mercoledì 8 gennaio 2014

Il Teantropo -meditazione dai Padri


 http://www.lamadredellachiesa.it/wp-content/uploads/2012/11/Pantocratore_Chiesa-di-Cefal%C3%B9.jpg



I vantaggi della pazienza di Cipriano di Cartagine
(n. 200-210, + 258) (9: CCL 3A, 123)

Carissimi fratelli, se anche noi siamo in Cristo, se ci rivestiamo di lui
(cfr Rm 13, 12-14), se è lui la via della nostra salvezza, noi che lo seguiamo
sulla strada della redenzione, avanziamo sul suo esempio.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/24550


http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/63/12th-century_painters_-_The_Tree_of_Jesse_-_WGA15728.jpg/220px-12th-century_painters_-_The_Tree_of_Jesse_-_WGA15728.jpg 

Dal trattato Esposizioni dei sacramenti mistici o questioni
sull’Antico Testamento - Sui Numeri
di Isidoro di Siviglia (+ 636) (Cap. 15, 18: PL 83, 348)
In questa verga di Aronne, che produsse il fiore senza umore, alcuni
vedono la vergine Maria, che senza unione diede alla luce il Verbo di Dio
e sulla quale sta scritto: Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse e un
fiore salirà dalla sua radice (Is 11, 1), cioè Cristo, che, recando la figura
della futura passione, con la candida luce della fede e con il sangue della
passione rosseggiava quale fiore dei vergini, corona dei martiri e grazia
dei continenti.


http://www.santiebeati.it/dettaglio/26600



http://tradizione.oodegr.com/tradizione_index/problematiche/pentecoste.jpg

Dal trattato Esposizione sui Salmi di Cirillo di Alessandria
(n. 370-380, + 444) (Sal 50: PG 69, 1096)

Il salmista paragona l’azione dello Spirito Santo all’issopo (cfr Sal 50, 9),
che è un’erba calorifica e asterge in noi ogni macchia. Pertanto la purificazione
avviene mediante l’issopo, oppure mediante lo Spirito Santo.
Infatti gli uomini ispirati dicono che noi veniamo battezzati da Cristo in
Spirito Santo e fuoco (cfr Mt 3, 11). Ora il sangue prezioso di Cristo non
solo ci libera dalla corruzione, ma in realtà anche da ogni impurità nascosta
nell’intimo, e non permette di raffreddarsi con la pigrizia.




martedì 7 gennaio 2014

La Parousia del Signore



Le Christ de l'Apocalypse
crypte de la cathédrale Saint-Etienne, Auxerre, 11ème s.


Lettere festali di Atanasio di Alessandria
(n. 295 ca., + 373) (Lett. 1, 9: PG 26, 1365)

Noi invece siamo fuori il tempo dell’ombra. Infatti ora non immoliamo
un agnello materiale, ma quello vero, che fu immolato, il Signore
nostro Gesù Cristo, il quale fu condotto come pecora alla macelleria, che
rimase muto come agnello davanti al macellaio (cfr Is 53, 7), purificandoci
con il suo sangue prezioso, che parla molto più di quello di Abele (cfr
Eb 12, 24). Calzando i nostri piedi con la preparazione del vangelo, prendendo
con le nostre mani il vincastro e il bastone del Signore, rianimato
dai quali quel santo diceva: Il tuo vincastro e il tuo bastone mi hanno consolato
(Sal 23, 4). E sommariamente diceva il beato Paolo: Pronti a tutto, non
ci angustiamo per nulla; il Signore è vicino (Fil 4, 6). Infine lo stesso nostro
Salvatore dice: Nell’ora che non pensiamo, il Signore verrà (Mt 24, 44).

lunedì 6 gennaio 2014

6 Gennaio Le Sante Teofanie del Signore -Dalle Lettere di Leone Magno (papa 440-461)




Dalle Lettere di Leone Magno (papa 440-461)
(Lett. 16, 6: PL 54, 701)

Il mistero di Cristo che accede al battesimo di Giovanni. La grazia di quel
battesimo, la sua ragione, non riguardò quello stesso potere per cui rinascono
a opera dello Spirito Santo coloro dei quali si dice: I quali non da sangue,
né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono nati (Gv 1, 13).
Il Signore infatti, che non aveva bisogno del perdono di alcun peccato, né
cercava il rimedio della rinascita, volle essere battezzato (cfr Lc 3, 21-22)
così come volle anche essere circonciso, e che fosse offerta per sé la vittima
della purificazione: affinché egli, che era stato fatto da una donna,
come dice l’apostolo, fosse fatto anche sotto la legge (cfr Gal 4, 4), che non
era venuto ad abolire, ma a completare (cfr Mt 5, 17). Ma fondò in sé il
sacramento del suo battesimo, poiché, avendo il primato in tutto (Col 1, 18),
insegnò che egli ne era il principio. E fu allora che sancì la potenza della
rigenerazione, quando dal suo fianco, uscirono il sangue della redenzione
e l’acqua del battesimo (cfr Gv 19, 34). L’antico testamento fu testimonianza
di quello nuovo; sacrifici diversi prefigurarono una sola vittima,
e l’uccisione di molti agnelli terminò col sacrificio di colui del quale si
dice: Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo (Gv 1, 12).
Giovanni battezzava nell’acqua per il pentimento, Cristo, invece, avrebbe
battezzato nello Spirito Santo e nel fuoco (Lc 3, 16), egli che con un
doppio potere restituiva la vita e distruggeva i peccati.


domenica 5 gennaio 2014

5 Gennaio Vigilia della Teofania del Signore



Commentario sul Levitico di Esichio di Gerusalemme
(+ probabilmente dopo il 450) (Lib. 2, cap. 8: PG 93, 885)

Prendendo dunque l’unguento e il sangue che era sull’altare, asperse sopra
Aronne e le sue vesti, i figli di lui e le loro vesti. Avendoli consacrati nelle loro
vesti (Lv 8, 30). Che il sangue dell’Unigenito e l’unzione dello Spirito
siano di un’unica operazione e potenza, e che il legislatore molto giustamente
abbia usato l’olio dell’unzione e il sangue dell’altare, cioè del
corpo del Signore, ascolta Giovanni che dice: Tre sono le realtà che
rendono testimonianza, e i tre sono uno: lo Spirito, il sangue e l’acqua
(1 Gv 5, 7-8). Infatti hanno un unico effetto di santificazione. E se abbiamo
conosciuto che un Aronne sensibile viene santificato con l’aspersione
del sangue e dell’olio, non meravigliamoci di quanto è stato detto: infatti
lo stesso Cristo offrì la sua passione per noi, per la nostra santificazione,
con l’aspersione del proprio sangue. Donde ha detto che vengono
santificati i figli di Aronne, e con Aronne le tuniche o meglio le vesti, poiché
qualunque cosa succeda in noi, viene ricondotta necessariamente a
lui, come capo evidentemente di tutto il corpo. E per la dimostrazione
delle cose che sono state dette, prendiamo le parole del Signore. Infatti,
quando doveva essere crocifisso per noi, disse queste cose sotto forma di
preghiera, per preparare l’obbedienza degli apostoli: Come il Padre ha
mandato me nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo, e per essi io santifico
me stesso, affinché siano anch’essi santificati nella verità (Gv 17, 18-19).
Dunque ha chiamato apertamente “santificazione” il sacrificio che offrì
per noi, per il fatto che la santificazione giova anche a noi.

http://blog.studenti.it/biscobreak/2013/03/santesichio-di-gerusalemme/

sabato 4 gennaio 2014

4 gennaio - I Padri meditazioni - previgilia della Teofania del Signore





Interpretazione sul Cantico dei Cantici di Teodoreto di Ciro
(n. 393, + 466 ca.) (Lib. 3, cap. 5: PG 81, 157)
In realtà Cristo è la primizia migliore di ogni natura. Infatti non ha
commesso peccato, né è stato trovato inganno nella sua bocca (Is 53, 9; 1 Pt 2, 22).
Pertanto è stato offerto per ogni popolo come vittima immacolata. A
motivo di questo il Dio di tutti ha proclamato anche per mezzo del profeta
Isaia, dicendo: Ecco il mio servo che ho scelto, il mio eletto del quale
la mia anima si compiace; porrò il mio Spirito su di lui, porterà il giudizio
alle nazioni (Is 42, 1).




I vantaggi della pazienza di Cipriano di Cartagine
(n. 200-210, + 258) (23: CCL 3a, 132)
Chi è costui che dice di aver taciuto in precedenza, ma che non tacerà
sempre? Certamente è colui che condotto al sacrificio come una pecora
e come un agnello davanti a chi lo tosa, è rimasto muto e non ha aperto
bocca (cfr Is 53, 7). Certamente è colui che non ha gridato e di cui non
si è sentita la voce nelle piazze (cfr Is 42, 2-3). Certamente è colui che
non ha fatto resistenza, né si è opposto quando offrì la sua schiena ai
colpi di flagello e il viso agli schiaffi, né ha rivolto altrove il suo volto agli
sputi ripugnanti. Certamente è colui che quando venne accusato dai
sacerdoti e dagli anziani non rispose nulla, e, tra la meraviglia di Pilato,
conservò il silenzio con un’eccezionale pazienza (cfr Mt 27, 12-14). Questi
è colui che tacque nelle ore della passione, ma che non tacerà nell’ora
della vendetta. Questi è il nostro Dio, cioè il Dio non di tutti, ma di quelli
che hanno fede e credono, colui che non tacerà quando si manifesterà
nella sua seconda venuta. Infatti se prima l’umiltà lo nascose ai nostri
occhi, si rivelerà nella sua potenza quando verrà



Esposizione del Vangelo secondo Luca di Ambrogio di Milano
(n. 339 o 337, + 397) (Lib. 5, 106: CCL 14, 170)
Non piegarti verso le cose della terra, per non spezzare la tua canna.
Anche per questo motivo così fu profetizzato del Cristo, perché egli non
doveva curvarsi verso le cose terrene: Non spezzerà una canna scossa
(Is 42, 3); egli, infatti, con la forza della sua risurrezione consolidò la
carne, che i peccati avevano violentemente agitato. Una canna magnifica
è la carne di Cristo, che inchiodò al patibolo della croce il capo del serpente,
del diavolo, e le lusinghe dell’avidità del mondo



Commento al salmo 118 di Ambrogio di Milano
(n. 339 o 337, + 397) (20, 28: CSEL 625, 459)
Ma chi si allontana dal Signore, se non l’uomo che non ricerca le sue
opere di giustizia?
Mentre chi le ricerca gli è vicino, resta attaccato a Dio. E per questo
l’apostolo così si rivolge a quelli che cercano le opere di giustizia di Dio:
Voi, che eravate lontani, siete diventati vicini nel sangue di Cristo (Ef 2, 13). La
giustizia è il sangue di Cristo. Tant’è vero che egli stesso ha così apostrofato
Giovanni: Lasciaci portare a compimento ogni opera di giustizia
(Mt 3, 15).



4 omelie di Gregorio il Taumaturgo
(n. 213 ca., + 270-275) (Om. 4: PG 10, 1185)
Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia
(Mt 3, 15). È necessario che io apporti fine all’antico testamento, e poi
predicare il nuovo, scriverlo nel cuore degli uomini, sottoscriverlo con il
mio sangue e sigillarlo con il mio Spirito.

venerdì 3 gennaio 2014

Ildefonso di Toledo, «La perpetua verginità di Maria»


Ildefonso di Toledo, «La perpetua verginità di Maria», trad. it a cura di Luigi Fatica, Città Nuova Editrice, Roma 1990, pp. 139-141 (Collana dei testi patristici, 84)



E ora vengo a te, unica Madre e Vergine di Dio; mi prostro innanzi a te, unica opera dell’incarnazione del mio Dio; mi umilio al tuo cospetto, unica trovata madre del mio Signore; supplico te, unica trovata ancella del Figlio tuo, di ottenermi che siano cancellate le opere del mio peccato; di farmi amare la gloria della tua verginità; di rivelarmi la sovrabbondanza della dolcezza del Figlio tuo; di darmi di parlare e difendere la sincerità della fede del Figlio tuo; di concedere anche a me d’unirmi a Dio e a te; di servire al Figlio tuo e a te; di essere sottomesso al tuo Signore e a te. A lui come al mio Creatore, a te come alla genitrice del nostro Creatore; a lui come al Signore delle potenze, a te come all’ancella del Signore di tutti gli esseri; a lui come a Dio, a te come alla Madre di Dio; a lui come al mio Redentore, a te come all’opera della mia redenzione.
Perché quel che è stato compiuto, ha preso forma nella verità della tua persona. Ciò che è stato fatto per me Redentore, è stato per te Figlio. Ciò che è stato fatto prezzo del mio riscatto, è stato sua incarnazione dalla tua carne, così da sanare le mie piaghe; dalla tua carne ha preparato il corpo che doveva essere ferito, nel quale avrebbe assunto la mia morte; dal corpo della tua mortalità ha tratto il corpo mortale, nel quale avrebbe cancellato i miei peccati, dei quali si era caricato; da te ha preso un corpo senza peccato; la mia natura — che lui stesso collocò, precedendomi nel suo regno, nella gloria del trono del Padre al di sopra degli angeli — ha assunto dalla verità dell’umiltà del tuo corpo.









Così io [sono] servo tuo, perché [colui che] ti [è] Figlio [è] mio Signore.
Così tu [sei] mia Signora, perché tu [sei] ancella del mio Signore.
Così io [sono] servo dell’ancella del mio Signore, perché tu, mia Signora, sei stata fatta madre del mio Signore.
Così io [sono] stato fatto servo, perché tu sei stata fatta madre del mio Creatore.
Ti prego [o sì,] ti prego, santa Vergine, [che io] abbia Gesù da quello Spirito dal quale tu generasti Gesù; l’anima mia accolga Gesù per quello Spirito per il quale la tua carne concepì lo stesso Gesù; mi sia dato conoscere Gesù da quello Spirito dal quale fu dato a te conoscere, avere e partorire Gesù.
Che dica di Gesù cose umili ed elevate in quello Spirito nel quale tu confessi d’essere l’ancella del Signore, chiedendo che ti sia fatto secondo la parola dell’angelo.
Che ami Gesù in quello Spirito nel quale tu lo adori come Signore, [e] contempli come Figlio.
Che realmente tema questo Gesù tanto quanto realmente lui stesso, pur essendo Dio, stava sottomesso ai suoi genitori.
O premio della mia salvezza e vita, ed anche della [mia] gloria, grande per grande ricchezza!
O nobilissimo rescritto della mia libertà! O chiarissima creazione della mia nobiltà! O stipula indissolubilmente gloriosa della mia nobiltà, preparata con l’eternità della gloria! Che io, precipitato dal peccato, desideri essere riportato al mio rinnovamento, [io] servo della madre del mio Signore! Che io, un tempo separato dall’angelica comunione nel progenitore, meriti di essere considerato servo della madre del mio Creatore! Che io, idonea opera nelle mani del sommo Dio, supplichi di essere soggiogato nella schiavitù della puerpera Vergine [ed] essere avvinto nella devozione della servitù.



http://www.santiebeati.it/dettaglio/38600
Sant' Ildefonso (Idelfonso) da Toledo Vescovo
Toledo (Spagna), 607 - Toledo, 23 gennaio 667
Molto devoto a Maria, su cui scrisse un celebre trattato, e significativo esponente della Spagna del suo tempo, Ildefonso era discendente di una potente famiglia romana. Anche sotto i Visigoti avrebbe potuto far carriera, ma si fece monaco e divenne diacono. Fu eletto abate del monastero dei Santi Cosma e Damiano, nei pressi di Toledo. Quando il vescovo morì, nel 657, l'uomo di lettere e preghiera, cinquantenne, divenne anche uomo di governo ecclesiale nella diocesi della capitale del regno visigoto. Si districò tra difficili questioni interne e tenne testa alle pretese del re Recesvinto, che si era mosso personalmente per convincerlo a lasciare il cenobio e accettare l'elezione. Ha lasciato libri di liturgia e l'opera «De viris illustribus», una sorta di continuazione dell'enciclopedia di sant'Isidoro di Siviglia (di cui secondo la tradizione sarebbe stato allievo). Il 15 agosto del 660 la vergine gli apparve nel presbiterio della cattedrale, lodandolo e consegnandogli una preziosa veste. Morì a Toledo, di cui è patrono, nel 667

File:El Greco 060.jpg 

http://vangelodelgiorno.org/main.php?language=IT&module=saintfeast&id=1388&fd=0

 



 

giovedì 2 gennaio 2014

Dalle «Lettere» di sant'Atanasio, vescovo-Il Verbo ha assunto da Maria la natura umana


Dalle «Lettere» di sant'Atanasio, vescovo
(Ad Epitetto 5-9; PG 26, 1058. 1062-1066)

Il Verbo ha assunto da Maria la natura umana

http://www.comune.firmo.cs.it/new/img/arte/chiese/32-Theotokos-fine-XXsecolo.jpg
Il Verbo di Dio, come dice l'Apostolo, «della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli» (Eb 2, 16. 17) e prendere un corpo simile al nostro. Per questo Maria ebbe la sua esistenza nel mondo, perché da lei Cristo prendesse questo corpo e lo offrisse, in quanto suo, per noi.
Perciò la Scrittura quando parla della nascita del Cristo dice: «Lo avvolse in fasce» (Lc 2, 7). Per questo fu detto beato il seno da cui prese il latte. Quando la madre diede alla luce il Salvatore, egli fu offerto in sacrificio.
Gabriele aveva dato l'annunzio a Maria con cautela e delicatezza. Però non le disse semplicemente «colui che nascerà in te», perché non si pensasse a un corpo estraneo a lei, ma: «da te» (cfr. Lc 1, 35), perché si sapesse che colui che ella dava al mondo aveva origine proprio da lei.
Il Verbo, assunto in sé ciò che era nostro, lo offrì in sacrificio e lo distrusse con la morte. Poi rivestì noi della sua condizione, secondo quanto dice l'Apostolo: «Bisogna che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e che questo corpo mortale si vesta di immortalità» (cfr. 1 Cor 15, 53).
Tuttavia ciò non è certo un mito, come alcuni vanno dicendo. Lungi da noi un tale pensiero. Il nostro Salvatore fu veramente uomo e da ciò venne la salvezza di tutta l'umanità. In nessuna maniera la nostra salvezza si può dire fittizia. Egli salvò tutto l'uomo, corpo e anima. La salvezza si è realizzata nello stesso Verbo.
Veramente umana era la natura che nacque da Maria, secondo le Scritture, e reale, cioè umano, era il corpo del Signore; vero, perché del tutto identico al nostro; infatti Maria è nostra sorella poiché tutti abbiamo origine in Adamo.
Ciò che leggiamo in Giovanni «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14), ha dunque questo significato, poiché si interpreta come altre parole simili.
Sta scritto infatti in Paolo: «Cristo per noi divenne lui stesso maledizione» (cfr. Gal 3, 13). L'uomo in questa intima unione del Verbo ricevette una ricchezza enorme: dalla condizione di mortalità divenne immortale; mentre era legato alla vita fisica, divenne partecipe dello Spirito; anche se fatto di terra, è entrato nel regno del cielo.
Benché il Verbo abbia preso un corpo mortale da Maria, la Trinità è rimasta in se stessa qual era, senza sorta di aggiunte o sottrazioni. E' rimasta assoluta perfezione: Trinità e unica divinità. E così nella Chiesa si proclama un solo Dio nel Padre e nel Verbo.