Cristo pietoso,* gloria
 al tuo potere.





Domenica del Paralitico 

Gesù guarisce un paralitico a Betesda
Gv 7:19-24; 9:1-17



1 Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
2 Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c'è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici. 3 Sotto questi portici giaceva un gran numero d'infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici[, i quali aspettavano l'agitarsi dell'acqua; 4 perché un angelo scendeva nella vasca e metteva l'acqua in movimento; e il primo che vi scendeva dopo che l'acqua era stata agitata era guarito di qualunque malattia fosse colpito].
5 Là c'era un uomo che da trentotto anni era infermo. 6 Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?» 7 L'infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio, e cammina». 9 In quell'istante quell'uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.
10 Quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all'uomo guarito: «È sabato, e non ti è permesso portare il tuo lettuccio». 11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"». 12 Essi gli domandarono: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina?"» 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, perché in quel luogo c'era molta gente. 14 Più tardi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: «Ecco, tu sei guarito; non peccare più, ché non ti accada di peggio». 15 L'uomo se ne andò, e disse ai Giudei che colui che l'aveva guarito era Gesù. 16 Per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo; perché faceva quelle cose di sabato.

Gesù dichiara la sua uguaglianza con il Padre
Mr 2:28; Gv 10:30-38; Cl 2:9 (Gv 11:25-26; At 17:31; 2Co 5:10; Ap 20:4-6, 11-15)


17 Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch'io opero». 18 Per questo i Giudei più che mai cercavano d'ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.


Seigneur, de même que Tu as relevé le paralytique, relève aussi mon

âme par Ta divine gouvernance.


Tropario della domenica del Paralitico nel tono quinto



O Signore, come un tempo rialzasti il paralitico,
risolleva con la tua divina presenza
la mia  vita  paurosamente paralizzata
da ogni sorta di peccati e da tradimenti
affinché io, trovando salvezza, acclami:
 o Cristo misericordioso , gloria alla tua gloria


 Mosaico Duomo Monreale


Apostolo (At 9,32-42)


Atti 9,32-42

Guarigione di Enea e risurrezione di Tabita

32 Or avvenne che Pietro, andando qua e là da tutti, venne anche ai santi che abitavano in Lidda. 33 E quivi trovò un uomo, chiamato Enea, che già da otto anni giaceva in un lettuccio, essendo paralitico. 34 E Pietro gli disse: Enea, Gesù Cristo ti sana; lèvati e rifatti il letto. Ed egli subito si levò. 35 E tutti gli abitanti di Lidda e del pian di Saron lo videro e si convertirono al Signore. 36 Or in Ioppe v'era una certa discepola, chiamata Tabita, il che, interpretato, vuol dire Gazzella. Costei abbondava in buone opere e faceva molte elemosine. 37 E avvenne in que' giorni ch'ella infermò e morì. E dopo averla lavata, la posero in una sala di sopra. 38 E perché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, gli mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio venisse fino a loro.39 Pietro allora, levatosi, se ne venne con loro. E come fu giunto, lo menarono nella sala di sopra; e tutte le vedove si presentarono a lui piangendo, e mostrandogli tutte le tuniche e i vestiti che Gazzella faceva, mentr'era con loro. 40 Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita, lèvati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere. 41 Ed egli le diè la mano, e la sollevò; e chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. 42 E ciò fu saputo per tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore.